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Soveria Mannelli

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soveria mannelli, luoghi calabresi

Soveria Mannelli è situata in una conca, solcata dal fiume Amato, formata dalla depressione dei contrafforti meridionali della Sila e del massiccio del Reventino.

L’origine

L’origine del nome Soveria Mannelli è controversa. Per alcuni il toponimo Soveria sarebbe legato alla presenza di sorbu(suarvu nel dialetto locale), mentre Mannelli sarebbe legato alla produzione, tipica in questo territorio, di tessuti di lino realizzata con strumenti artigianali in legno detti manni nel dialetto locale. Una paretimologia fa derivare il toponimo Soveria da “suvare”, vocabolo che, in dialetti di località della Calabria citeriore, distanti tuttavia da Soveria Mannelli, è legato all’allevamento dei suini.  Di recente lo storico locale Ferdinando Leo, sulla base di documenti del XVII secolo, ha ipotizzato che il toponimo Mannelli, indicante originariamente l’attuale località di San Tommaso, derivasse dal cognome della famiglia Mannelli, mentre Soveria corrisponderebbe all’antico toponimo latino Subareae (da sub = sotto e areae = aie o aree), utilizzato per indicare i territori situati a quote più basse di Mannelli.

La data di nascita ufficiale del comune è stata fissata al 19 gennaio 1807, data in cui Soveria fu elevata a “luogo” dal governo di Rogliano, durante il regno di Giuseppe Bonaparte.

Il 30 agosto 1860 un corpo dell’esercito borbonico di 12 mila uomini, comandato dal generale Ghio, si arrese alle truppe garibaldine di Stocco, in seguito all’azione diplomatica svolta da Ferdinando Bianchi ed Eugenio Tano e sotto la minaccia dell’imminente arrivo dei volontari guidati dal maggiore Pasquale Mileti. I motivi alla base della resa delle truppe borboniche non sono tuttavia del tutto noti; le conseguenze furono tuttavia determinanti per l’occupazione del Sud. Commenta lo storico Raffaele de Cesare (1845-1918)

Soveria Mannelli subì ingenti danni nel corso della Seconda guerra mondiale. Per la sua posizione geografica Soveria ospitava il comando del XXXI Corpo d’armata italiano. Il 5 settembre 1943 un violento bombardamento aereo alleato causò numerosi danni alle abitazioni civili, soprattutto a quelle localizzate nelle vicinanze della stazione ferroviaria del capoluogo, in prossimità della sede del comando del XXXI Corpo d’armata (le abitazioni della famiglia De Filippis, trasformate successivamente in sala cinematografica), e del comando delle truppe tedesche (la Villa Pellico attualmente concessa in fitto all’Ente Comunale dagli eredi di Guido Pellico).

Il 19 gennaio 2008, con decreto del Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, Soveria Mannelli ha ottenuto il titolo di città  per particolari benemerenze civiche.

Soveria ha dato i natali al patriota don Placido Sirianni all’editore Rosario Rubbettino, all’infettivologo Francesco Chiodo, al cartoonist Rodolfo Cimino, alla pittrice Maria Grandinetti Mancuso, al filosofo Domenico Vircillo, al colonnello Orlando de Franco, agli educatori don Vincenzo Sirianni, Pietro Fabiano, Vittorio ed Ernesto Chiodo, al regista Sergio Pastore, al poeta Raffaele Proto e al politico Battista Caligiuri.

Monumenti

* Nella Chiesa Parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, è conservato un altare in marmi policromi proveniente dalla vicina Abbazia di Santa Maria di Corazzo, attribuito ad allievi di Cosimo Fanzago; giudicato monumento nazionale nel 1910.

* Una pregevole statua lignea raffigurante San Michele, proveniente anch’essa dall’Abbazia di Corazzo, posto nella Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Michele, in località San Tommaso.

* Monumento a Garibaldi in Piazza dei Mille: un obelisco quadrangolare in marmo bianco eretto nel 1888 in ricordo del disarmo dell’esercito borbonico del 30 agosto 1860.

* La Fontana dei Francesi in via dei Vespri: è il luogo in cui scoppiò la scintilla dei moti antifrancesi nel marzo del 1806.

* La Filanda dei Fratelli Leo: la più antica fabbrica calabrese della lana, fondata nel 1873, esempio di archeologia industriale: la produzione dei tessuti avviene ancora adoperando gli antichi macchinari ottocenteschi.

* Il Palazzo baronale: Fatto costruire verso la fine del XVI secolo dal barone di Pittarella Torquato Scaglione. Acquistato nel 1920 dalla famiglia Marasco.

Chiese

Parrocchiale San Giovanni Battista dedicata a San Giovanni Battista. La forma attuale risale ai primi del XIX secolo. In origine era una delle sei chiese rurali fatte costruire nella Diocesi di Martirano dal vescovo Mons. Mariano Pierbenedetti fra il 1577 e il 1585 nei luoghi montani. La chiesa consisteva in un piccolo oratorio, dedicato a San Giovanni Battista, costruito in vicinanza del Palazzo baronale. Nel 1668 l’oratorio venne elevato a parrocchia da Mons. Gian Giacomo Palemonio dietro richiesta del feudatario locale, il barone di Pittarella Francesco Scaglione, il quale si era impegnato a dotare la parrocchia di una rendita annua di dieci tomoli di grano germano e cinque carlini. La nuova parrocchia in realtà non funzionò mai come tale, sia per scarsità della popolazione permanente, sia perché la famiglia Scaglione non onorò i patti sottoscritti. Danneggiato dal terremoto del 27 marzo 1638, l’oratorio cadde in rovina. La parrocchia cominciò a funzionare invece dopo l’autonomia amministrativa raggiunta da Soveria nel 1807. Il Decurionato e il popolo di Soveria edificarono rapidamente l’attuale chiesa sui ruderi dell’antico oratorio, rimasto peraltro danneggiato anche dal terremoto del 1783 e dall’incendio del paese appiccato dai Francesi in seguito alla rivolta del 1806, e ne completarono la costruzione nel 1812. Da allora la chiesa parrocchiale ha subito periodicamente dei restauri. Il campanile a forma di cupola è stato realizzato nel 1938 grazie al finanziamento di un soveritano emigrato nelle Americhe, Emilio Pascuzzi.

La chiesa possiede alcuni oggetti provenienti dalla Abbazia di Santa Maria di Corazzo, fra cui il bellissimo altare maggiore in marmi policromi (monumento nazionale), una acquasantiera in marmo bianco e sei candelabri lignei.

Parrocchiale San Michele San Tommaso,dedicata a S. Michele

La chiesa della località San Tommaso, dedicata a San Michele Arcangelo, è a croce latina, con tre navate di cui la principale centrale, più avanzata, è lunga 17,50 m e le due laterali 12,50 m. Il transetto è largo 12 m. Nell’abside centrale una cupola a tutto sesto.

La costruzione della chiesa è iniziata alla fine del XVII secolo (è citata infatti nella Relazione ad limina del 1699 del vescovo di Martirano Mons. Verardi) ed è stata completata nel 1754, come è attestato da una iscrizione posta sulla facciata. La chiesa, dedicata a San Michele, fu elevata a parrocchia dal Mons. Falcone nel 1736; ma l’opposizione del parroco di Pedivigliano ne impedì l’autonomia, per cui poté avere un proprio parroco solo nel 1774. Dal 1774 datano i registri parrocchiali. L’edificio della chiesa parrocchiale di San Michele è stata chiusa al culto dal 1999 per lavori di restauro.

In precedenza nella località San Tommaso esisteva una chiesetta rurale dedicata a San Tommaso apostolo, fatta costruire alla fine del XVI secolo da don Tommaso Scaglione, un canonico della cattedrale di Martirano; la località di San Tommaso ha preso il nome da questo antico oratorio, di cui tuttavia non è rimasta traccia.

Il parroco di San Michele officiava anche nella Chiesa della Madonna del Rosario, una chiesa costruita nel 1830 nella località “Colla”.

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