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‘A naca

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La culla e il sepolcro: ‘a naca

La lenta cadenza di una marcia funebre, il ritmo doloroso e solenne di un tamburo segnano il passo dei devoti, che nel giorno della Passione accompagnano silenziosi il Cristo: è il corteo della Naca, la celebrazione,che ogni anno, il Venerdì Santo, si svolge a Catanzaro almeno dal XVII secolo (non si esclude, tuttavia, che essa abbia avuto origine dalle ben più remote sacre rappresentazioni di epoca medioevale).
?A naca in dialetto calabrese significa ?la culla?, così come ?annacare? significa cullare, dondolare: i termini, di etimo incerto, denotano comunque un movimento ondeggiante, come quello che si produce facendo oscillare la culla o dondolando tra le braccia il bambino per farlo addormentare. E ondeggiano, infatti, i portatori, quando incedono lenti, sostenendo la portantina su cui giace la statua del Cristo morto, ?a Naca, appunto; ondeggiano i ladroni sotto i flagelli dei Romani che li incalzano; ondeggia Cristo, incerto, sotto il peso della Croce; ondeggia la statua dell?Addolorata, anch?essa trasportata a spalla dai portantini, vestita di nero e trafitta in petto da sette spade, a voler significare i sette dolori della profezia di Simeone.
Dalla chiesa escono i gonfaloni, gli stendardi e le croci penitenziali; a seguire, i ?cruciari? (cioè i figuranti che, portando il peso della Croce, rappresentano Cristo e i due ladroni), i gruppi religiosi e quelli laici, le autorità ecclesiastiche, la ?Naca?, la statua dell?Addolorata preceduta dalla banda, dalle autorità civili e da quelle militari, e, infine, il corteo dei fedeli. Molti dei partecipanti recano sul capo una corona di spine; fra i colori di questo evento religioso, che si svolge, con particolari differenti, in molti paesi, non solo della Calabria, predominano il nero del lutto e il rosso degli abiti talari, dei mantelli romani e di quelli del Cristo morto e del figurante che sale verso il Golgota.
A Catanzaro, almeno fino ai secoli XVII e XVIII, le confraternite e le cappelle delle arti e dei mestieri, che organizzavano la processione, erano tredici; oggi non ne restano che quattro, facenti capo, ciascuna, a una diversa chiesa. Inoltre, fino agli anni Trenta del secolo scorso, vi erano più processioni nello stesso giorno, poiché ciascuna chiesa svolgeva una ?Naca? all?interno del proprio territorio; fu poi presa la decisione di congiungere le diverse  processioni in una sola, disponendo quale, di anno in anno, dovesse uscire a turno dalle quattro Chiese (quelle dell?Immacolata, del Carmine, di S. Giovanni e del Rosario). La presenza degli ordini religiosi e professionali, delle massime autorità civili e religiose, la laboriosa e accurata preparazione, la partecipazione commossa di migliaia di fedeli, la sentita adesione che da secoli viene espressa da generazioni di catanzaresi, tutto questo e altro ancora fanno di questa processione un punto fermo nella vita dell?intera comunità. Nel ?giorno del dolore?, che precede quello ?della gloria?, nella culla, che è anche bara, la vita e la morte trapassano l?una  nell?altra, nell?ambivalenza propria dei simboli e dei misteri che sostanziano da sempre la vita dell?uomo.

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