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Roccella Jonica

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Roccella Jonica, luoghi calabresi

Roccella Jonica: la città fondata sulla rocca

Le origini di Roccella Jonica si confondono con quella della Magna Grecia, sarebbe l’antica Amphisya ricordata da Ovidio. Nel X secolo la città si chiamava già “Rupella”, quindi “Arocella” ed ora Roccella, per essere fondata sulla rocca.

Storia

Unico centro, per lungo tempo, della costa jonica prossimo al mare, Roccella, subì gli attacchi dei Saraceni. Dal XIV secolo e fino alla metà del XV fu feudo dei conti Ruffo di Catanzaro. La nobile famiglia fu legata a Roccella per due motivi. Il primo è che la cittadina divenne capitale del principato, quindi centro e residenza dei ministri, auditori, erari e di una grande quantità di nobili che costituivano la corte dei Ruffo. Il secondo motivo è, invece, l’istituzione sul suo territorio del Priorato Gerosolimitano (in dialetto roccellese il pialato) che fu temuto in tutto il Mediterraneo. Il primo dei Ruffo a governare Roccella fu Pietro III, signore di queste terre e di Castelvetere, nel 1331. Seguì, poi, il figlio Antonio Ruffo fino al 1377. Il feudo fu da questi assegnato in pegno di dote al cognato Ruggero Sanseverino di Mileto. Dal 1409 al 1419, Nicolò Ruffo fu messo al bando dal regno e per questo Roccella arrivò nelle mani dei conti di Gerace. Recuperata, dopo il 1419, fu nuovamente governata da Nicolò fino al 1434, anno della sua morte. Il feudo venne ereditato da Giovannella Ruffo Colonna che, morta senza figli, nel 1435, lasciò i possedimenti a Enrichetta Ruffo di Calabria, sposa di Antonio Centelles, marchese di Crotone. Nel 1445, per essersi ribellato a re Alfonso, il marchese Centelles fu spodestato e i suoi possedimenti, tra cui Roccella, furono posti in demanio. In questo frangente, s’inserì nella storia del paese il siciliano Galeotto Baldaxi che rimase signore di queste terre fino a quando Antonio Centelles fu perdonato da re Ferrante, riprendendo possesso dei suoi averi. Nel 1446, però, il Centelles fu arrestato a Santa Saverina e rinchiuso nel carcere di Castelnuovo in Napoli, da dove non uscì più vivo. Suoi successori furono, poi, Jacopo Carafa seguito dal figlio Vincenzo che morì nel 1526. Fu, quindi, il turno di Giovanbattista Carafa fedele suddito di Carlo V nominato, dopo il 1535, Grande di Spagna e condannato a morte nel 1552. Altro feudatario di Roccella fu Girolamo Carafa fino al 1570. Per privilegio concesso da Filippo II, nel 1594, venne nominato primo principe di Roccella Fabrizio Carafa, alla sua morte nel 1629, fu nominato II principe il figlio Girolamo che morì nel 1652. Gli successe Fabrizio Carafa, III principe che governò la città fino al 1671. Successore di diritto nei possedimenti del padre fu Carlo Maria Carafa Branciforte, IV principe della Roccella e primo pari del Regno di Sicilia. Ereditò, poi, il feudo la sorella Giulia Carafa Branciforte, V principessa di queste terre, che sposò il cugino Federico Carafa di Bruzzano. Nel 1707, dopo una serie di transizioni e accordi, venne nominato VI principe di Roccella Vincenzo Carafa, che fu sostituito alla sua morte, da Gennaro Maria Carafa, VII principe. L’ultimo Carafa a detenere il titolo di principe del feudo di roccella fu Vincenzo Maria, dal 1774 al 1806, che governò il feudo fino all’eversione della feudalità. Col decreto del 4 maggio 1811, Roccella divenne capoluogo di Circondario comprendente i Comuni di Gioiosa e Castelvetere. Nel 1816 diveniva Comune nel Circondario di Castelvetere.

Da vedere

Il Castello è situato su un promontorio roccioso a 104 m.s.l.m. e sovrasta l’intero paese. Numerosi sono i ruderi del nobile palazzo, conservante un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma, in pietra calcarea ed eroso dal tempo, dei principi Carafa della Spina. Superato il portale d’ingresso (un tempo ponte levatoio) l’attenzione è attratta da un balcone monumentale con mensole scolpite e figurate (mascheroni).

Il palazzo è arricchito al suo interno da un cortiletto, in selciato, con otto canali a forma di stella. Dal cortile si accede, tramite la scala principale, ai piani superiori, dove c’erano gli appartamenti privati dei principi, mentre a pianterreno si accede ai locali destinati a vari usi (cucine, magazzini, ecc). All’interno del cortile si può vedere un pozzo incassato nella parete e, lungo la stessa, la porticina d’ingresso all’elegante scala a chiocciola, in pietra calcarea.

Attigua all’edificio è la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, in stile jonico barocco. La chiesa aveva un piccolo soccorpo, chiamato catacombe e pregevoli altari in marmo policromo, posti tutt’ora nella nuova chiesa Matrice, due dei quali sono stati dichiarati monumenti nazionali.

La chiesa è contigua al palazzo dei Principi Carafa, e la nobile famiglia attraverso un coretto, oggi distrutto, accedeva direttamente all’interno dell’edificio sacro.

Nel campanile della chiesa era installato un orologio che rintoccava le ore sulla campana, la cui impronta circolare è ancora visibile.

Da vedere anche le piazze cittadine che sono molto suggestive come il Borgo, la piazza Dogana e Caduti: tra i monumenti da vedere la Torre, il Convento dei minimi e le Colonne.

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