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Carlopoli

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carlopoli, luoghi calabresi

Carlopoli: la storia

Carlopoli è un comune di 1.666 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.

Il territorio dove oggi sorge l’abitato di Carlopoli, si trova al centro di un ideale triangolo i cui vertici sono rappresentati da tre antichi paesi di diversa origine ma che nel tempo ne influenzarono la storia. Tiriolo, esistente già in età protostorica, Scigliano, di origine romana, emanazione dell’antica Martirano il cui nome richiama il dio latino della guerra, e Taverna, l’antica Trischene. Tale posizione privilegiata rappresentò, anche grazie alla limitrofa presenza dell’abbazia di Corazzo, percorsi di transito soprattutto nel Medioevo.

Diversi ritrovamenti di reperti archeologici avvenuti nel secolo scorso in tutto il territorio compreso tra Scigliano e Tiriolo, dimostrano che queste terre furono interessate da insediamenti umani in età protostoriche, se non addirittura preistoriche. Il più recente di tali ritrovamenti riguarda proprio il territorio del comune di Carlopoli: in località Terzo della Castagna sono stati rinvenuti nel corso del 2005 reperti risalenti all’età eneolitica e tracce consistenti di manufatti anche di epoche successive: bruzie , romane e medioevali, a testimonianza di un continuum abitativo da non sottovalutare. Ma Carlopoli fece il suo ingresso ufficiale nella storia nel 1625. Nel mese di Febbraio di quell’anno alcuni uomini provenienti da Panettieri e da altri antichi casali di Scigliano, presentarono al conte Carlo Cicala , proprietario del feudo di Tiriolo, una richiesta formale di fondare in quelle terre un nuovo casale che avrebbero chiamato, in onore allo stesso conte Cicala, Carlopoli: (Città di Carlo). Carlo Cicala approvò tali richieste e permise la fondazione feudale di Carlopoli per tomola 45 di germano da pagare ogni mese di Agosto.  Circa cinque anni dopo l’infeudamento di Carlopoli, Carlo Cicala ebbe il privilegio di fregiarsi del titolo di Principe. Le attività economiche del XVII secolo a Carlopoli furono gestite da pochissime famiglie: i Montoro e i Guzzo, giunte da Tiriolo, e poi i Talarico , i Pingitore, i Brutto e i Nicotera. A testimonianza di quel tempo rimangono ancora a Carlopoli le vestigia di antichi palazzi signorili: arcaiche strutture murarie che paiono cocciutamente resistere al tempo e agli uomini. Nel corso del 1700 Carlopoli fu protagonista di un significativo incremento demografico, dovuto soprattutto ad un eccezionale sviluppo del commercio di prodotti caseari, di ovini e di legname. Carlopoli appare citata in vari registri di compravendita di merci nel corso del XVIII secolo: castagne et pelli pecorine e zimbarine, pellucce di capra e pecore senza lana. Inoltre in una tabella delle entrate della dogana di Napoli per la Calabria Ultra nel 1778 compare Carlopoli per 111 ducati e nel 1792 per 125 ducati. In questi anni si sviluppò a Carlopoli l’attività di lavorazione del latte che fece dei carlopolesi abilissimi artigiani la cui fama ancor oggi resiste soprattutto tra i loro eredi operanti sul litorale ionico tra Catanzaro e Crotone.  Nel 1742 dal libro dello stato delle anime di Carlopoli, redatto dall’arciprete Filippo Aiello, si contano 230 nuclei abitativi. All’epoca i componenti medi di una famiglia erano otto, da cui facilmente si può calcolare il numero degli abitanti. Da ciò si evince come in poco più di cento anni Carlopoli seppe attirare migliaia di coloni, non solo da Scigliano e dai suoi casali: Panettieri, Castagna, Pedivigliano ecc. ecc. ma anche dalle terre di Tiriolo: Cicala, Gimigliano, Settingiano, divenendo così centro economico e sociale di primo piano. Ma anche da Carlopoli, gli antichi coloni si mossero. Dapprima come semplici transumanti nelle calde terre del Marchesato, poi divenendo in quelle terre sedentari. Ancor oggi i dialetti di molti paesi appollaiati sulle alture ioniche conservano ritmi e suoni dell’antica Carlopoli. Non solo: anche molti cognomi riecheggiano padri carlopolesi: Torchia, Talarico, De Fazio, Colosimo, Falbo, Gentile, ecc. ecc. Nel corso del Settecento però iniziò a dare segni di declino un’attività fino ad allora fiorentissima: l’allevamento del baco da seta. A Catanzaro, luogo terminale del commercio, dei 5000 telai esistenti nel XVII secolo, nel 1785 ne erano rimasti meno di trecento, inoltre nelle terre dei Cicala vi fu una contrazione quasi spontanea del gelso, sostituito da alberi da frutto. Il 29 Ottobre 1808 i Francesi, con decreto nr. 922, innalzarono carlopoli ad “Università”, cioè comune autonomo.  Fu infatti solo dal 1809 che vennero istituiti, grazie al riordino amministrativo operato sulla scorta degli ideali giacobini, i registri anagrafici dei nati e dei morti: primo segno di civiltà e di rispetto verso tutti. Nel 1811 venne perfezionato il decreto 922 e Carlopoli entrò a far parte del distretto di Catanzaro .Durante il Risorgimento anche Carlopoli ebbe i suoi “Patrioti” : Alessandro Talarico, Filippantonio Talarico, Francesco Aiello, Serafino Talarico, Vincenzo Talarico, Giovanni Cianflone, Giuseppe Maria Scavo e Carmine Talarico, che può essere considerato il maggior esponente del liberalismo risorgimentale di Carlopoli e fu colui che, nell’imminenza della spedizione dei Mille si tenne in contatto con i maggiori esponenti rivoluzionari della regione: con Donato Morelli di Cosenza, con i catanzaresi Vincenzo e Antonio Stocco, nipoti del più noto Francesco, con i Marincola e con i comitati rivoluzionari di Reggio. Costoro furono attivissimi già nelle rivolte del 1848 e combatterono nei campi di Maida e Curinga.

In un bollettino del 10 Giugno 1848 redatto nel campo di Maida appare, tra le altre, la firma di Alessandro Talarico. Per questi fatti essi furono processati dalla gran corte criminale borbonica nel 1852: questi i reati loro ascritti: Provocazione di reati contro lo stato con discorsi e con scritti nel fine di distruggere e cambiare il governo; Attentati contro la sicurezza interna delle stato con arruolamento in bande armate organizzate per distruggere e cambiare il governo, Reiterazione dei due misfatti. Nel 1867 scaturì un evento storico nella storia di Carlopoli: il 29 Settembre di quell’anno l’amministrazione provinciale di Catanzaro richiese ai comuni di Carlopoli e Castagna deliberazioni circa la loro effettiva volontà di aggregarsi. Il 3 Maggio 1868 il Sindaco di Carlopoli Davide Talarico lesse ad alta voce:  Udita la proposta di aggregazione, come da nota 30 Marzo della Regia Prefettura, la quale ha per oggetto aggregazione del comune di Castagna a quello di Carlopoli, considerando che questo comune con pochissime rendite patrimoniali, tanto misere da non giungere alla cifra di lire cinquecento, deve di necessità ogni anno caricare i comunisti con tasse o con sovraimposte di tributi diretti onde far fronte alle spese del proprio bilancio che d’anno in anno vengono aumentando, considerando che Castagna trovasi press’a poco al medesimo stato e condizione nostra, essendo che sia indubbio il vantaggio delle associazioni, dal quale se crescono da una parte le spese, non crescono però mai in proporzione del maggior introito che si può avere, talchè l’uno e l’altro comune certamente vi troveranno un grandissimo interesse. Considerando che la posizione topografica d’ambedue si presti in ogni modo a questa aggregazione, non distando l’un l’altro questi due comuni più di un quarto d’ora di strada quasi piana: considerato che fatto un solo comune, essendo gli interessi pure fatti comuni sarà facilissimo realizzare ciò che da tempo è solo un asperanza: il tronco di strada che unisce alla consolare passando per Castagna che dista dalla consolare suddetta non più di mezz’ora, considerando che questa aggregazione porterà pure un vantaggio in riguardo alla sicurezza pubblica assai travagliata in Castagna, quali ne siano le cause che ora non può questo consiglio decifrare , ma che però seguendo l’aggregazione tutte sparirebbero. Il consiglio comunale di Carlopoli deliberò all’unanimità di aderire. A ciò seguì il 21 Marzo 1869 il Regio decreto nr. 4981 che soppresse il comune di Castagna.

Da vedere

Nel territorio di Carlopoli si trovano i resti dell’antica Abbazia di Santa Maria di Corazzo.

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