<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Reggio Calabria &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
	<atom:link href="https://www.eccellenzecalabresi.it/category/luoghi/reggio-calabria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.eccellenzecalabresi.it</link>
	<description>La rete del Made in Calabria</description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 Sep 2017 10:44:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.eccellenzecalabresi.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-Logo-EI-per-Vimeo-32x32.png</url>
	<title>Reggio Calabria &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
	<link>https://www.eccellenzecalabresi.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Tra Scilla e Cariddi</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/tra-scilla-e-cariddi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 10:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cariddi]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Scilla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2004</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/tra-scilla-e-cariddi/">Tra Scilla e Cariddi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tra Scilla e Cariddi: la storia secondo il mito</h1>
<p>Il mito narra che proprio qui, dove Calabria e Sicilia si fronteggiano vicinissime, separate appena dal lancio di un dardo, due orrende creature impedivano il passaggio ai naviganti, bramando il loro tributo di sangue: <strong>Scilla</strong>, con un corpo deforme, da cui si protendevano cani mostruosi, e <strong>Cariddi</strong>, sulla costa opposta, a risucchiare, inesorabile, immense quantità d’acqua.</p>
<p>L’accorto Odisseo, pur così avvezzo alle astuzie, non può che scegliere il male minore: affrontare rapido Scilla, perdendo sei dei compagni, ma schivare Cariddi, il cui vortice avrebbe ingoiato tutta la nave non dando scampo a nessuno. Stagliata contro il cielo, la rupe di Scilla si rispecchia quieta nell’azzurro delle acque: nota ovunque per le tante tradizioni che, da Omero in poi, ne hanno narrato il prodigio irto di pericoli, essa serba, intatto, il richiamo di un mare ancestrale, che affonda la sua sacralità in vicende divine.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/tra-scilla-e-cariddi/">Tra Scilla e Cariddi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scilla</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/scilla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 14:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Castello Ruffo]]></category>
		<category><![CDATA[Chianalea]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[località balneare]]></category>
		<category><![CDATA[località turistica]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Scilla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2087</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/scilla/">Scilla</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Scilla: anticamente&#8221;U&#8217; Scigghiju&#8221;</h1>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Anticamente &#8220;<strong>u&#8217; Scigghiju</strong>&#8220;, in dialetto reggino, è un comune di 5.143 abitanti della provincia di Reggio Calabria. Importante località turistica e balneare poco a nord di Reggio, <strong>Scilla</strong> costituisce uno tra i borghi più belli e caratteristici d&#8217;Italia, meta di artisti in ogni epoca e di ogni nazionalità ed è una frequentatissima meta estiva.</p>
<p>E&#8217; situata sull&#8217;omonima punta che sorge 22 km a nord del capoluogo: il Promontorio Scillèo proteso sullo Stretto di Messina, che anticamente veniva infatti denominato <em>&#8220;Stretto di Scilla&#8221;.</em> Le origini sono antichissime, confuse tra mitologia, storia, leggenda e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell&#8217;ambiente naturale.</p>
<h2>La storia</h2>
<p><strong>Scilla</strong> veniva anticamente chiamato in greco antico <em>Skylla</em> o <em>Skyllaion</em>, in latino <em>Scylla</em>, dunque il nome di Scilla potrebbe probabilmente significare &#8220;scoglio&#8221;. Alla fine del II secolo a.C., durante le guerre condotte dai Romani contro i Tarantini sostenuti da Pirro, e in particolare durante la prima e la seconda guerra punica, i Cartaginesi che avevano stretto alleanza con i Bretti e circolavano liberamente lungo le coste reggine, furono fermati nella loro ascesa proprio grazie alla strenua resistenza opposta loro dalla fortificata città di Scilla, alleata di Roma.</p>
<p>L’importanza della Scilla latina cominciò a decadere all’indomani della conquista romana delle terre siciliane quando, dopo Reggio e Siracusa, Messina assurse al ruolo di nuovo caposaldo per il controllo dello Stretto. Tracce dei resti dell’antico porto, oggi scomparse a causa delle violente tempeste e delle fortissime correnti marine, furono rinvenute ancora nel XVIII secolo a seguito delle ricerche in tal senso effettuate dallo studioso locale Rocco Bovì.</p>
<p>Il terremoto del 1783 rappresenta uno spartiacque importante nella storia di Scilla per la particolarità con la quale si abbatté sulla cittadina e anche perché rappresentò la fine di uno sviluppo economico che Scilla ebbe lungo tutto il settecento.</p>
<h2>Le attività</h2>
<p>Una delle principali attività cui era dedita la popolazione, fino a qualche anno fa, era la pesca che trovava la sua più alta espressione nella &#8220;caccia&#8221; al pescespada (pesca tradizionale) condotta con il lontre, una speciale barca a remi usata fino agli anni cinquanta, e successivamente con la passerella, una speciale barca a motore con una lunga passerella a prua e una alta antenna centrale, detta falere, che serve per rilevare la presenza del pesce. Altra attività sempre in crescita è il turismo, attraendo Scilla per il mare, le spiagge, l&#8217;offerta di ristorazione, le bellezze naturali e le</p>
<h3>Punti di interesse</h3>
<p>* Il Castello Ruffo</p>
<p>* Marina Grande</p>
<p>* Il sentiero dei Ruffo, tratto dell&#8217;antica Via Popilia romana</p>
<p>* L&#8217;antico borgo di Chianalea, denominato la &#8220;piccola Venezia del Sud&#8221;[3] perché le case, costruite sugli scogli, si affacciano direttamente sul mare e sono separate le une dalle altre da piccoli vicoli che scendono direttamente nel mar Tirreno</p>
<p>* Le grotte di Tremusa, di origine carsica, sono ricche di stalattiti e stalagmiti e presentano le volte rivestite di fossili marini.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/scilla/">Scilla</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cittanova</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/cittanova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 11:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Casalnuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Cittanova]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Gioia Tauro]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Vallis Salinarum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2017</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/cittanova/">Cittanova</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cittanova: l&#8217;antica &#8220;Nuovo casal di Curtuladi&#8221;</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>Comune di circa 11.000 abitanti situato a 400 metri sul livello del mare in posizione tale da dominare la Piana di Gioia Tauro, questa grande pianura che i romani prima, i bizantini e i normanni poi continuarono a chiamarla &#8220;Vallis Salinarum&#8221;. Il comune e caratterizzato dalla presenza di ulivi secolari, è collocato ai piedi della montagna a cavallo tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio. Edificata nel 1616 da G. Grimaldi principe di Gerace col nome di &#8220;Nuovo Casal di Curtuladi&#8221; , fù distrutta dal terremoto del 1638 e ricostruita e ribattezzata col nome di &#8220;Casalnuovo&#8221;; ma nel 1783 un altro terremoto &#8220;Il Flagello&#8221; si abbattè sull&#8217;intera regione provocando molti danni a cose e persone distruggendo buona parte di Casalnuovo che fu ricostruita nell&#8217;arco di 15 anni. Con decreto a firma di Ferdinando II di Borbone nel 1851 Casalnuovo divenne<strong> Cittanova</strong>. Ai lati dell&#8217;abitato scorrono due fiumi il Serra e il Vacale, le cui acque rendono fertili i terreni circostanti sui quali, anticamente, si svolgevano le principali attività produttive, quali la lavorazione del lino e della canapa, la coltivazione del gelso per l&#8217;allevamento del baco da seta, la produzione di olio mediante frantoi ad acqua.</p>
<h2>Il centro storico</h2>
<p><strong>Cittanova</strong> ha un ricco centro storico, caratterizzato dalla presenza di palazzi signorili di notevole importanza architettonica (Palazzo Calfapietra, Palazzo Germanò, PalazzoMuratori, palazzo Adornato, abbelliti da portali in pietra e da balconi e grate in ferro battuto), e dalle numerose Chiese(dodici) interessanti dal punto di vista artistico-architettonico, fondate quasi tutte nella prima metà del 1800. Tra di essesi distinguono:</p>
<p>&#8211; la Chiesa del Rosario, ricostruita ai primi dell&#8217;Ottocento ad opera del Sacerdote M. Siciliani in stile Barocco. Nel suo interno si possono ammirare tele, affreschi e statue lignee di pregevole fattura.</p>
<p>&#8211; La Chiesa Matrice, risalente al XVII secolo, si differenzia dalle altre per le volte a botte delle navate minori e la cantoria; è dotata di un prezioso patrimonio artistico costituito dalle &#8220;Varette&#8221;, statue lignee realizzate tra il 1821 ed il 1893 dal Biangardi (scultore del 1700), che rappresentano i Misteri della Via Crucis attraverso 11 gruppi statuariper un totale di 29 statue. Tutt&#8217;oggi vengono esposte nelle funzioni religiose che si svolgono nel periodo di Pasqua, ed in particolareper la processione del Venerdì Santo.</p>
<h2>Le chiese</h2>
<p>Oggi a <strong>Cittanova</strong> si contano ben 10 chiese e precisamente la Chiesa Matrice, la Chiesa del SS. Rosario, la Chiesa di S. Rocco, la Chiesa la Chiesa della Madonna della Catena, la Chiesa della Sacra Famiglia, la Chiesa di S. Giuseppe, la Chiesa di SS. Cosma e Damiano, la Chiesa del Calvario, la Chiesa della Madonna delle Grazie di Malizia e la Chiesa del Crocefisso.</p>
<p>Le Fontane in granito costituiscono un&#8217;altra caratteristica di Cittanova, sia per l&#8217;acqua abbondante e fresca che scorre tutto l&#8217;anno che per il notevole valor artistico.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/cittanova/">Cittanova</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riace</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/riace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 12:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[bronzi]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Riace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2028</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/riace/">Riace</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Riace: la città dei bronzi</h1>
<h2>Storia</h2>
<p>Le origini del nome sono da attribuire a un diminutivo del volgare greco-bizantino Ryaki, piccolo ruscello. Nel tempo il nome subì qualche modifica. Si chiamò, infatti, Reatinum, Reatino, Reace e, infine, assunse l’attuale denominazione Riace. Si vuole, infatti, che il piccolo centro abitato sia stato, ai primordi, un centro di vita basiliana, incrementato dall’afflusso di gente della costa via via abbandonata sotto la pressione di ragioni militari e per la conseguente avanzante insalubrità della costa. Divenne casale di Stilo di cui seguì le vicende politiche e amministrative. Rimase nel demanio regio anche al tempo degli Aragonesi. Il terremoto del 1783, che investì gran parte della Calabria, provocò ingenti danni anche all’abitato di Riace che, negli anni seguenti, riuscì con molti sacrifici a condurre una buona campagna di ricostruzione. Nel 1799, il generale Championnet dando assetto amministrativo alla regione, riconobbe Riace comune indipendente includendolo nel cantone di Satriano. I francesi ne fecero un Luogo (1807) nel cosiddetto Governo di Stilo. All’atto dell’istituzione dei Comuni (1811) venne compreso tra questi e mantenuto nella giurisdizione di Stilo divenuto capoluogo del Circondario.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>&#8211; <strong>Bronzi di Riace</strong>: Riace è famosa per aver regalato al mondo, due opere d&#8217;arte di inestimabile valore: i &#8220;Bronzi&#8221;, adesso esposti nel museo nazionale di Reggio Calabria. I Bronzi di Riace, capolavori della scultura ellenistica, sono stati ripescati in mare nel 1972, di fronte alla località Agranci, da un sub dilettante, a circa 200 metri dalla costa e 8 metri di profondità. Furono presi in consegna dai restauratori della Soprintendenza Archeologica di Reggio Calabria, e successivamente trasferiti al piu` attrezzato Centro di Restauro Archeologico della Soprintendenza Archeologica di Firenze. Oggi è possibile ammirarli nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.</p>
<p>La statua A è attribuita allo scultore ateniese Mirone e datata 460-450 a.C, periodo di transizione tra lo stile severo e quello classico: sono ancora evidenti le tracce di una rigida impostazione delle spalle e del torace. Era armato di un&#8217;asta che impugnava tra indice e medio, e che doveva toccare terra e scaricare parte del peso, e non indossava elmo, come si evince dalla capigliatura, rifinita anche sulla parte alta della testa. E&#8217; alta mt. 1.98.</p>
<p>La statua B è stata prodotta in tempi posteriori rispetto alla precedente (430-420 a.C.). Risulta, infatti, piu` moderna, sia nella lavorazione (il bronzo è spesso 7.5 mm contro gli 8.5 mm dell&#8217;altra statua) sia nello stile (la composizione più armoniosa della posa, la sinuosa congruenza tra l&#8217;inclinazione del bacino, la posizione del torace leggermente inclinata e la spalla destra giustamente abbassata). Si ritiene fosse armata di lancia (bilanciata, non toccava terra) scudo ed elmo corinzio. E&#8217; alta mt. 1.97.</p>
<h2>Tradizioni</h2>
<p>Particolare a Riace la processione dei SS Medici Cosma e Damiano. Pellegrini e gitani arrivano qui da ogni luogo per onorare i Santi con musiche e balli di tarantella.</p>
<p>Elemento distintivo la fiera in cui vengono offerti, i tipici &#8220;Sarsizzi&#8221; (salsicce di maiale alla brace).Durante la festa dei Santi medici Cosma e Damiano si offrono ex voto in cera raffiguranti le parti del corpo da sanare, costumanza proveniente da antichi riti pagani delle Poleis magno greche della costa Jonica.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/riace/">Riace</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siderno</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/siderno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 12:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[barocco]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[siderno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2025</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/siderno/">Siderno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Siderno: un sito di origine antica</h1>
<h2>Le testimonianze</h2>
<p>La storiografia e l&#8217;archeologia ritengono <strong>Siderno</strong> un sito di &#8220;origine antica&#8221;, ma non si hanno informazioni precise circa la sua origine anteriormente al 1220, quando il toponimo compare nei documenti d&#8217;età sveva. L&#8217;antichità di Siderno è testimoniata da un «encolpio» (bratteata di arte orientale) su laminetta aurea istoriata che rappresenta l&#8217;Adorazione dei Magi e una delle più antiche immagini della Madonna in Calabria (il cimelio di origine siro-palestinese è simile ad altro proveniente dalla zona archeologica di Tiriolo, del VI secolo d.C.) e una placchetta aurea che reca impressa l&#8217;effigie di San Teodoro. I reperti provengono proprio dal territorio sidernese, con altri cimeli marmorei, fittili e numismatici di età classica, greca e romana, sparsi nei musei e in collezioni private. Oltre quest&#8217;episodio archeologico, scarse ed approssimative informazioni documentali rimandano all&#8217;origine antica di Siderno. Dell&#8217;età classica, greca e romana si conservano poche tracce. Un resto scultoreo greco (una testa) fu trovato in contrada Salvi. Un altro reperto sidernese, meno conosciuto e più generico, è una mozza colonna di granito liscio attribuibile al periodo imperiale romano, rinvenuta, secondo la tradizione orale, tra fine Settecento e primo Ottocento: affiorò dalla sabbia sull&#8217;arenile di <strong>Siderno</strong>, e forse proveniva dalle rovine della romana villa prediale detta Schiriminghi in contrada Randazzo, della quale, negli stessi decenni, erano stati rintracciati molti frammenti, poi andarti dispersi.  Ulteriore prova della presenza umana nella fascia litoranea di Siderno in età romana giunge dalle scoperte di sepolture isolate di carattere latino rinvenute durante i lavori urbanistici degli anni Sessanta e Settanta. Altre tombe e manufatti di epoca antica sono stati rinvenuti nei pressi della fiumara Novito, non lontano da Timpa Tenda.  Nessun segno archeologico, letterario o archivistico d&#8217;epoca anteriore all&#8217;età romana imperiale è conosciuto dagli studiosi, mentre qualche indizio sul territorio può riportare l&#8217;occupazione del sito costiero di Siderno indietro nel tempo, tra l&#8217;ultimo periodo coloniale e i primi secoli di dominio romano, cioè nei due secoli precristiani. Le mura di cinta del Cinquecento a Siderno Superiore. Nella muraglia si aprivano tre porte: quella di Salita Arco, una a sud verso Passioti e Pozzìlloni, la terza a monte nel quartiere Ianora.  La muraglia cominciata dal feudatario Vincenzo Carafa e terminata dal figlio Giovan Battista nel 1559, presto andò in disuso, soprattutto per il cessato pericolo turco dopo la battaglia di Lepanto del 1571, e gradualmente fu demolita, dal Seicento all&#8217;Ottocento, per far posto allo sviluppo demografico e urbanistico dell&#8217;abitato collinare.</p>
<h2>Luoghi d&#8217;interesse</h2>
<p>A <strong>Siderno</strong> si trovano diversi monumenti,per lo più nel centro storico di Siderno superiore qua troviamo: le chiese di S.Nicola di Bari che custodisce un altare in stile barocco ed alcune preziose tele di Scuola Napoletana del 600:</p>
<p>&#8211; Il portale di Palazzo Falletti (proprietà del Comune, che ne sta facendo un centro museale) a Siderno Superiore, dichiarato monumento nazionale.</p>
<p>&#8211; La statua dei Caduti della Grande Guerra, opera bronzea dello scultore Guerrisi.</p>
<p>&#8211; La villa Albanese, dove visse il senatore del Regno Giuseppe Albanese, vincolata per il suo valore storico e monumentale: furono ospitati, di passaggio, membri della famiglia Savoia-Aosta e intorno al 1943 vi si insediò segretamente un comitato antifascista in contatto con gli anglo-americani (alcuni ufficiali furono ospitati poi nella stessa villa).</p>
<p>&#8211; Il Palazzo tardo barocco della nobile famiglia d’origine spagnola De Mojà, a Siderno Superiore, in attesa di recupero edilizio da parte dell’Amministrazione comunale.</p>
<p>&#8211; Il Palazzo Englen, oggi adibito ad abitazioni, dove dormì Re Ferdinando IV di Borbone.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/siderno/">Siderno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rosarno</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/rosarno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 11:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Locri]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Rosarno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2020</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/rosarno/">Rosarno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Rosarno: l&#8217;antica Medma</h1>
<h2>Le origini</h2>
<p>Alla fine del VI secolo a.C. i Locresi avevano bisogno di andare sul mar Tirreno e per non attraversare lo Stretto di Messina, valicarono i passi della Limina, di Croce Ferrata, di Ropola e del Mercante, che si trovano a 952 metri sul livello del mare e scendendo lungo facili pendii si diressero verso una vasta e fertile pianura attraversata da rigogliosi corsi d’acqua, che distava da Locri Epizephyrii meno di una giornata di cammino.  Arrivati alla collina posta al centro della pianura, trovarono in loco delle popolazioni indigene, di stirpe indoeuropea, e da queste trassero e diedero alla città da loro stessi rifondata il nome di <strong>MEDMA</strong>, che in lingua indigena, significa “città di confine”.  L’agglomerato urbano dell’antica cittadina, tanto ampio da ospitare una popolazione superiore ai quattromila abitanti, si estendeva sul magnifico terrazzo di Pian delle Vigne.  Case, laboratori artigianali, negozi, templi, sorgevano nel perimetro compreso tra il Bellavista del Rione Ospizio, l’attuale cimitero, contrada Pomaro e la zona “Ospedale”.  Solo più tardi i coloni di Locri Epizephyrii si accamparono su un altopiano più a Nord di MEDMA, fondando Hipponion, l’odierna Vibo Valentia, città marinara e con un ferace retropiano agricolo, ampliando così i propri confini territoriali e imponendo una maggiore azione politica e commerciale sul versante tirrenico.  Tucidide narra che i Locresi stipularono, nel 422, un accordo con l’ateniese Feace mentre erano in guerra con gli Hipponiati e Medmei, confinanti e coloni della stessa Locri.  Diodoro Siculo narra che Medma subì una prima istruzione nel 396 a.C. ad opera di Dionigi, tiranno di Siracusa, il quale, chiamato in aiuto dai Locresi di Locri Epizephyrii, fece prigionieri quattromila Medmei destinati a popolare Messina.  L’Attestazione epigrafica più antica di Medma, finora rinvenuta, ci proviene da uno scudo di bronzo che è stato rinvenuto nel 1938 nel santuario greco di Olimpia, uno dei santuari più famosi dell’antichità. Su questo scudo vi è un’iscrizione, facilmente integrabile, in cui si legge che i Medmei, alleati coi Locresi di Locri Epizephyrii e con gli Hipponiati, hanno sconfitto gli abitanti di Crotone.  Inoltre, in questo contesto, non possiamo fare a meno di ricordare che l’unico Medmeo antico, di cui conosciamo il nome, è Filippo di Medma, discepolo, amico e segretario personale di Platone, oltre che autore di un opera dal titolo “Intorno ai venti”, come afferma Alessandro Afrodisiaco nel commento alle “Meteore di Aristotele”.  Nell’Ottocento, a <strong>Rosarno</strong> eseguirono numerosi scavi archeologici il conte vibonese Vito Capialbi, il Vescovo di Mileto Mons. Filippo Mincione e gli antiquari tedeschi Merz e Major di Taormina.  All’inizio dello scorso secolo, negli anni 1912-13 e &#8217;14, l’archeologo roveretano Paolo Orsi, soprintendente della Sicilia orientale e della Calabria, ha condotto due distinte campagne di scavo nel territorio di <strong>Rosarno</strong>, su Pian delle Vigne e sulla collina di Nolio Carozzo.  In tempi più recenti altri archeologi scavarono a Rosarno. In ordine di tempo, ricordiamo Paolo Enrico Arias, Salvatore Settis, Claudio Sabbione, Maurizio Paoletti, Maria Cecilia Parra, Maria Teresa Iannelli, Rossella Agostino.  Dalla città di Medma derivò Rosarno, che si trova su una collina che si affaccia come un balcone naturale sul porto di Gioia Tauro e sulla pianura circostante.  Rosarno, per la collocazione geografica, è destinata a svolgere un ruolo molto importante nel sistema intermodale dei trasporti nazionali ed internazionali.  Il suo territorio (di cui 120 ettari sono parte del Piano Regolatore predisposto dall’ASI per gli insediamenti industriali) è la porta di ingresso terrestre (ferroviaria ed autostradale) al porto ed alle aree destinate agli insediamenti produttivi.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>&#8211; Chiesa di San Domenico, ora detta &#8220;Chiesa del Rosario&#8221;</p>
<p>&#8211; Chiesa Matrice o di San Giovanni Battista, protettore della città</p>
<p>&#8211; Chiesa del Purgatorio</p>
<p>&#8211; Chiesa dell&#8217;Immacolata</p>
<p>&#8211; Chiesa dell&#8217;Addolorata</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/rosarno/">Rosarno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grotteria</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/grotteria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 10:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Grotteria]]></category>
		<category><![CDATA[Locride]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Vallata del Torbido]]></category>
		<category><![CDATA[versante jonico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2007</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/grotteria/">Grotteria</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Grotteria: il piccolo centro agricolo della Locride</h1>
<p><strong>Grotteria</strong> è un comune di 3.381 abitanti della provincia di Reggio Calabria. Grotteria è un piccolo centro agricolo della Vallata del Torbido nella Locride, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria.</p>
<h2>Storia</h2>
<p><strong>Grotteria</strong> è stata, nel corso dei secoli, un importante centro amministrativo e feudale: la contea di Grotteria arrivò ad inglobare, in pratica, tutti i centri della Locride tra la contea di Gerace e quella dell&#8217;antica Caulonia (Monasterace). Tra i centri della contea si annoveravano gli attuali comuni di Martone, di San Giovanni di Gerace, Mammola, Siderno e buona parte di Gioiosa Jonica. I Signori feudali di Grotteria furono i De Luna d&#8217;Aragona.</p>
<h2>Economia</h2>
<p>Il clima aveva favorito in passato l&#8217;economia agricola basata prevalentemente sulla produzione di grano, olive, uva, pomodori, e accompagnata da allevamenti di ovini e caprini, nonché quella del baco da seta, oggi praticamente scomparsa.</p>
<p>Dell&#8217;intensa attività artigianale locale di un tempo (tra l&#8217;altro va ricordata la fiorente attività per la fabbricazione della pipa), oggi rimane soltanto una piccolissima traccia: sarti, falegnami, calzolai, fabbri, barbieri, che una volta avevano delle vere e proprie scuole, oggi si contano sulle dita della mano.</p>
<p>Tutto questo causato dalla massiccia emigrazione iniziata negli anni &#8217;50, e tuttora in corso in maniera inarrestabile, che ha svuotato quasi completamente il paese (gli abitanti attuali sono circa 3600 contro i 9242 del censimento del 1951), cosa comune a tutti i paesi dell&#8217;entroterra calabrese.</p>
<h2>Luoghi di interesse</h2>
<h3>Chiese e cappelle</h3>
<p>La religiosità dei grotteresi è testimoniata dal fatto che, nella sua storia, Grotteria giunse a possedere ben 23 luoghi di culto. Oggi rimangono le chiese del SS. Crocefisso; San Domenico; S. Maria Assunta (Matrice); S. Nicola; Cappella della Concezione; S. Antonio. Molte altre non esistono più: parrocchia di San Nicola de&#8217; Protonotaris; chiesa del Carmine; chiesa di S. Giorgio; chiesa di Valverde; chiesa del Soccorso; chiesa della SS. Annunziata; chiesa detta dell&#8217;Oratorio; chiesetta/cappelleta della Bofia</p>
<h3>Palazzi privati</h3>
<p>Percorrendo le vie del paese, si possono ammirare diversi portali che ornano le facciate dei principali Palazzi, testimonianza della storia del paese, ed elemento distintivo e di prestigio delle famiglie nobili locali. Generalmente i blocchi che compongono i portali sono in granito e lo stemma nobiliare è inserito nella chiave di volta, con sotto inciso l&#8217;anno di costruzione. Della loro storia si occupa ampiamente la &#8220;Cronaca di Grotteria&#8221;.</p>
<p>&#8211;  Palazzo Macedonio</p>
<p>&#8211; Palazzo Palermo</p>
<p>&#8211; Palazzo Arena</p>
<p>&#8211; Villa Falletti</p>
<h3>Castello Medioevale e i Piani della Menta</h3>
<p>Nel punto più alto del centro abitato di Grotteria, in posizione dominante sulla Vallata del Torbido, rimangono visibili i ruderi del castello, importante testimonianza di un glorioso passato.  Il complesso, che occupa una vasta area, ha subito diverse modifiche e ristrutturazioni nei secoli, ma presumibilmente fu costruito in periodo normanno su una struttura molto più remota non tanto come abitazione, ma come roccaforte, a cavallo tra &#8216;400 e &#8216;500 il periodo di massimo splendore. Infine destinato come complesso carcerario prima del suo abbandono, ma già nell&#8217;Ottocento era un rudere.</p>
<p>I Piani della Menta ospitano, tra immense pinete secolari, una vastissima area turistica attrezzata con fontane, piani di cottura, capanne, tavoli, campi ed aree da gioco, oltre ad una piccola cappella dedicata alla Madonna ed a S. Gualberto, protettore delle foreste. Non molto lontano, uno splendido laghetto artificiale, circondato da faggi di rara bellezza e, poi, il monte Palazzi (la cui vetta, con i suoi 1215 metri sul livello del mare, è il tetto del territorio comunale), su cui sono ancora visibili i ruderi di una costruzione circolare in pietra di probabile origine romana, che doveva essere una stazione di sosta, posizionata in prossimità del valico di Croceferrata, sulla pista che conduceva al versante tirrenico . Le frazioni sono numerosi: Zinni, Cambruso, Farri-Ricciardo, Bonbacone, Agliona, Pirgo, Marcinà che si estendono dalla montagna al mare.</p>
<h2>Feste e tradizioni locali</h2>
<p>La Cunfruntata</p>
<p>La domenica di Pasqua, dopo la messa, alcuni fedeli danno vita ad una suggestiva rappresentazione della Passione di Cristo durante la quale portano sulle spalle le statue dell&#8217;Addolorata, di San Giovanni e del Cristo risorto. San Giovanni si reca dalla Madonna per annunciarle che il figlio è risorto. Inizialmente lei non crede, ma poi decide di seguire l&#8217;apostolo. Percorrendo le strade del centro storico le statue di Gesù e della Vergine si incontrano in piazza San Domenico e, improvvisamente, alla Madonna viene tolto il velo nero che le copre il capo per far posto a un drappo azzurro.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/grotteria/">Grotteria</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Villa San Giovanni</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/villa-san-giovanni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 12:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Borboni]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Messina]]></category>
		<category><![CDATA[Villa San Giovanni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2034</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/villa-san-giovanni/">Villa San Giovanni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Villa San Giovanni: la città che si affaccia sullo stretto di Messina</h1>
<h2>Storia</h2>
<p><strong>Villa San Giovanni</strong> deve il suo nome a re Ferdinando IV di Borbone che, con un decreto del 1789, diede fine a lunghe ed accese dispute fra le famiglie della nobiltà locale. Fino a quel momento, infatti, la città era stata conosciuta come Cene, Cenide, Colonna Reggina, Fossa, Fossa San Giovanni e Villa Fosse.  Nel 1793, l&#8217;anno del terremoto, Villa San Giovanni incrementò notevolmente la sua popolazione ospitando numerosi superstiti provenienti da Fiumara. Di lì a poco incominciò un periodo di rapidi cambiamenti amministrativi: nel 1799 fu elevata al rango di università ottenendo l&#8217;autonomia all&#8217;interno del cantone di Reggio Calabria, nel 1807 divenne capoluogo di governo, nel 1811 di circondario.  Nel 1860 fece la sua parte nella Spedizione dei Mille ospitando Giuseppe Garibaldi che, nella frazione di Piale, costrinse i borboni a firmare la resa. Durante la fine dell&#8217;ottocento si intensificarono gli scambi commerciali con le altre città costiere del Mediterraneo e fu avvertita l&#8217;esigenza di ampliare il porto. I lavori terminarono nel 1905 e realizzarono anche il raccordo tra la linea ferroviaria e l&#8217;invasatura delle navi. Solo tre anni più tardi, un nuovo violentissimo terremoto rase al suolo la città causando quasi 400 morti. La ricostruzione urbanistica avvenne secondo criteri moderni, con la costruzione di strade larghe e numerose palazzine.  Nel 1927 il governo fascista decise di annettere <strong>Villa San Giovanni</strong> al comune di Reggio Calabria nell&#8217;ambito di un progetto denominato &#8220;grande Reggio&#8221;. Questo provocò la dura reazione della popolazione che riottenne l&#8217;autonomia amministrativa nel 1932.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p><em>&#8211; Il fenomeno della Fata Morgana:</em>a volte, di mattina presto, durante l&#8217;inverno, dopo abbondanti piogge e solo in particolari condizioni di cielo sereno, si verifica il fenomeno della Fata Morgana: le particelle d&#8217;acqua rimaste sospese nell&#8217;aria dopo la pioggia creano come una gigantesca lente d&#8217;ingrandimento, facendo così in modo che la costa siciliana appaia distante da quella calabra solo poche centinaia di metri, mentre in realtà distano ben 3 km. Questo fenomeno si verifica solo sul litorale calabrese guardando la costa siciliana e mai viceversa.</p>
<p><strong><em>Chiese</em></strong></p>
<p>Tutte le chiese villesi datano la loro fondazione e costruzione originaria fra il XVIII ed il XIX secolo; dopo la distruzione causata dal disastroso terremoto del 1908, sono state tutte ricostruite fra gli anni venti e sessanta del secolo scorso. Le principali chiese del centro cittadino di Villa sono quella dedicata alla <em>Madonna dell&#8217;Immacolata</em> e quella della<em> Madonna del Rosario.</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/villa-san-giovanni/">Villa San Giovanni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roccella Jonica</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/roccella-jonica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 12:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[castello]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[rocca]]></category>
		<category><![CDATA[Roccella Jonica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2031</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/roccella-jonica/">Roccella Jonica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Roccella Jonica: la città fondata sulla rocca</h1>
<p>Le origini di <strong>Roccella Jonica</strong> si confondono con quella della Magna Grecia, sarebbe l’antica Amphisya ricordata da Ovidio. Nel X secolo la città si chiamava già “Rupella”, quindi “Arocella” ed ora Roccella, per essere fondata sulla rocca.</p>
<h2>Storia</h2>
<p>Unico centro, per lungo tempo, della costa jonica prossimo al mare, <strong>Roccella</strong>, subì gli attacchi dei Saraceni. Dal XIV secolo e fino alla metà del XV fu feudo dei conti Ruffo di Catanzaro. La nobile famiglia fu legata a Roccella per due motivi. Il primo è che la cittadina divenne capitale del principato, quindi centro e residenza dei ministri, auditori, erari e di una grande quantità di nobili che costituivano la corte dei Ruffo. Il secondo motivo è, invece, l’istituzione sul suo territorio del Priorato Gerosolimitano (in dialetto roccellese il pialato) che fu temuto in tutto il Mediterraneo. Il primo dei Ruffo a governare Roccella fu Pietro III, signore di queste terre e di Castelvetere, nel 1331. Seguì, poi, il figlio Antonio Ruffo fino al 1377. Il feudo fu da questi assegnato in pegno di dote al cognato Ruggero Sanseverino di Mileto. Dal 1409 al 1419, Nicolò Ruffo fu messo al bando dal regno e per questo Roccella arrivò nelle mani dei conti di Gerace. Recuperata, dopo il 1419, fu nuovamente governata da Nicolò fino al 1434, anno della sua morte. Il feudo venne ereditato da Giovannella Ruffo Colonna che, morta senza figli, nel 1435, lasciò i possedimenti a Enrichetta Ruffo di Calabria, sposa di Antonio Centelles, marchese di Crotone. Nel 1445, per essersi ribellato a re Alfonso, il marchese Centelles fu spodestato e i suoi possedimenti, tra cui Roccella, furono posti in demanio. In questo frangente, s’inserì nella storia del paese il siciliano Galeotto Baldaxi che rimase signore di queste terre fino a quando Antonio Centelles fu perdonato da re Ferrante, riprendendo possesso dei suoi averi. Nel 1446, però, il Centelles fu arrestato a Santa Saverina e rinchiuso nel carcere di Castelnuovo in Napoli, da dove non uscì più vivo. Suoi successori furono, poi, Jacopo Carafa seguito dal figlio Vincenzo che morì nel 1526. Fu, quindi, il turno di Giovanbattista Carafa fedele suddito di Carlo V nominato, dopo il 1535, Grande di Spagna e condannato a morte nel 1552. Altro feudatario di Roccella fu Girolamo Carafa fino al 1570. Per privilegio concesso da Filippo II, nel 1594, venne nominato primo principe di Roccella Fabrizio Carafa, alla sua morte nel 1629, fu nominato II principe il figlio Girolamo che morì nel 1652. Gli successe Fabrizio Carafa, III principe che governò la città fino al 1671. Successore di diritto nei possedimenti del padre fu Carlo Maria Carafa Branciforte, IV principe della Roccella e primo pari del Regno di Sicilia. Ereditò, poi, il feudo la sorella Giulia Carafa Branciforte, V principessa di queste terre, che sposò il cugino Federico Carafa di Bruzzano. Nel 1707, dopo una serie di transizioni e accordi, venne nominato VI principe di Roccella Vincenzo Carafa, che fu sostituito alla sua morte, da Gennaro Maria Carafa, VII principe. L’ultimo Carafa a detenere il titolo di principe del feudo di roccella fu Vincenzo Maria, dal 1774 al 1806, che governò il feudo fino all’eversione della feudalità. Col decreto del 4 maggio 1811, Roccella divenne capoluogo di Circondario comprendente i Comuni di Gioiosa e Castelvetere. Nel 1816 diveniva Comune nel Circondario di Castelvetere.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>Il Castello è situato su un promontorio roccioso a 104 m.s.l.m. e sovrasta l’intero paese. Numerosi sono i ruderi del nobile palazzo, conservante un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma, in pietra calcarea ed eroso dal tempo, dei principi Carafa della Spina. Superato il portale d’ingresso (un tempo ponte levatoio) l’attenzione è attratta da un balcone monumentale con mensole scolpite e figurate (mascheroni).</p>
<p>Il palazzo è arricchito al suo interno da un cortiletto, in selciato, con otto canali a forma di stella. Dal cortile si accede, tramite la scala principale, ai piani superiori, dove c’erano gli appartamenti privati dei principi, mentre a pianterreno si accede ai locali destinati a vari usi (cucine, magazzini, ecc). All’interno del cortile si può vedere un pozzo incassato nella parete e, lungo la stessa, la porticina d’ingresso all’elegante scala a chiocciola, in pietra calcarea.</p>
<p>Attigua all’edificio è la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, in stile jonico barocco. La chiesa aveva un piccolo soccorpo, chiamato catacombe e pregevoli altari in marmo policromo, posti tutt’ora nella nuova chiesa Matrice, due dei quali sono stati dichiarati monumenti nazionali.</p>
<p>La chiesa è contigua al palazzo dei Principi Carafa, e la nobile famiglia attraverso un coretto, oggi distrutto, accedeva direttamente all’interno dell’edificio sacro.</p>
<p>Nel campanile della chiesa era installato un orologio che rintoccava le ore sulla campana, la cui impronta circolare è ancora visibile.</p>
<p>Da vedere anche le piazze cittadine che sono molto suggestive come il Borgo, la piazza Dogana e Caduti: tra i monumenti da vedere la Torre, il Convento dei minimi e le Colonne.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/roccella-jonica/">Roccella Jonica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gioia Tauro</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/gioia-tauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Gioia Tauro]]></category>
		<category><![CDATA[golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Metauros]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://eccellenzefriulane.com/eccellenzecalabresi.it/?p=2073</guid>

					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/gioia-tauro/">Gioia Tauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Gioia Tauro: nell&#8217;antica area di Metauros</h1>
<h2>Cenni storici</h2>
<p>E&#8217; un comune di 18.500 abitanti della Provincia di Reggio Calabria. La cittadina di aspetto moderno sorge nell&#8217;antica area di <em>Metauros</em>.</p>
<p>Non è chiaro se <em>Metauros</em> fu abitata anche in epoca romana e nel Medioevo, in quanto manca di documentazione archeologica dal IV secolo a.C. Nel II – IV secolo d.C. Taureana si estese oltre il Petrace, occupando l&#8217;area dove sorse la città greca. Si sono succeduti vari saccheggi e terremoti, che non lasciano alcuna traccia della vecchia civiltà. In contrada Petra sono state rinvenute centinaia di tombe risalenti al VII-IV secolo a.C. i cui corredi funerari di un certo valore sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.</p>
<h2>Il territorio</h2>
<p>La Piana di <strong>Gioia Tauro</strong> è, grazie ad alcune bonifiche, la più fertile della regione, anche se per alcuni anni fu quasi dimenticata questa grande risorsa, per favorire un progetto di un grande polo siderurgico che non fu mai realizzato. Di questo progetto, resta il grande bacino portuale, che dopo anni di inattività è finalmente divenuto uno dei porti commerciali più importanti del Mediterraneo.</p>
<h2>Il porto</h2>
<p><strong>Gioia Tauro</strong> è il porto italiano che movimenta più merci in container, prima di Genova e La Spezia; occupa il terzo posto in Europa nella classifica dei porti contenitori (dopo Rotterdam ed Amburgo) ed il primo nel Mediterraneo.</p>
<h3>Archeologia e Arte</h3>
<p>Metauros, anfora a figure nere con cavaliere e cane di produzione calcidese. Seconda metà del VI secolo a.C. (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale) Metauros, skyphos di produzione calcidese. Seconda metà del VI secolo a.C. (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale). Dell’antica Metauros si è presunta l’acropoli e sono stati scoperti i ruderi di una casa romana del II secolo d.C. come pure quelli di un tempio greco, di un acroterio rappresentante un gruppo equestre fittile databile 490-480 a.C., di alcuni skyphos calcidesi nonché numerose monete, anfore, coppe, lucerne, vasi corinzi, ionici, attici e romani. Di grande rilievo è stata la scoperta della necropoli durante le campagne di scavi: 1850 tombe, la più vasta del meridione d’Italia. Pochi i monumenti antichi visibili: il borgo medievale &#8220;Piano delle Fosse&#8221; ove spiccano il Palazzo Municipale, il Palazzo Baldari (oggi biblioteca/mediateca e centro conferenze), il Palazzo della Principessa di Gerace (oggi Tripodi), la Chiesa-Cattedrale di Sant’Antonio e la prima e minuscola chiesa del borgo del sec. XI; in piazza Municipio v&#8217;è la tipica fontana settecentesca detta ’U tri canali; in piazza Duomo spicca la figura neoclassica della chiesa matrice (il Duomo, appunto) al cui interno vi sono pregevoli opere d’arte dell’800 e recenti vetrate artistiche policrome; i palazzi (sec. XVII-XVIII) di via del Commercio, di via Roma e lungo la Piazza dell’Incontro (pal. Maurigoffe, 1786).</p>
<h3>Chiese ed edifici di culto</h3>
<p>Chiesa Località Festeggiamenti;</p>
<p>&#8211; Duomo consacrato a Sant&#8217;Ippolito Centro 13 agosto;</p>
<p>&#8211; Chiesa di Sant&#8217;Antonio Piano delle Fosse 13 giugno;</p>
<p>&#8211; Chiesa di Maria SS. di Porto Salvo Quartiere Marina 8 settembre;</p>
<p>&#8211; Chiesa dell&#8217;Immacolata Quartiere Stazione 8 dicembre;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Francesco di Paola Quartiere Monacelli 2 aprile;</p>
<p>&#8211; Chiesa della Sacra Famiglia Quartiere Eranova;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Gaetano Catanoso SS. 111 20 settembre.</p>
<h3>Luoghi di interesse</h3>
<p>* il borgo medievale (sec. X) denominato “Piano delle Fosse” con la coeva chiesetta di piazza Carmelo Silipigni;</p>
<p>* la torre di don Giacomo (sec. XV);</p>
<p>* la chiesa di Sant&#8217;Antonio (sec. XVII);</p>
<p>* la fontana artistica &#8216;U tri canali (sec. XVII);</p>
<p>* il palazzo Maurigoffe (1786) che si affaccia su Piazza dell’Incontro;</p>
<p>* il palazzo Sant’Ippolito (sec. XVIII), sede di rappresentanza municipale;</p>
<p>* il palazzo della Principessa di Gerace (sec. XVIII), oggi palazzo Tripodi;</p>
<p>* il palazzo Baldari (sec. XVIII), oggi biblioteca-mediateca e centro conferenze;</p>
<p>* il neoclassico Duomo (1933), consacrato a Sant’Ippolito, al cui interno vi sono pregevoli opere d’arte dell’800;</p>
<p>* i palazzi (sec. XVII-XVIII) lungo l’antica via del Commercio, oggi via Roma (il tratto iniziale) e via G. Lomoro (il tratto finale fino alla moderna rotatoria del Quadrivio Sbaglia).</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/gioia-tauro/">Gioia Tauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
