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	<title>Storici &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>Storici &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Carlo Nardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 09:30:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Nardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Nardi nato a Mendicino (CS) il 01/03/1932 e residente, in vita, nella fraz. Rosario (ora via dell&#8217;Accoglienza n.22) di Mendicino (CS). La madre Emilia era casalinga mentre il padre Salvatore, Francesco era falegname ed è stato vice Sindaco del Comune di Mendicino. Diplomatosi presso l&#8217;Istituto Magistrale di Cosenza ha svolto il ruolo di Convittore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carlo Nardi</strong> nato a Mendicino (CS) il 01/03/1932 e residente, in vita, nella fraz. Rosario (ora via dell&#8217;Accoglienza n.22) di Mendicino (CS).</p>
<p>La madre Emilia era casalinga mentre il padre Salvatore, Francesco era falegname ed è stato vice Sindaco del Comune di Mendicino. Diplomatosi presso l&#8217;Istituto Magistrale di Cosenza ha svolto il ruolo di Convittore presso il Convitto Nazionale di Cosenza. N<strong>el 1958 è stato assunto alla Coldiretti e poi come funzionario presso il Patronato E.P.A.C.A. (Ente di Patrocinio di Assistenza Coltivatori Agricoli) di Roma</strong>, con sede di servizio a Cosenza (detto Patronato è nato dalla Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti &#8211; Coldiretti). E&#8217; stato <strong>componente dello SCAU Servizio Contributi Agricoli Unificati nonchè componente del Comitato Provinciale di Assistenza e Beneficienza Pubblica presso la Prefettura di Cosenza</strong> sotto la Presidenza di S.E. il Prefetto. E&#8217; stato nominato Giudice Popolare presso la Corte d&#8217;Assise a Cosenza. <strong>E&#8217; stato eletto per due mandati Consigliere Comunale a Mendicino nonchè Consigliere ed Assessore della Comunità Montana &#8220;Serre Cosentine&#8221; di Mendicino</strong>. Prematuramente scomparso il 02/08/1988 per un tragico evento: annegato nel mare di Guardia Piemontese (CS) e giunto cadavere presso l&#8217;Ospedale di Cetraro (CS). All&#8217;atto della morte era sposato con Guarnieri Pia Maria, casalinga, con la quale ha avuto due figli Salvatore (ora Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi nella scuola pubblica nonché Delegato nella difesa del MIUR presso il Tribunale sez. Lavoro) e Manlio ( Dottore in Scienze Statistiche ed Attuariali e Responsabile Finanziario presso il Comune di Terranova ed il comune di Tarsia). La sua improvvisa e tragica morte ha profondamente scosso molti cittadini ed ha gettato la sua famiglia composta dalla moglie Pia Maria, casalinga di 40 anni ed i suoi due figli studenti Salvatore di anni 19 e Manlio di anni 16 in una situazione precaria e difficile. Nonostante le difficoltà i suoi due figli Salvatore e Manlio sono riusciti ad affermarsi nel campo lavorativo. Il figlio Salvatore (all&#8217;atto della morte del padre si era appena diplomato), si è subito dopo iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza presso l&#8217;Università degli Studi Catanzaro, sostenendo e superando alcuni esami, ma difficoltà economiche e le esigenze familiari e lavorative non gli hanno permesso di terminare gli studi. Lavorando e partecipando a diversi corsi di formazione informatica e a diversi concorsi in tutta Italia è riuscito a raggiungere la posizione attuale. Mentre il figlio Manlio ha completato gli studi superiori ed iscrittosi presso l&#8217;Università degli Studi della Calabria, si è laureato in Scienze Statistiche ed Attuariali raggiungendo l&#8217;attuale posizione. Si allega <a href="https://www.eccellenzecalabresi.it/wp-content/uploads/2019/02/Opuscolo.pdf">Opuscolo </a>con attestazioni di stima dopo 30 anni dalla sua morte.</p>
<p><strong><a href="https://www.eccellenzecalabresi.it/carlo-nardi-esempio-di-legalita-e-giustizia-sociale/">Leggi anche l&#8217;articolo</a></strong></p>
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		<title>Harry Warren</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 13:25:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Hanry Warren]]></category>
		<category><![CDATA[musical di successo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi - storici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Salvatore Guaragna, in arte Harry Warren</h1>
<p><strong><a href="http://www.eccellenzeitaliane.tv/harry-warren/" target="_blank" rel="noopener">Hanry Warren</a> </strong>nasce a Brooklyn nel 1893 da Antonio e Rachele, una coppia di immigrati calabresi approdata alla fine del secolo in America. A differenza degli altri musicisti americani contemporanei, Warren si dedica da subito alla composizione di temi musicali per il cinema, affermandosi come uno dei grandi innovatori della musica popolare americana insieme ad altri grandi compositori come Jerome Kern, George Gershwin, Cole Porter. Harry Warren realizza per il teatro ed il cinema musical di successo come <strong>Moulin Rouge, Garden of the moon, Sun Valley Serenade</strong>. I più grandi divi di Hollywood ballano le sue note: da Dick Powell a Gene Kelly, da Fred Astaire a Judy Garland, solo per citare i più famosi. Due le tappe particolarmente significative della sua carriera: il 1942, anno in cui salì in vetta alle classifiche della Hit Parade con <em>There will never be another you</em> e <em>Serenade in blue</em>, ed il 1953, l’anno di <em>That’s Amore</em>, il suo brano più famoso; interpretata da <em>Dean Martin</em> (un altro figlio di immigrati italiani, Dino Crocetti), la canzone è diventata quasi un inno per la comunità italoamericana.</p>
<p>Muore a Los Angeles nel 1981.</p>
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		<title>Gioacchino da Fiore</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 13:56:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi- storici </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Gioacchino da Fiore: biografia<strong><em><br />
</em></strong></h1>
<p>Nacque a Celico (CS) nel 1130.</p>
<p><strong>Gioacchino da Fiore</strong> nato da una ricca famiglia, vestì il saio presso l’Ordine dei Monaci Cistercensi e studiò latino, greco e filosofia. In seguito, dopo aver compiuto numerosi viaggi in Oriente, si trasferì presso il monastero di Santa Maria di Corazo, di cui divenne abate nel 1177. Desideroso di una vita contemplativa più profonda, ottenne dal Papa Lucio III di istituire l’Ordine Florense presso l’abbazia di San Giovanni in Fiore. La vita nel monastero venne scandita da una Regola molto rigida, votata alla preghiera ed alla meditazione. <strong>Gioacchino da Fiore</strong> è noto per la sua importante produzione letteraria, dedicata soprattutto a problemi di interpretazione delle <em>Sacre Scritture</em>. In particolare, Gioacchino elaborò numerose profezie, che indicavano il cammino spirituale dell’uomo sulla Terra, dall’Età del Padre, in cui gli uomini erano sottomessi alla legge divina, all’Età del Figlio, in cui gli uomini avevano il ruolo di figli di Dio, fino all’Età dello Spirito Santo, in cui gli uomini sarebbero entrati in contatto diretto con Dio, comprendendone fino in fondo la Parola. Gioacchino morì nel 1202.</p>
<p><strong>E’ citato da Dante nella Divina Commedia</strong>.</p>
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		<title>Aurelio Cassiodoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2011 14:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PERSONE]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Aurelio Cassiodoro]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letterato]]></category>
		<category><![CDATA[politico]]></category>
		<category><![CDATA[storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi-storici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Flavio Magno Aurelio Cassiodoro: biografia</h1>
<p>Nacque a Squillace (CZ) nel 490 d.C..</p>
<p>Le notizie tramandate riguardo alla sua vita ci descrivono un uomo di eccezionale cultura, un politico, uno storico ed un letterato di prima grandezza. <strong>Aurelio Cassiodoro</strong> visse sotto il regno degli Ostrogoti e quello bizantino e fu governatore di Lucania e Bruzio, incarico ottenuto dal re ostrogoto Teodorico il Grande, di cui fu uno dei principali consiglieri. Alla morte di Teodorico divenne anche ministro del regno, durante la reggenza della principessa Amalasunta. A seguito della sconfitta degli Ostrogoti da parte del generale Belisario, intorno al 540 d.C., Cassiodoro si ritirò dalla politica e tornò in Calabria, dove fondò il monastero di Vivario. Qui passò il resto della sua vita occupandosi di letteratura e creò uno scriptorium, uno dei primi d’Europa, per conservare e tramandare i testi classici greci e latini.</p>
<p>Tra le sue opere più importanti ricordiamo la <em>Historia gotica</em>, le <em>Institutiones divinarum et saecularium litterarum</em>, le <em>Episolae</em> ed il <em>trattato De orthographia.</em></p>
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		<title>Luigi Lilio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 13:50:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calendario Gregoriano]]></category>
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		<category><![CDATA[Luigi Lilio]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
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		<category><![CDATA[Rinascimento italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi- storici </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Luigi Lilio: biografia</h1>
<p>Ben 500 anni fa nasceva <strong>Luigi Lilio</strong>, il padre del calendario Gregoriano: medico ed astronomo di Ciro&#8217;, fu colui che diede vita alla riforma del calendario, emanata da Papa Gregorio XIII da cui prese il nome nell&#8217;anno 1582; questa costituì una delle riforme decisive del Rinascimento italiano, nata dalla mente di Lilio e poi portata avanti nella città di Roma da un gruppo di calabresi alla cui guida figurava il Cardinale Guglielmo Sirleto.  Luigi Lilio, nativo di Ciro&#8217; nei pressi di Crotone, nacque nel 1510 ed assieme al fratello frequentò l&#8217;Università di Napoli dove si laureò in medicina, coltivando comunque e portando avanti la passione per l&#8217;astronomia e la matematica; dopo un po&#8217; di tempo trascorso presso l&#8217;università di Perugia i due fratelli Lilio presero a frequentare un gruppo di intellettuali collegati all&#8217;Accademia delle Notti Vaticane, fondata a Roma dal Cardinal Sirleto e dal Cardinale Carlo Borromeo. Esattamente in questo periodo Luigi Lilio portò a compimento e perfezionò il manoscritto contenente la sua fenomenale e straordinaria intuizione.</p>
<p><strong>SINTESI DELLA LECTIO MAGISTRALIS TENUTA A CIRÒ</strong></p>
<p><strong><em>in apertura delle Celebrazioni del Quinto Centenario della Nascita di Aloysius Lilius venerdì 18 giugno 2010</em></strong></p>
<p><strong>ALOYSIUS LILIUS E IL CALENDARIO PERFETTO</strong></p>
<p>Siamo all’alba del Terzo Millennio e finalmente tutti gli abitanti della Terra usano lo stesso Calendario: uno strumento di alta precisione per la vita di tutti i giorni. Il merito di questo Calendario va ad Aloysius Lilius, nato a Cirò in Calabria 500 anni fa. Le radici del Calendario di Aloysius Lilius non sono nella Scienza né nel progresso tecnologico ma nella concezione mistica del Tempo. Ecco perché Gregorio XIII promulgò il Calendario di Aloysius Lilius con la Bolla “Inter gravissimas pastoralis officii nostri curas” firmata a Mondragone (Frascati) il 24 febbraio 1582 [1]. Il Calendario Gregoriano elaborato da Aloysius Lilius — ha detto Papa Giovanni Paolo II agli scienziati della World Federation of Scientists — è: «&#8230; un contributo tra i più significativi e duraturi offerto dalla Cultura Cattolica sin dal lontano 1582 a tutti i popoli del mondo». Popoli di tutte le latitudini e longitudini avevano cercato di sincronizzare i tre movimenti della Terra (a trottola, orbitale e di precessione) con i moti del Sole e della Luna affinché le date del Calendario corrispondessero con le stagioni. Dall’alba della civiltà l’uomo ha sempre voluto capire il significato del Tempo. Nel corso di millenni e millenni ha inventato tanti possibili modi per legare lo scorrere del Tempo ai ritmi della sua attività ed è per questo che ha inventato i Calendari. Ogni popolo e civiltà ha avuto il suo. Nella Roma pagana il Calendario era strumento di potere, privilegio di pochi, con il risultato che Giulio Cesare definì ultimus annus confusionis (709 a.U.c) il Calendario con 445 giorni. Poi accade qualcosa: nasce, muore e risorge un Uomo. Risorge la prima domenica dopo il plenilunio che segue l’equinozio di primavera. Dalla babele di Calendari emerge un nuovo modo di guardare al Tempo. E alla metà del Primo Millennio una figura modesta e splendida di abate venuto dal Caucaso, abilissimo astronomo e matematico, Dionysius Exiguus (Dionigi il Piccolo), attribuisce al Tempo una dimensione mistica, come testimonia quanto lui dice a proposito della data di Pasqua: “essa va calcolata come illuminazione dello Spirito Santo” [2]. Da questa concezione mistica del Tempo nasce – grazie ad Aloysius Lilius – il Calendario a noi familiare che nel Terzo Millennio ha varcato tutte le frontiere, imponendosi per la sua straordinaria precisione (sette centesimi di secondo al giorno) nel sincronizzare le date del Calendario con l’effettivo occorrere di equinozi, solstizi e stagioni. Lo strumento di alta precisione che usiamo è destinato a restare tale nei millenni a venire. Esso esiste in quanto studiosi di Fede Cattolica hanno dedicato le loro energie intellettuali al fine di sincronizzare la data del Calendario con l’equinozio di primavera. Non perché tale equinozio li interessasse come fenomeno astrofisico ma in quanto a tale equinozio era — ed è — legata la data della Resurrezione di Cristo. Diamo tutti per scontato di essere nell’anno che indica il Calendario Gregoriano di Aloysius Lilius. Questo anno ce lo ha calcolato quell’abate, che aveva del Tempo una concezione mistica. L’ateismo nega l’esistenza della sfera trascendentale ed è quindi costretto a sostenere che tutto avviene per coincidenza di eventi. Una certezza però viene dalla Scienza: la nostra esistenza materiale ha le sue basi nella Logica del Creato che non lascia spazio al caos. Se c’è una Logica deve esserci l’Autore. È forse allora bene riflettere su quel piccolo grande abate che, nel legare l’origine del Calendario alla esistenza di Gesù e alla data della Sua Resurrezione, sentì che il Tempo doveva essere radicato in fatti legati ai Misteri della Fede. Misteri che trovarono, mille anni dopo, in Aloysius Lilius, medico di professione ma appassionato cultore di matematica e astronomia, il cattolico devoto che seppe risolvere quel problema, su cui si era focalizzata l’attenzione della Cultura Cattolica, per dare certezza alla data della Resurrezione di Cristo. Quando venne promulgata la Bolla Pontificia per il nuovo Calendario non esistevano gli orologi atomici né la Scienza. Nel Terzo Millennio, come nei millenni a venire, il Calendario Gregoriano di Aloysius Lilius sarà la guida quotidiana per tutti i popoli della Terra. Guida nata nel cuore della spiritualità cristiana. E anche la Scienza sarà — con il suo rigore e la sua logica — strumento indispensabile di progresso per tutti i popoli della Terra. Strumento nato, grazie a Galileo Galilei, per atto di Fede nel Creatore di tutte le cose visibili e invisibili [3]. A Dionigi il Piccolo dobbiamo la concezione mistica del Tempo, ad Aloysius Lilius l’avere saputo risolvere i problemi che hanno dato vita al Calendario più preciso mai concepito; a Galileo Galilei dobbiamo l’atto di Fede nel Creato da cui nasce la Scienza che ha portato alla misura del Tempo con precisione al livello di millesimi di miliardesimi di secondo, grazie agli orologi atomici. Dionigi Exiguus, Aloysius Lilius e Galileo Galilei: Fede, Ragione e Scienza legate indissolubilmente. Chiudiamo ricordando gli anni in cui il Calendario Gregoriano venne man mano adottato nei diversi Paesi del mondo: in Italia, Portogallo e Spagna nell’ottobre del 1582; nel dicembre dello stesso anno in Francia e nei Paesi Bassi di Fede Cattolica. Diciotto anni dopo, nel 1600, venne adottato in Scozia. Bisogna attendere il 1700 per vederlo in uso nei Paesi di Fede Protestante: Danimarca e Norvegia. E addirittura il 1752 per vederlo in uso nel Regno Unito d’Inghilterra. Nei paesi di Fede Ortodossa andò in vigore tra il 1916 e il 1923. In Russia fu introdotto nel 1917. In Cina il governo repubblicano adottò il Calendario Gregoriano il 20 novembre 1911. Negli usi comuni però rimase in vigore il vecchio Calendario finché il governo di Nanking stabilì che col 1º gennaio 1930 il solo Calendario valido a tutti gli effetti giuridici dovesse essere quello Gregoriano di Aloysius Lilius. Ecco perché l’anno del nostro Calendario 1930 coincide con l’anno 19 della Repubblica Popolare Cinese. È attraverso queste diverse fasi che oggi, per la prima volta nella storia del mondo, tutte le Nazioni si trovano ad avere lo stesso Calendario.</p>
<p>REFERENZE</p>
<p>1.Gregorio XIII, Bolla “Inter gravissimas pastoralis officii nostri curas” firmata a Mondragone (Frascati) il 24 febbraio 1582.</p>
<p>2.Dionigi il Piccolo, Epistolae duae de Ratione Paschae, Epistola Prima, in J.P. Migne, Patrologia Latina, Vol. 67, colonna 19, Bibliothecae Cleri Universae, 1865.</p>
<p>3.Antonino Zichichi, Galilei, divin uomo, Il Saggiatore, quattro edizioni (2001–2006), Marco Tropea Editore, due edizioni (2009–2010), tradotto in inglese “Galilei divine man” e pubblicato dalla Società Italiana di Fisica, due edizioni (2009–2010).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sant&#8217;Umile</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 13:44:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> Personaggi- storici </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Sant’Umile al secolo Lucantonio Pirozzo</h1>
<h2>Biografia</h2>
<p><strong>Sant&#8217;Umile da Bisignano</strong> nasce a Bisignano il 26 agosto 1582.</p>
<p>Nasce da una famiglia di umili condizioni. Ventisettenne, entra nel convento francescano di Mesoraca e prende i voti solenni col nome di Umile. La tradizione gli attribuisce doni straordinari come la scienza infusa, l’estasi e la profezia. Malgrado la scarsissima cultura, è un  profondo, e dotto, conoscitore delle <em>Sacre Scritture</em> e dei testi dei dottori della Chiesa (in particolare di Duns Scoto), del cui culto diviene divulgatore. La sua fama giunge fino alla Capitale, dove Papa Gregorio XV prima, e Papa Urbano VIII poi, chiedono di incontrarlo (Umile soggiorna, infatti, presso il convento di San Francesco a Ripa per qualche tempo). Due anni dopo il trasferimento al convento di Bisignano, avvenuto nel 1635, all’età di 55 anni, fra Umile si spegne. Nel 2002 Papa Giovanni Paolo II lo dichiara Santo.</p>
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		<title>Bernardino Telesio</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PERSONE]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[aristocratici]]></category>
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		<category><![CDATA[Bernardino Telesio]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[teorie filosofiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi- Storici<br />
 </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Bernardino Telesio: biografia</h1>
<p><strong>Bernardino Telesio</strong> figlio di aristocratici, nasce verso la fine del 1509 a Cosenza. Compie i primi studi con lo zio Antonio Telesio, umanista, con cui lascia la Calabria e attraversa l’Italia, facendo tappa a Milano, Roma e Venezia. Studia filosofia, matematica, astronomia e filosofia morale a Padova, ma rimane insoddisfatto dagli insegnamenti della filosofia aristotelica. Nel 1553 torna a Cosenza e all’interno dell’Accademia Cosentina inizia ad elaborare le teorie filosofiche, proponendo l’osservazione e lo studio della natura e fondando di fatto un nuovo movimento filosofico, l’empirismo. Tra i filosofi che seguiranno le sue teorie ci sono sia <strong><a href="http://www.eccellenzecalabresi.it/tommaso-campanella/">Tommaso Campanella</a></strong> che Giordano Bruno: Telesio non subirà però le persecuzioni da parte della Chiesa e le accuse di eresia che patiranno i due filosofi, grazie alla protezione di Papa Gregorio XIII. Nel 1565 si trasferisce di nuovo a Roma ed inizia a pubblicare la sua opera principale, De rerum natura juxta propria principia, che suscita molte critiche e, alla morte di Telesio, finirà per essere inserito nell’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa. Telesio muore a Cosenza nel 1588.</p>
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		<title>Fabrizio Dionigi Ruffo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PERSONE]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[arma antigiacobina]]></category>
		<category><![CDATA[carriera ecclesiastica]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Dionigi Ruffo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi - Storici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Fabrizio Dionigi Ruffo: biografia</h1>
<p><strong>Fabrizio Dionigi Ruffo</strong> nasce a San Lucido nel 1744.</p>
<p>Discendente della famiglia principesca dei Ruffo di Calaria intraprese da giovane la carriera ecclesiastica grazie agli appoggi dello zio il Cardinale Tommaso Ruffo e di Papa Pio VI. Eletto tesoriere generale della Camera Apostolica (1786) dimostrò notevoli capacità amministrative; è suo il provvedimento delle “dogane ai confini di Stato” (1786), ma si inimicò l’aristocrazia romana per l’equità dei suoi provvedimenti fiscali. Così lo stesso pontefice, cedendo alle pressioni della borghesia romana, destituì l’allora monsignor Fabrizio Ruffo dal prestigioso incarico, prospettandogli il cardinalato come ringraziamento ed apprezzamento per il lavoro svolto. Amareggiato dall’ostilità crescente nei propri confronti, decise di lasciare Roma e tornare nel Regno di Napoli, ponendosi al servizio di re Ferdinando IV di Borbone, che gli dimostrò subito profonda stima. Famoso per aver creato il movimento sanfedista, e comandato l’Esercito della Santa Fede, principale arma antigiacobina che segnò la fine della Repubblica partenopea del 1799. Tenacemente attaccato ai principi della monarchia assoluta, radunò bande di contadini in Calabria con un proclama nel quale si proponeva di cacciare i francesi dal Regno di Napoli e ristabilire la monarchia. Postosi alla testa di 25.000 uomini, si impadronì di Crotone per entrare poi vittorioso.</p>
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		<title>Leonzio Pilato</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:33:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Achille]]></category>
		<category><![CDATA[Barlaam]]></category>
		<category><![CDATA[Boccaccio]]></category>
		<category><![CDATA[cultura greca]]></category>
		<category><![CDATA[Iliade]]></category>
		<category><![CDATA[Leonzio Pilato]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
		<category><![CDATA[opere di Omero]]></category>
		<category><![CDATA[Petrarca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi - Storici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Leonzio Pilato: biografia</strong></h1>
<p><strong>Leonzio Pilato</strong> nato a Seminara nel 1300 ca.</p>
<p>Conosciamo pochi particolari della vita di questo dottissimo monaco bizantino (di etnia ellenofona) prima del suo incontro con Boccaccio e Petrarca. Quel che è certo, è che Leonzio Pilato, è stato uno dei più eminenti eruditi calabresi. Pieno di ardore e di ammirazione per la cultura greca, era solito definirsi “<em>Tessalo come il grande Achille</em>”. Fu discepolo del grande monaco Barlaam di Calabria, da cui apprese la cultura greca e la passione per i viaggi, passione che lo indusse ad essere ospite in diversi corti importanti, come Napoli, Firenze, Siena e Venezia. Nel 1358 Leonzio, per motivi di studio, si recò a Padova, dove un giurista lo presentò a Petrarca, che cercava un traduttore delle opere di Omero. Il monaco calabrese cominciò dunque a tradurre i primi cinque libri dell’Iliade, ma interruppe il lavoro per rendere omaggio alla tomba del suo maestro Barlaam che era morto di peste ad Avignone. Petrarca ospitò Leonzio a Firenze nel 1360 e gli fece ottenere la prima cattedra di greco in Italia. Su richiesta di Boccaccio, il suo allievo prediletto, tradusse poi in latino l’Iliade e l’Odissea, rendendo così accessibili agli umanisti italiani le opere di Omero. Morì nel 1365 durante un naufragio nel viaggio di ritorno da Costantinopoli, dove si era recato nel 1363 per reperire manoscritti greci.</p>
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		<title>Guglielmo Pepe</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:25:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[800]]></category>
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		<category><![CDATA[movimenti repubblicani]]></category>
		<category><![CDATA[patriota]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vita militare]]></category>
		<category><![CDATA[vita politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi - Storici</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/guglielmo-pepe/">Guglielmo Pepe</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Guglielmo Pepe: biografia<strong><em><br />
</em></strong></h1>
<p><strong>Guglielmo Pepe</strong> nasce nel 1783 a Squillace (CZ).</p>
<p>Fu un patriota, una delle figure più nobili del Risorgimento italiano, un protagonista della vita politica e militare del Sud nella prima metà dell’800. E’ ricordato anche perché non solo si impegnò nei <strong>movimenti repubblicani</strong>, ma scrisse numerosi libri per raccontare gli eventi di cui fu protagonista. Entrato nell’esercito giovanissimo, nel 1799 fu tra i soldati volontari che difesero con coraggio la Repubblica Partenopea. Quando le truppe borboniche sconfissero i repubblicani, Pepe venne catturato ed esiliato in Francia. Qui entrò in contatto con l’esercito di Napoleone e si mise al suo servizio: combatté sotto il comando dello stesso Napoleone a Marengo nel 1800, ma anche sotto Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Fu tra i protagonisti della rivoluzione napoletana del 1820 e combatté contro gli austriaci nel 1849 durante l’assedio della Repubblica di Venezia. Tra le sue opere storico letterarie, L’Italia militare (1836), L’Italia politica e i suoi rapporti con la Francia e l’Inghilterra (1839), Memorie intorno alla sua vita ed ai recenti casi d’Italia (1847). Dopo la sconfitta emigrò a Parigi, per poi tornare a Torino, dove morì nel 1855.</p>
<p>&nbsp;</p>
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