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	<title>Bruzi &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>Bruzi &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Vibo Valentia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 14:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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		<category><![CDATA[Castello di Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[colonia greca]]></category>
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		<category><![CDATA[Regno delle Due Sicilie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Vibo Valentia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Vibo Valentia: l&#8217; antica colonia greca Hipponion</h1>
<h2>Le origini</h2>
<p>Fondata dai Bruzi con il nome di <em>Veip (&#8220;golfo&#8221;),</em> divenuta poi colonia greca con il nome di  Hipponion, nel V secolo a.C. fu vinta e distrutta da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa. Nel 192 a.C. i Romani vi insediarono due colonie: <em>Vibona</em>, sul mare, e <em>Valentia</em>, in collina, anche se già in epoca imperiale i due insediamenti venivano indicati con il nome comune di <strong>Vibo Valentia</strong>. Divenuta roccaforte bizantina, fu distrutta dagli Arabi nel corso del X secolo d.C.; gli Svevi la ricostruirono alla metà del 1200 con il nome di <em>Monteleone.</em> Nel 1500 diviene feudo della famiglia Pignatelli, che donò alla città numerosi monumenti e favorì un vivace sviluppo culturale ed economico.<br />
Parte del <em>Regno delle Due Sicilie</em>, Vibo Valentia fu in seguito elevata a capoluogo dai Francesi. Durante l’epoca fascista la città recuperò il suo nome latino e subì un profondo riassetto urbanistico, che si conserva ancora oggi.<br />
La struttura dell’abitato è articolata tra il borgo medioevale, che si raggruppa intorno al Castello, dalle vie strette, sinuose e spesso in forte pendenza, e la parte moderna, di costruzione più recente ed ordinata.</p>
<h2>Da visitare:</h2>
<p><strong><em> &#8211; Il Castello Normanno-Svevo</em></strong> è posto sul sito dell&#8217;acropoli greca: edificato tra il 1055 e il 1057, ha subito nei secoli numerose modifiche. Costruito utilizzando materiale greco di scarto, offre allo sguardo le sue torri angolari cilindriche, una torre speronata e una porta con arcata di epoca angioina. Il Castello è oggi sede del Museo Archeologico Statale;</p>
<p><strong><em> &#8211; Il Duomo o Chiesa Collegiata di San Leoluca</em></strong>, costruito fra il 1680 e il 1723, è in stile barocco. Di particolare rilievo sono i portali in bronzo realizzati dal Niglia, che raccontano le vicende storiche e leggendarie della città, e l’altare maggiore, decorato con la “Madonna della Neve”, gruppo scultoreo in marmo di Carrara;</p>
<p><strong><em>&#8211; La Chiesa di Santa Maria degli Angeli</em></strong>, edificata nel 1600, che conserva al suo interno una Madonna con Bambino di fine &#8216;500 e una pala d&#8217;altare del Seicento attribuita a Luca Giordano, e la Chiesa del Rosario, eretta nel 1280, la chiesa più antica di Vibo; restaurata nel &#8216;700, conserva perfettamente fusi elementi medioevali, come la pavimentazione a piastrelle maiolicate, ed elementi barocchi.</p>
<p>Dell&#8217;epoca greca rimangono parti delle <em>Mura Greche</em>, risalenti al <em>V-IV secolo a.C</em>. Di grande valore anche i resti del Tempio di Proserpina, rinvenuti nel 1916, i cui marmi vennero utilizzati per edificare la Cattedrale Normanna di Mileto.</p>
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		<title>Monasterace</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/monasterace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[Kaulon]]></category>
		<category><![CDATA[Kaulonia]]></category>
		<category><![CDATA[Monasterace]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Reggio Calabria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Monasterace: l&#8217;antica città magno-greca</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>La leggenda narra che nell&#8217;VIII secolo a.C. KAULONE figlio dell&#8217;amazzone CLETE approdò sulle coste antistanti l&#8217;odierna <strong>Monasterace</strong> marina.</p>
<h3><strong>Età antica</strong></h3>
<p><strong>Monasterace</strong> marina è il luogo dell&#8217;antica città magno-greca di Kaulon, Tuttavia, non si può escludere la possibilità che il sito sia già stato popolato da gente indigena, o addirittura dai bruzi stessi che molto prima del VII secolo a.C.(data in cui i greci colonizzarono il meridione d&#8217;Italia) risiedevano in Calabria insieme ai lucani, di cui erano schiavi e successivamente alleati contro le pretese di Roma.</p>
<h3><strong>Età medievale</strong></h3>
<p><strong>Monasterace</strong> superiore ha un&#8217;origine medievale, fu popolata dai superstiti di KAULONIA, che dopo la deportazione di metà della popolazione a Siracusa da parte di Dionigi, e successivamente l&#8217;assogettamento a Roma, popolarono i colli circostanti per un duplice motivo, 1) ripararsi dalle malattie infettive quali malaria e plasmodium, che si diffondevano dalle pianure ormai in balia del degrado 2) per sfuggire alle scorrerie di pirati che approfittando delle distruzioni delle città magnogreche, saccheggiavano e incendiavano i pochi centri rimasti in quel periodo monasterace si chiamava CONSILIUM CASTRUM.</p>
<h2><strong>Luoghi d&#8217; interesse</strong></h2>
<p>* Antichi resti della città di Kaulon (Monasterace marina).</p>
<p>* Castello Medievale (Monasterace superiore).</p>
<p>* ruderi della chiesetta bizantina intitolata a San Marco.</p>
<p>* Resti di ville romane.</p>
<p>I ruderi individuati nella zona del tempio dell&#8217;antica Kaulon sono attribuiti ad una chiesa e non ad un monastero, non si sa di preciso ancora se e a quale monastero si deve il nome, si trovano cenni storici anche di un monastero chiamato di &#8220;S. Maria dell&#8217;Arsafia&#8221; zona ubicata al limite tra il territorio di Stilo e Monasterace o potrebbe trattarsi del monastero che attualmente è utilizzato come abitazione da diverse famiglie nel centro storico di Monasterace ubicato in p.zza Duomo.</p>
<p>* Chiesa di Maria SS di Portosalvo risalente alla fine del&#8217;700 appartenente ai marchesi di Francia, di cui rimangono il palazzo nobiliare omonimo antistante alla suddetta chiesa.</p>
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		<title>Cetraro</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/cetraro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 13:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[cetraro]]></category>
		<category><![CDATA[epoca bruzia]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosnza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cetraro: la città posata sul mare</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>E&#8217; una cittadina in provincia di Cosenza posata sul mare. Ha delle origini antichissime, tanto da essere considerata tra le prime città marittime della Calabria Bruzia. L’ingresso alla citta’, avviene dalle tre porte, di Mare, di Basso e di Sopra, che sono forte testimonianza di quanto <strong>Cetraro</strong> nel suo passato fosse un centro fortificato. Il suo centro storico, e’ caratterizzato da stradine di pietre, vichi stretti e viuzze altrettanto suggestive.</p>
<p>Dal 1086, al 1810, <strong>Cetraro</strong>, fu retta dai monaci Benedettini di Montecassino. Molto probabilmente il suo nome, Cetraro, deriva dal fatto che dentro le sue mura vi era una coltivazione abbondante di cedro, anche se altri invece legano il suo nome a quello del fiume Aron, che ne attraversa il suo territorio. <em>(Citra-Aron o Ci-tra Rivum).</em> Nel mese di luglio, viene fatta la festa di San Benedetto, la quale e’ legata a delle tradizioni molto antiche. Infatti, la feste divisa in due giornate, vede scendere ib campo molto gioioso, gli otto rioni del paese, i quali si vestono con gli abiti propri , gareggiando e sfilando per le vie del paese.</p>
<h2>Da vedere<strong>:</strong></h2>
<p><em>Il Santuario della Madonna della Serra</em>, il quale si trova su una collina da dove e’ possibile godere di un paesaggio decisamente straordinario, ed e’ visitabile solo nei mesi estivi.</p>
<h2>Ville e Palazzi</h2>
<p>Palazzo Giordanelli</p>
<p>Palazzo De Caro</p>
<p>Palazzo Del Trono</p>
<p>Palazzo del Vicario</p>
<h2>Chiese e altri edifici religiosi cetraresi</h2>
<p>&#8211; Chiesa di San Zaccaria;</p>
<p>&#8211; Santuario della Madonna della Neve, sul monte Serra;</p>
<p>&#8211; Chiesa Madonna dell&#8217;Assunta o del Ritiro;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Pietro Apostolo o dei Cappuccini;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Nicola di Bari;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Marco Evangelista;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Giuseppe;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Francesco di Paola;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Benedetto;</p>
<p>&#8211; Chiesa dell&#8217;Annunziata, detta dei Marinai;</p>
<p>&#8211; Chiesetta di Porto Salvo.</p>
<h2>Eventi, Feste e Sagre</h2>
<p>Festa di San Benedetto Abate (11 luglio), con processione a mare</p>
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		<item>
		<title>Carlopoli</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/carlopoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Abbazia di Santa Maria di Corazzo.]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[Carlopoli]]></category>
		<category><![CDATA[età eneolitica]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Scigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Tiriolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Carlopoli: la storia</h1>
<p><strong>Carlopoli</strong> è un comune di 1.666 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.</p>
<p>Il territorio dove oggi sorge l’abitato di Carlopoli, si trova al centro di un ideale triangolo i cui vertici sono rappresentati da tre antichi paesi di diversa origine ma che nel tempo ne influenzarono la storia. Tiriolo, esistente già in età protostorica, Scigliano, di origine romana, emanazione dell’antica Martirano il cui nome richiama il dio latino della guerra, e Taverna, l’antica Trischene. Tale posizione privilegiata rappresentò, anche grazie alla limitrofa presenza dell’abbazia di Corazzo, percorsi di transito soprattutto nel Medioevo.</p>
<p>Diversi ritrovamenti di reperti archeologici avvenuti nel secolo scorso in tutto il territorio compreso tra Scigliano e Tiriolo, dimostrano che queste terre furono interessate da insediamenti umani in età protostoriche, se non addirittura preistoriche. Il più recente di tali ritrovamenti riguarda proprio il territorio del comune di Carlopoli: in località Terzo della Castagna sono stati rinvenuti nel corso del 2005 reperti risalenti all’età eneolitica e tracce consistenti di manufatti anche di epoche successive: bruzie , romane e medioevali, a testimonianza di un continuum abitativo da non sottovalutare. Ma Carlopoli fece il suo ingresso ufficiale nella storia nel 1625. Nel mese di Febbraio di quell’anno alcuni uomini provenienti da Panettieri e da altri antichi casali di Scigliano, presentarono al conte Carlo Cicala , proprietario del feudo di Tiriolo, una richiesta formale di fondare in quelle terre un nuovo casale che avrebbero chiamato, in onore allo stesso conte Cicala, Carlopoli: (Città di Carlo). Carlo Cicala approvò tali richieste e permise la fondazione feudale di Carlopoli per tomola 45 di germano da pagare ogni mese di Agosto.  Circa cinque anni dopo l’infeudamento di Carlopoli, Carlo Cicala ebbe il privilegio di fregiarsi del titolo di Principe. Le attività economiche del XVII secolo a Carlopoli furono gestite da pochissime famiglie: i Montoro e i Guzzo, giunte da Tiriolo, e poi i Talarico , i Pingitore, i Brutto e i Nicotera. A testimonianza di quel tempo rimangono ancora a Carlopoli le vestigia di antichi palazzi signorili: arcaiche strutture murarie che paiono cocciutamente resistere al tempo e agli uomini. Nel corso del 1700 Carlopoli fu protagonista di un significativo incremento demografico, dovuto soprattutto ad un eccezionale sviluppo del commercio di prodotti caseari, di ovini e di legname. Carlopoli appare citata in vari registri di compravendita di merci nel corso del XVIII secolo: castagne et pelli pecorine e zimbarine, pellucce di capra e pecore senza lana. Inoltre in una tabella delle entrate della dogana di Napoli per la Calabria Ultra nel 1778 compare Carlopoli per 111 ducati e nel 1792 per 125 ducati. In questi anni si sviluppò a Carlopoli l’attività di lavorazione del latte che fece dei carlopolesi abilissimi artigiani la cui fama ancor oggi resiste soprattutto tra i loro eredi operanti sul litorale ionico tra Catanzaro e Crotone.  Nel 1742 dal libro dello stato delle anime di Carlopoli, redatto dall’arciprete Filippo Aiello, si contano 230 nuclei abitativi. All’epoca i componenti medi di una famiglia erano otto, da cui facilmente si può calcolare il numero degli abitanti. Da ciò si evince come in poco più di cento anni Carlopoli seppe attirare migliaia di coloni, non solo da Scigliano e dai suoi casali: Panettieri, Castagna, Pedivigliano ecc. ecc. ma anche dalle terre di Tiriolo: Cicala, Gimigliano, Settingiano, divenendo così centro economico e sociale di primo piano. Ma anche da Carlopoli, gli antichi coloni si mossero. Dapprima come semplici transumanti nelle calde terre del Marchesato, poi divenendo in quelle terre sedentari. Ancor oggi i dialetti di molti paesi appollaiati sulle alture ioniche conservano ritmi e suoni dell’antica Carlopoli. Non solo: anche molti cognomi riecheggiano padri carlopolesi: Torchia, Talarico, De Fazio, Colosimo, Falbo, Gentile, ecc. ecc. Nel corso del Settecento però iniziò a dare segni di declino un’attività fino ad allora fiorentissima: l’allevamento del baco da seta. A Catanzaro, luogo terminale del commercio, dei 5000 telai esistenti nel XVII secolo, nel 1785 ne erano rimasti meno di trecento, inoltre nelle terre dei Cicala vi fu una contrazione quasi spontanea del gelso, sostituito da alberi da frutto. Il 29 Ottobre 1808 i Francesi, con decreto nr. 922, innalzarono carlopoli ad “Università”, cioè comune autonomo.  Fu infatti solo dal 1809 che vennero istituiti, grazie al riordino amministrativo operato sulla scorta degli ideali giacobini, i registri anagrafici dei nati e dei morti: primo segno di civiltà e di rispetto verso tutti. Nel 1811 venne perfezionato il decreto 922 e Carlopoli entrò a far parte del distretto di Catanzaro .Durante il Risorgimento anche Carlopoli ebbe i suoi “Patrioti” : Alessandro Talarico, Filippantonio Talarico, Francesco Aiello, Serafino Talarico, Vincenzo Talarico, Giovanni Cianflone, Giuseppe Maria Scavo e Carmine Talarico, che può essere considerato il maggior esponente del liberalismo risorgimentale di Carlopoli e fu colui che, nell’imminenza della spedizione dei Mille si tenne in contatto con i maggiori esponenti rivoluzionari della regione: con Donato Morelli di Cosenza, con i catanzaresi Vincenzo e Antonio Stocco, nipoti del più noto Francesco, con i Marincola e con i comitati rivoluzionari di Reggio. Costoro furono attivissimi già nelle rivolte del 1848 e combatterono nei campi di Maida e Curinga.</p>
<p>In un bollettino del 10 Giugno 1848 redatto nel campo di Maida appare, tra le altre, la firma di Alessandro Talarico. Per questi fatti essi furono processati dalla gran corte criminale borbonica nel 1852: questi i reati loro ascritti: Provocazione di reati contro lo stato con discorsi e con scritti nel fine di distruggere e cambiare il governo; Attentati contro la sicurezza interna delle stato con arruolamento in bande armate organizzate per distruggere e cambiare il governo, Reiterazione dei due misfatti. Nel 1867 scaturì un evento storico nella storia di Carlopoli: il 29 Settembre di quell’anno l’amministrazione provinciale di Catanzaro richiese ai comuni di Carlopoli e Castagna deliberazioni circa la loro effettiva volontà di aggregarsi. Il 3 Maggio 1868 il Sindaco di Carlopoli Davide Talarico lesse ad alta voce:  Udita la proposta di aggregazione, come da nota 30 Marzo della Regia Prefettura, la quale ha per oggetto aggregazione del comune di Castagna a quello di Carlopoli, considerando che questo comune con pochissime rendite patrimoniali, tanto misere da non giungere alla cifra di lire cinquecento, deve di necessità ogni anno caricare i comunisti con tasse o con sovraimposte di tributi diretti onde far fronte alle spese del proprio bilancio che d’anno in anno vengono aumentando, considerando che Castagna trovasi press’a poco al medesimo stato e condizione nostra, essendo che sia indubbio il vantaggio delle associazioni, dal quale se crescono da una parte le spese, non crescono però mai in proporzione del maggior introito che si può avere, talchè l’uno e l’altro comune certamente vi troveranno un grandissimo interesse. Considerando che la posizione topografica d’ambedue si presti in ogni modo a questa aggregazione, non distando l’un l’altro questi due comuni più di un quarto d’ora di strada quasi piana: considerato che fatto un solo comune, essendo gli interessi pure fatti comuni sarà facilissimo realizzare ciò che da tempo è solo un asperanza: il tronco di strada che unisce alla consolare passando per Castagna che dista dalla consolare suddetta non più di mezz’ora, considerando che questa aggregazione porterà pure un vantaggio in riguardo alla sicurezza pubblica assai travagliata in Castagna, quali ne siano le cause che ora non può questo consiglio decifrare , ma che però seguendo l’aggregazione tutte sparirebbero. Il consiglio comunale di Carlopoli deliberò all’unanimità di aderire. A ciò seguì il 21 Marzo 1869 il Regio decreto nr. 4981 che soppresse il comune di Castagna.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>Nel territorio di Carlopoli si trovano i resti dell&#8217;antica <strong>Abbazia di Santa Maria di Corazzo.</strong></p>
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		<title>Tiriolo</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/tiriolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[botteghe d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[brettii]]></category>
		<category><![CDATA[Bruzi]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Tiriolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tiriolo: il comune &#8220;greco&#8221;</h1>
<h2>Le origini</h2>
<p>E&#8217; un comune di circa 4.000 abitanti e a 690 metri sul livello del mare della provincia di Catanzaro.</p>
<p><strong>Tiriolo</strong> fu fondato, si dice, dai greci circa 600 anni prima della guerra contro Troia, <em>Tryros</em> da cui il suo nome dai 3 monti che la circondano. È possibile che venne fondata in questo punto per la sua grande posizione strategica, si dice anche che si sia fermato Ulisse e che sia la terra dei Feaci. La popolazione originaria era composta da greci, fino a quando circa nel 500 a.C. La popolazione di stirpe indoeuropea i brettii o Bruzi la conquistarono e perse i contatti con la madre-patria, la Grecia.</p>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Centro agricolo della Sila piccola, situato a nord dell&#8217;istmo di Catanzaro, sopra un poggio che segna il displuvio tra la valle del fiume Amato sul versante tirrenico e quella del fiume Corace sul versante ionico. La parte nord-orientale dell&#8217;abitato si addossa alle pareti rocciose di uno spuntone calcareo. Nel territorio comunale di Tiriolo, al confine con il territorio di Settingiano, sono visibili i ruderi di Rocca Falluca, un antico borgo medievale, fondato alla metà dell&#8217;XI secolo attorno a un castello normanno e abbandonato alla fine del XVI secolo, patria dell&#8217;umanista Agazio Guidacerio (1477-1542).</p>
<h2>Le botteghe d&#8217;arte</h2>
<p>A Tiriolo esistono ancora alcune botteghe d&#8217;arte che producono lavori a telaio e a tombolo: i vancali, scialli tradizionali, e tessuti in lana e seta. L&#8217;agricoltura dà grano, mais, frutta, olive e uva che vengono lavorati in loco da frantoi e impianti di vinificazione. L&#8217;industria è attiva nel settore dell&#8217;arredamento, della lavorazione dell&#8217;olio, dei dolciumi.</p>
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