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	<title>Catanzaro &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>Catanzaro &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Borgia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 14:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Borgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cassiodoro]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di catanzaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Scolacium]]></category>
		<category><![CDATA[Squillace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Borgia e le sue origini</h1>
<p>Centro in provincia di Catanzaro, <strong>Borgia</strong>, circondato da vigne, prati e frutteti, è situato a ridosso della piana della Fiumarella di Borgia, 341 metri sopra il livello del mare e conta 7.654 abitanti.</p>
<h2>Storia</h2>
<p>L’origine dell’abitato risale al XVI secolo, quando il <strong>principe Borgia</strong>, marchese di Squillace, raccolse gli abitanti del villaggio di Palagorìo, esposti alla malaria alle incursioni piratesche, in questo luogo, anche se l’odierno abitato nasce dopo che il terremoto del 1783 distrusse il nucleo originario.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>Antica colonia greca, ricordata da Strabone e Plinio, la ricca zona archeologica di <strong><a href="http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/parco-scolacium/">Scolacium </a></strong>e&#8217; oggetto di scavi e ricerche. Sono stati riportati alla luce il teatro, l&#8217;area centrale, varie statue e sculture decorative di eta&#8217; imperiale. Sono state individuate le aree del foro, dell&#8217;anfiteatro e della necropoli. Si svolgono ulteriori scavi e lavori di restauro e di adattamento degli edifici recuperati. Nei dintorni (Stalettì) il castrum medievale e luoghi fondati da Cassiodoro, primo ministro di re gori, vissuto nell&#8217; VIII secolo.</p>
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		<title>Le bellezze naturali</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/le-bellezze-naturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 15:35:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Le bellezze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[perle]]></category>
		<category><![CDATA[Savuto]]></category>
		<category><![CDATA[Sila Piccola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il punto più stretto della penisola</h1>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Il punto più stretto della penisola, che in poco più di trenta chilometri separa lo Jonio dal Tirreno e il Golfo di Squillace da quello di Sant’Eufemia, offre, dalle sommità dei suoi rilievi, scenari incantevoli, che spaziano dall’ampio orizzonte dei due mari a vaste distese di ulivi, dalle selve digradanti verso ridenti colline ai pianori solcati da fiumi e torrenti.</p>
<p>La valle del Savuto, intensamente coltivata, si offre allo sguardo coi borghi arroccati sulle cime dei colli, mentre dallo stesso paesaggio dell’istmo, che ha come sfondo il verde delle Serre muove, lungo l’orizzonte del Tirreno, un ampio arco, che giunge fino allo stretto di Messina.</p>
<p>Dalle montagne della Sila Piccola, il rigoglioso altipiano ondulato che scema nella catena del  Reventino-Mancuso, all’istmo di Marcellinara, che in direzione Sud si innalza verso i rilievi delle Serre, tutto il paesaggio montano della provincia è quanto mai ricco e sorprendente, con habitat incontaminati in cui all’incanto degli alberi secolari si accompagnano violette e orchidee selvatiche, fragoline di bosco e funghi pregiati. Altrettanto articolati e fascinosi i paesaggi costieri: “perle”come Copanello, Stalettì, Soverato &#8211; tra le località più belle della Calabria per la magnificenza delle spiagge e la limpida trasparenza delle acque &#8211; riservano viste mozzafiato, con insenature e calette incorniciate da fitte pinete e da una macchia rigogliosa, cui seguono promontori e scogliere a picco sul mare o, serrati tra il verde e l’azzurro, lunghi arenili di sabbia bianchissima.</p>
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		<title>Copanello</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/copanello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 13:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Copanello]]></category>
		<category><![CDATA[Ionio]]></category>
		<category><![CDATA[località balneare]]></category>
		<category><![CDATA[Squillace]]></category>
		<category><![CDATA[Stalettì]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Copanello: località balneare dello Ionio calabrese</h1>
<h2>I confini</h2>
<p>E&#8217; una rinomata località balneare dello Ionio calabrese, in provincia di Catanzaro, situata tra i comuni di Stalettì e Squillace lungo la strada statale 106 a circa 8 km dal capoluogo e 3,21 km da Stalettì.</p>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Situata al centro del Golfo di Squillace, sul quello splendido tratto di costa detto Costa degli Aranci o Costa dei Saraceni, l&#8217;intero territorio di Copanello è caratterizzato da colline lussureggianti della tipica flora e fauna mediterranea e da promontori di granito bianco che digradano dolcemente verso il mare, creando arenili di sabbia fine, mista a enormi scogliere granitiche perforate in alcuni punti da grotte in cui si insinua il mare, la più famosa delle quali è quella di San Gregorio, tra Copanello e la vicina frazione Caminia.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Meta di villeggiatura fin dal primo dopoguerra, ospita nel suo territorio numerose testimonianze archeologiche di epoca tardo-romana, come i resti della piccola cappela triabsidata di S.Martino, unica vestigia paleocristiana calabra, per molto tempo identificata come la tomba di Cassiodoro personaggio storico originario della vicina Squillace, il Museo naturalistico <em>Libero Gatti</em>, la <em>Rotonda sul mare</em> che ispirò il cantante Fred Bongusto nella composizione del testo dell&#8217;omonima canzone. Notevoli le altre testimonianze archeologiche, dalla chiesa di Santa Maria Vetere ai resti del castrum bizantino, dall&#8217;antica via romana che si ricongiunge alla via Grande di Stalettì alla fonte Arethusa, citata dallo stesso Cassiodoro. Questo tralasciando le testimonianze più recenti, dal casino Pepe, che parrebbe essere stato costruito sul luogo in cui sorgeva il Vivarium, ai bunker di piccole e medie dimensioni costruiti dagli italo-tedeschi durante la seconda guerra mondiale.</p>
<p>Nel 1882, all’epoca già vecchio e malato, Giuseppe Garibaldi volle fermarsi una notte a casa di alcuni suoi amici, la famiglia Fazzari, a Stalettì di Copanello.</p>
<p>Negli anni sessanta, l&#8217;imprenditore Guglielmo Papaleo acquistò dal marchese <em>Lucifero di Crotone</em> i terreni su cui avrebbe poi realizzato un moderno villaggio vacanze con animazione. Questo sarebbe stato l&#8217;inizio del tumultuoso sviluppo del turismo balneare di Copanello, la cui apoteosi è raggiunta negli anni settanta, quando locali come <em>La Rotonda</em>, il <em>Rendez-vous</em>, l&#8217;<em>Hamilton</em>, il <em>Bilbò</em>, Il <em>Blu70</em> occupano la scena notturna non solo del capoluogo, ma di tutta la penisola.<br />
Qui si esibiscono artisti come Gloria Gaynor, Franco Califano, Gino Paoli, Rocky Roberts, Rita Pavone e Frank Sinatra.</p>
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		<item>
		<title>Parco Scolacium</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/parco-scolacium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 13:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Archeologico]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Scolacium]]></category>
		<category><![CDATA[Roccelletta di Borgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parco Archeologico di Scolacium</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il Parco Archeologico di Scolacium</h1>
<p>Il Parco Archeologico di Scolacium si trova in località Roccelletta di Borgia, località completamente conurbata con i quartieri marinari del comune di Catanzaro. Dell&#8217;abitato preromano rimane poco; i resti visibili nel sito dimostrano l&#8217;impianto della colonia romana con i monumenti più importanti.</p>
<p>Tra essi vanno segnalati gli avanzi delle strade lastricate, degli acquedotti, dei mausolei, di altri impianti sepolcrali, della basilica e di un impianto termale. Il teatro poggia sul pendio naturale della collina e poteva ospitare circa 5000 spettatori. Fu costruito nel corso del I secolo e fu dotato di una nuova scena in occasione della fondazione della colonia da parte di Nerva, in concomitanza con il notevole sviluppo monumentale della città e con l&#8217;ampliamento dell&#8217;intero abitato; fu peraltro oggetto di numerosi rifacimenti successivi, fino al IV secolo. Dal teatro, da rilevare, proviene la maggior parte del materiale recuperato durante gli scavi, tra cui spiccano i pregevoli frammenti architettonici e gruppi scultorei. Poco distante dal teatro si trovano i resti dell&#8217;anfiteatro, la cui costruzione risale all&#8217;epoca dell&#8217;imperatore Nerva.</p>
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		<title>Sellia</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/sellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 13:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[borgo medioevale]]></category>
		<category><![CDATA[Placida]]></category>
		<category><![CDATA[Sellia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Sellia: il caratteristico centro</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>Sicuramente uno dei più antichi insediamenti della zona, <strong>Sellia</strong> vanta una storia illustre, che si intreccia, in molti punti, con le vicissitudini storiche di Taverna e Catanzaro. Assai controverse sono, però, le versioni storiche sulle origini del borgo, supportate, peraltro, da un&#8217;esile documentazione storiografica. Secondo quanto scrive il Galas nella sua &#8220;Cronaca&#8221; del XV secolo, Sellia fu fondata, tra il IX e X secolo, da gruppi di profughi provenienti dall&#8217;antica città costiera di Trischene, i quali, per sfuggire ai terribili assalti dei Saraceni, si rifugiarono sul monte Sellion, la cui posizione rupestre garantiva una maggiore difesa contro gli attacchi nemici. Qui diedero vita ad un nuovo centro che chiamarono Asilia, da cui derivò poi il nome Sellia. Dalla città di Trischene, che era andata distrutta, i superstiti si separarono. I latini, guidati da Julo Catimero, si stabilirono in direzione sud-est, sul monte Sellion, dove fondarono Asilia. I greci, invece, si divisero: alcuni gruppi si fermarono nella media valle del Simeri, edificandovi un castello, che aveva una funzione d&#8217;avamposto, in quanto sbarrava la via verso i monti; altri, al contrario, andarono oltre, verso i boschi di Peseca dove, tra le montagne, costruirono una fortezza chiamata Taverna. Sellia, così come Simeri, assunse ben presto, la funzione di avamposto difensivo sulla via d&#8217;accesso alla nuova città di Taverna. In quello stesso tempo venne fondata anche Catanzaro. Molti insigni studiosi hanno dibattuto a lungo sull&#8217;effettiva esistenza di Trischene. Non v&#8217;è dubbio, però, che la città sia realmente esistita. Per ciò che riguarda il nostro caso, è pertanto probabile che Sellia sia stata fondata dagli abitanti di Trischene, sfuggiti alla sua distruzione. Tuttavia, reperti archeologici, rinvenuti nei dintorni del paese, fanno supporre che Sellia esistesse già molto tempo prima della venuta di questi fuggiaschi e che la sua origine sia, quindi, di gran lunga anteriore al IX-X secolo. Infatti, durante una Campagna di scavi archeologici condotta, nel 1880, dall&#8217;ing. Giuseppe Foderaro, un appassionato di archeologia, fu ritrovata, nel burrone Pallara, un&#8217;ascia di bronzo di fattura greca simile e addirittura anteriore a quella recuperata nella valle del Coscile, dove era ubicata l&#8217;antica città di Sibari. Della suddetta scure, poi trafugata, manca tuttora, qualsiasi tipo di documentazione storica. In realtà, secondo una consolidata tradizione popolare mai, però, pienamente documentata, si presume che, nel luogo del ritrovamento, fosse edificato un piccolo tempio dedicato alla dea Pallade, da cui prese volgarmente nome il burrone, detto, appunto, Pallara. Pallade era, uno degli appellativi con cui era chiamata Atena, divinità dell&#8217;Olimpo greco, dea della sapienza e della saggezza, protettrice delle scienze e delle arti, nonché della città di Atena. Le erano sacri l&#8217;ulivo e la civetta e per tale motivo, in scultura ed in pittura è rappresentata con l&#8217;elmo, la lancia, l&#8217;ulivo, il serpente e la vittoria alata. L&#8217;ipotesi che Sellia abbia origini antichissime, è, comunque, anche confermata da quanto Giovanni Balletta scrive nel suo libro: &#8220;La Calabria nel suo periodo eccelso&#8221;. Leggendo un articolo della prof.ssa Enrica Fiandra, illustre archeologa appassionata di Creta, pubblicato sulla rivista &#8220;Le Scienze-American Scientific&#8221;, egli notò che il paese di Sellia appariva su una mappa degli antichi siti abitativi dell&#8217;isola di Creta.</p>
<h2>Punti di interesse</h2>
<p>Di grande interesse storico ed architettonico è il suggestivo centro storico, che conserva tuttora intatto il suo antico ed inconfondibile fascino di un tipico borgo medioevale con le sue viuzze inestricabili, ricche di scorci pittoreschi;</p>
<p>&#8211; la chiesa di S.Nicola di Bari, la chiesa del SS. Rosario e la chiesa della Madonna della Neve, i resti del Castello medioevale, la Porta Bella si tratta di una caratteristica quanto suggestiva gradinata, costituita da 130 gradini, che collega il centro storico alla parte inferiore dell&#8217;abitato. In tutto l&#8217;abitato di Sellia esistevano, in passato parecchi frantoi. Tra questi è stato recuperato integralmente un frantoio degli inizi del XIX secolo di notevole valore storico, che trova collocazione in un locale del rione S.Angelo , nel centro storico. Il frantoio rappresenta una testimonianza della cultura contadina, musealizzata all&#8217;interno del medesimo territorio in cui si è sviluppata. Vi si possono ammirare le diverse attrezzature che attestano il ciclo dell&#8217;olio. II centro storico si caratterizza ulteriormente per il palazzo nobiliare dei Placida. L&#8217;edificio storico risale molto probabilmente al XVIII secolo. La singolare strutturazione del borgo antico con le case arroccate una all&#8217;altra gli conferisce, inoltre, il caratteristico aspetto di un presepio.</p>
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		<title>Carlopoli</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/carlopoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Abbazia di Santa Maria di Corazzo.]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[Carlopoli]]></category>
		<category><![CDATA[età eneolitica]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Scigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Tiriolo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Carlopoli: la storia</h1>
<p><strong>Carlopoli</strong> è un comune di 1.666 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.</p>
<p>Il territorio dove oggi sorge l’abitato di Carlopoli, si trova al centro di un ideale triangolo i cui vertici sono rappresentati da tre antichi paesi di diversa origine ma che nel tempo ne influenzarono la storia. Tiriolo, esistente già in età protostorica, Scigliano, di origine romana, emanazione dell’antica Martirano il cui nome richiama il dio latino della guerra, e Taverna, l’antica Trischene. Tale posizione privilegiata rappresentò, anche grazie alla limitrofa presenza dell’abbazia di Corazzo, percorsi di transito soprattutto nel Medioevo.</p>
<p>Diversi ritrovamenti di reperti archeologici avvenuti nel secolo scorso in tutto il territorio compreso tra Scigliano e Tiriolo, dimostrano che queste terre furono interessate da insediamenti umani in età protostoriche, se non addirittura preistoriche. Il più recente di tali ritrovamenti riguarda proprio il territorio del comune di Carlopoli: in località Terzo della Castagna sono stati rinvenuti nel corso del 2005 reperti risalenti all’età eneolitica e tracce consistenti di manufatti anche di epoche successive: bruzie , romane e medioevali, a testimonianza di un continuum abitativo da non sottovalutare. Ma Carlopoli fece il suo ingresso ufficiale nella storia nel 1625. Nel mese di Febbraio di quell’anno alcuni uomini provenienti da Panettieri e da altri antichi casali di Scigliano, presentarono al conte Carlo Cicala , proprietario del feudo di Tiriolo, una richiesta formale di fondare in quelle terre un nuovo casale che avrebbero chiamato, in onore allo stesso conte Cicala, Carlopoli: (Città di Carlo). Carlo Cicala approvò tali richieste e permise la fondazione feudale di Carlopoli per tomola 45 di germano da pagare ogni mese di Agosto.  Circa cinque anni dopo l’infeudamento di Carlopoli, Carlo Cicala ebbe il privilegio di fregiarsi del titolo di Principe. Le attività economiche del XVII secolo a Carlopoli furono gestite da pochissime famiglie: i Montoro e i Guzzo, giunte da Tiriolo, e poi i Talarico , i Pingitore, i Brutto e i Nicotera. A testimonianza di quel tempo rimangono ancora a Carlopoli le vestigia di antichi palazzi signorili: arcaiche strutture murarie che paiono cocciutamente resistere al tempo e agli uomini. Nel corso del 1700 Carlopoli fu protagonista di un significativo incremento demografico, dovuto soprattutto ad un eccezionale sviluppo del commercio di prodotti caseari, di ovini e di legname. Carlopoli appare citata in vari registri di compravendita di merci nel corso del XVIII secolo: castagne et pelli pecorine e zimbarine, pellucce di capra e pecore senza lana. Inoltre in una tabella delle entrate della dogana di Napoli per la Calabria Ultra nel 1778 compare Carlopoli per 111 ducati e nel 1792 per 125 ducati. In questi anni si sviluppò a Carlopoli l’attività di lavorazione del latte che fece dei carlopolesi abilissimi artigiani la cui fama ancor oggi resiste soprattutto tra i loro eredi operanti sul litorale ionico tra Catanzaro e Crotone.  Nel 1742 dal libro dello stato delle anime di Carlopoli, redatto dall’arciprete Filippo Aiello, si contano 230 nuclei abitativi. All’epoca i componenti medi di una famiglia erano otto, da cui facilmente si può calcolare il numero degli abitanti. Da ciò si evince come in poco più di cento anni Carlopoli seppe attirare migliaia di coloni, non solo da Scigliano e dai suoi casali: Panettieri, Castagna, Pedivigliano ecc. ecc. ma anche dalle terre di Tiriolo: Cicala, Gimigliano, Settingiano, divenendo così centro economico e sociale di primo piano. Ma anche da Carlopoli, gli antichi coloni si mossero. Dapprima come semplici transumanti nelle calde terre del Marchesato, poi divenendo in quelle terre sedentari. Ancor oggi i dialetti di molti paesi appollaiati sulle alture ioniche conservano ritmi e suoni dell’antica Carlopoli. Non solo: anche molti cognomi riecheggiano padri carlopolesi: Torchia, Talarico, De Fazio, Colosimo, Falbo, Gentile, ecc. ecc. Nel corso del Settecento però iniziò a dare segni di declino un’attività fino ad allora fiorentissima: l’allevamento del baco da seta. A Catanzaro, luogo terminale del commercio, dei 5000 telai esistenti nel XVII secolo, nel 1785 ne erano rimasti meno di trecento, inoltre nelle terre dei Cicala vi fu una contrazione quasi spontanea del gelso, sostituito da alberi da frutto. Il 29 Ottobre 1808 i Francesi, con decreto nr. 922, innalzarono carlopoli ad “Università”, cioè comune autonomo.  Fu infatti solo dal 1809 che vennero istituiti, grazie al riordino amministrativo operato sulla scorta degli ideali giacobini, i registri anagrafici dei nati e dei morti: primo segno di civiltà e di rispetto verso tutti. Nel 1811 venne perfezionato il decreto 922 e Carlopoli entrò a far parte del distretto di Catanzaro .Durante il Risorgimento anche Carlopoli ebbe i suoi “Patrioti” : Alessandro Talarico, Filippantonio Talarico, Francesco Aiello, Serafino Talarico, Vincenzo Talarico, Giovanni Cianflone, Giuseppe Maria Scavo e Carmine Talarico, che può essere considerato il maggior esponente del liberalismo risorgimentale di Carlopoli e fu colui che, nell’imminenza della spedizione dei Mille si tenne in contatto con i maggiori esponenti rivoluzionari della regione: con Donato Morelli di Cosenza, con i catanzaresi Vincenzo e Antonio Stocco, nipoti del più noto Francesco, con i Marincola e con i comitati rivoluzionari di Reggio. Costoro furono attivissimi già nelle rivolte del 1848 e combatterono nei campi di Maida e Curinga.</p>
<p>In un bollettino del 10 Giugno 1848 redatto nel campo di Maida appare, tra le altre, la firma di Alessandro Talarico. Per questi fatti essi furono processati dalla gran corte criminale borbonica nel 1852: questi i reati loro ascritti: Provocazione di reati contro lo stato con discorsi e con scritti nel fine di distruggere e cambiare il governo; Attentati contro la sicurezza interna delle stato con arruolamento in bande armate organizzate per distruggere e cambiare il governo, Reiterazione dei due misfatti. Nel 1867 scaturì un evento storico nella storia di Carlopoli: il 29 Settembre di quell’anno l’amministrazione provinciale di Catanzaro richiese ai comuni di Carlopoli e Castagna deliberazioni circa la loro effettiva volontà di aggregarsi. Il 3 Maggio 1868 il Sindaco di Carlopoli Davide Talarico lesse ad alta voce:  Udita la proposta di aggregazione, come da nota 30 Marzo della Regia Prefettura, la quale ha per oggetto aggregazione del comune di Castagna a quello di Carlopoli, considerando che questo comune con pochissime rendite patrimoniali, tanto misere da non giungere alla cifra di lire cinquecento, deve di necessità ogni anno caricare i comunisti con tasse o con sovraimposte di tributi diretti onde far fronte alle spese del proprio bilancio che d’anno in anno vengono aumentando, considerando che Castagna trovasi press’a poco al medesimo stato e condizione nostra, essendo che sia indubbio il vantaggio delle associazioni, dal quale se crescono da una parte le spese, non crescono però mai in proporzione del maggior introito che si può avere, talchè l’uno e l’altro comune certamente vi troveranno un grandissimo interesse. Considerando che la posizione topografica d’ambedue si presti in ogni modo a questa aggregazione, non distando l’un l’altro questi due comuni più di un quarto d’ora di strada quasi piana: considerato che fatto un solo comune, essendo gli interessi pure fatti comuni sarà facilissimo realizzare ciò che da tempo è solo un asperanza: il tronco di strada che unisce alla consolare passando per Castagna che dista dalla consolare suddetta non più di mezz’ora, considerando che questa aggregazione porterà pure un vantaggio in riguardo alla sicurezza pubblica assai travagliata in Castagna, quali ne siano le cause che ora non può questo consiglio decifrare , ma che però seguendo l’aggregazione tutte sparirebbero. Il consiglio comunale di Carlopoli deliberò all’unanimità di aderire. A ciò seguì il 21 Marzo 1869 il Regio decreto nr. 4981 che soppresse il comune di Castagna.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>Nel territorio di Carlopoli si trovano i resti dell&#8217;antica <strong>Abbazia di Santa Maria di Corazzo.</strong></p>
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		<title>Chiaravalle Centrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:36:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiaravalle]]></category>
		<category><![CDATA[Claravallis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiaravalle: l&#8217;antica Claravallis Storia Fu occupato, intorno al 1074, dal conte Ruggiero I. Nell&#8217;archivio nazionale vi è traccia da villaggi denominati &#8220;San Biagio&#8221;, &#8220;Madonna&#8221;, &#8220;Spirito&#8221;, &#8220;San Giovanni&#8221;. Nei registri di morte, esistenti solo nel 1722, vengono menzionate chiese con la stessa denominazione dei villaggi delle quali oggi non vi è traccia, eccezione per quella dello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Chiaravalle: l&#8217;antica Claravallis</h1>
<h2>Storia</h2>
<p>Fu occupato, intorno al 1074, dal conte Ruggiero I. Nell&#8217;archivio nazionale vi è traccia da villaggi denominati &#8220;San Biagio&#8221;, &#8220;Madonna&#8221;, &#8220;Spirito&#8221;, &#8220;San Giovanni&#8221;. Nei registri di morte, esistenti solo nel 1722, vengono menzionate chiese con la stessa denominazione dei villaggi delle quali oggi non vi è traccia, eccezione per quella dello Spirito Santo. Lo spostamento del paese si è verificato in seguito al terremoto nel 1783.  Il nome Claravallis figura in un documentato del 1483 scritto in latino, quando il borgo fu eretto a feudo da Alfonso II d&#8217;Aragona, feudo che ne venne affidato al conte Goffredo de Borges. Claravallis diviene poi Claravalle e quindi <strong>Chiaravalle</strong>, e tale permane fino al 1863, quando con Regio Decreto assume l&#8217;attuale denominazione.  Claravallis, intorno al 1400, era già famosa per le sue industrie e commerci dei lini. Vi è una zona in Chiaravalle chiamata &#8220;Gurne&#8221; dove la tradizione localizza l&#8217;esistenza di vasche per la macerazione dei lini.  Chiaravalle nel terremoto del 1783, contando 2.466 anime, ebbe due morti e fu quasi completamente diroccata, per un danno di 70.000 ducati. Ben più grave e catastrofico fu il terremoto della mezzanotte del 5 novembre 1659 quando Chiaravalle fu distrutta e contò 67 morti.</p>
<h2>Monumenti e luoghi d&#8217;interesse</h2>
<p>* Convento dei Padri Cappuccini, nel rione Cona;</p>
<p>* Chiesa Matrice, in piazza Dante;</p>
<p>* Chiesa di Santa Maria della Pietra, in località Foresta;</p>
<p>* Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, piccola chiesa nel vecchio centro storico;</p>
<p>* Rione Cappella, vecchio centro storico.</p>
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		<title>Nocera Terinese</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/nocera-terinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 14:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Bacco]]></category>
		<category><![CDATA[città magnogreca]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Savuto]]></category>
		<category><![CDATA[Temesa]]></category>
		<category><![CDATA[vattienti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Nocera Terinese: la magnogreca Temesa</h1>
<p><strong>Storia</strong></p>
<p><strong>Nocera Terinese</strong> è un comune italiano di 4.817 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria. È l&#8217;ultimo comune della provincia sul mar Tirreno in direzione nord, subito dopo inizia il territorio dell&#8217;importante centro cosentino di Amantea con la frazione Campora San Giovanni. Secondo gli ultimi rilievi emersi dalle rilevazioni archeologiche, nel territorio di <strong>Nocera Terinese</strong> era posta, sin dal IV secolo a.C., la città magnogreca di Temesa, che probabilmente era formata da una confederazione di villaggi e gravitava nell&#8217;area tra i fiumi Savuto e Oliva. L&#8217;antica Temesa doveva sorgere sul vasto pianoro, circa 30 ettari, denominato Piano di Tirena, posto tra i fiumi Savuto e Grande a poca distanza dal mare.</p>
<p><strong>Da vedere</strong></p>
<p>&#8211; Chiesa Santa Maria: un’antica tradizione vuole che esistesse un Tempio pagano dedicato a Bacco. Esso fu trasformato in oratorio cristiano e dedicato alla Vergine; sarebbe,quindi, la più antica chiesa di Nocera, come appare dallo stesso titolo, Santa Maria, titolo che richiama la più antica denominazione e invocazione cristiana della Vergine. Il portale di pietra tufacea secentesco è perfetto stile classico dorico (con paraste, architrave, triglifi e fregi).</p>
<p>All’epoca del restauro avvenuto nel 1735, esistevano ancora alcuni frammenti di scultura sopra la porta e l’altare (formati da tralci di vite con foglie e frutti) di soggetto pagano, e sulla porta lignea, delle sculture col sole e col leone. Risulta dall’archivio della Chiesa Matrice la presenza di una congregazione sotto il titolo della Pietà (1735). La campana è stata fusa nei primi anni del XV secolo e reca la seguente iscrizione:O.D.D.D.D. VII. T. (1407). Nel 1903 fu restaurata a cura del parroco D. Francesco Adamo e fatta decorare dal pittore Zimatore di Pizzo.</p>
<p><strong>Tradizioni</strong></p>
<p>Durante la Settimana Santa si continua a dar vita, in alcuni centri della Calabria, ad una serie di suggestive e significative commemorazioni che ricordano la Passione e la Morte di Gesù Cristo. Tra le più interessanti di queste cerimonie sono da annoverare quelle che si tengono ogni anno a Nocera Terinese. Si tratta di manifestazioni di origini antichissime che, tramandatesi da generazione in generazione, si sono conservate fino ai nostri giorni, resistendo all&#8217;inesorabile passare del tempo, superando gli ostacoli posti dalla Chiesa che non è mai stata del tutto favorevole a tali riti. Tra queste ricordiamo &#8220;I Vattienti&#8221;.</p>
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		<title>Tiriolo</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/tiriolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[botteghe d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[brettii]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Tiriolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tiriolo: il comune &#8220;greco&#8221;</h1>
<h2>Le origini</h2>
<p>E&#8217; un comune di circa 4.000 abitanti e a 690 metri sul livello del mare della provincia di Catanzaro.</p>
<p><strong>Tiriolo</strong> fu fondato, si dice, dai greci circa 600 anni prima della guerra contro Troia, <em>Tryros</em> da cui il suo nome dai 3 monti che la circondano. È possibile che venne fondata in questo punto per la sua grande posizione strategica, si dice anche che si sia fermato Ulisse e che sia la terra dei Feaci. La popolazione originaria era composta da greci, fino a quando circa nel 500 a.C. La popolazione di stirpe indoeuropea i brettii o Bruzi la conquistarono e perse i contatti con la madre-patria, la Grecia.</p>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Centro agricolo della Sila piccola, situato a nord dell&#8217;istmo di Catanzaro, sopra un poggio che segna il displuvio tra la valle del fiume Amato sul versante tirrenico e quella del fiume Corace sul versante ionico. La parte nord-orientale dell&#8217;abitato si addossa alle pareti rocciose di uno spuntone calcareo. Nel territorio comunale di Tiriolo, al confine con il territorio di Settingiano, sono visibili i ruderi di Rocca Falluca, un antico borgo medievale, fondato alla metà dell&#8217;XI secolo attorno a un castello normanno e abbandonato alla fine del XVI secolo, patria dell&#8217;umanista Agazio Guidacerio (1477-1542).</p>
<h2>Le botteghe d&#8217;arte</h2>
<p>A Tiriolo esistono ancora alcune botteghe d&#8217;arte che producono lavori a telaio e a tombolo: i vancali, scialli tradizionali, e tessuti in lana e seta. L&#8217;agricoltura dà grano, mais, frutta, olive e uva che vengono lavorati in loco da frantoi e impianti di vinificazione. L&#8217;industria è attiva nel settore dell&#8217;arredamento, della lavorazione dell&#8217;olio, dei dolciumi.</p>
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		<title>Soverato</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/soverato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Copanello]]></category>
		<category><![CDATA[Costa degli Aranci]]></category>
		<category><![CDATA[località balneare]]></category>
		<category><![CDATA[marina]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[soverato]]></category>
		<category><![CDATA[soverato marina]]></category>
		<category><![CDATA[soverato superiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Soverato: una delle località più conosciute della Calabria</h1>
<h2>La cittadina moderna e turistica</h2>
<p>Il flusso turistico estivo e non solo, è tra i più alti della Calabria. Nel cuore della Costa degli Aranci, a pochi chilometri da <strong>Soverato</strong>, Copanello, all&#8217;estremità sud del golfo di Squillace. La cittadina si sviluppa in due centri separati e distinti, la Marina, appunto Soverato, con i suoi hotel, residence, centri commerciali e quanto altro è d&#8217;obbligo ad una cittadina moderna e turistica e <em>Soverato Superiore</em>, su un colle a pochi chilometri dalla costa.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Le origini sono avvolte nella leggenda, ma è certa la presenza di popolazioni italiche preistoriche, poi vennero i greci ed i romani attratti dalla bella posizione geografica. Una conferma sono il ritrovamento di monete greche d&#8217;argento, di epoca romana a Soverato i resti di strutture portuali, alcune tombe e mura. La Soverato <em>(Superiore)</em> dell&#8217;età medioevale non sopravvisse al terremoto del 1783, il nuovo centro urbano si ricostruì su un colle, lo sviluppo di Soverato moderna si ebbe alla costruzione della ferrovia che collega Reggio Calabria a Taranto.</p>
<h2>Arte</h2>
<p>In Soverato superiore, nella chiesa matrice di Maria Santissima Addolorata, si conserva il gruppo marmoreo della Pietà, realizzato da Antonello Gagini.</p>
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