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	<title>Crotone &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<description>La rete del Made in Calabria</description>
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	<title>Crotone &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Elio incanta il Teatro Garden di Rende con “Quando un Musicista Ride”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 10:29:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Premi e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Elio]]></category>
		<category><![CDATA[Elio e le storie Tese]]></category>
		<category><![CDATA[teatro garden]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elio, noto per la sua carriera con Elio e le Storie Tese, ha portato sul palco un mix di musica e comicità, accompagnato da una band di giovani talenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora un successo per la rassegna <a href="https://www.eccellenzecalabresi.it/taurianova-legge-la-fiera/">teatrale</a> “Prima Fila” grazie allo spettacolo “Quando un Musicista Ride” di Elio, andato in scena al Teatro Garden di Rende. Il numeroso pubblico ha potuto così assistere ad una performance unica e coinvolgente da parte di un artista poliedrico.</p>
<h3>Elio e le Storie Tese</h3>
<p>Elio, noto per la sua carriera con Elio e le Storie Tese, ha portato sul palco un mix di musica e comicità, accompagnato da una band di giovani talenti. Lo spettacolo ha messo in mostra la capacità di Elio di giocare con la musica e le parole creando un’atmosfera magica con il pubblico, che ha potuto ridere e riflettere allo stesso tempo.</p>
<p>Durante la serata, Elio ha eseguito brani celebri di grandi artisti, reinterpretandoli con arrangiamenti inediti e sorprendenti. Molte canzoni, poi, sono state introdotte da aneddoti e battute che hanno svelato il lato più ironico dell’artista.</p>
<p>La sua performance ha messo in luce non solo il suo talento musicale, ma anche la sua sensibilità verso temi di attualità e il suo impegno nel promuovere valori positivi attraverso la musica.</p>
<p>“Quando abbiamo scritto lo spettacolo – ha detto Elio – l’intenzione è stata quella di raccontare tutto il mondo comico degli anni ‘70 dell’area del derby club a Milano. Non solo derby, ma al centro di questo cerchio immaginario c’è proprio il derby perché volevo proprio far risaltare questa differenza enorme che c’è fra la libertà creativa di quegli anni con questo amore per l’assurdo e per il surreale, che a me piace tanto, e quello che, invece, sta accadendo ora. Dopo tanti anni, invece di andare avanti dal punto di vista della creatività e della libertà creativa, abbiamo fatto tantissimi passi indietro e questo spettacolo penso che lo metta molto bene in luce”.</p>
<p>La rassegna “Prima Fila”, giunta alla sua XXII edizione, continua a portare sul palco spettacoli di alta qualità, confermandosi come un appuntamento imperdibile per gli amanti del teatro e della musica. I due prossimi spettacoli sono in programma venerdì 20 dicembre alle ore 21 al Teatro Sybaris di Castrovillari con lo spettacolo “Via del Popolo” di e con Saverio La Ruina e sabato 21, sempre alle ore 21, al Teatro Apollo di Crotone con i Gemelli di Guidonia.</p>
<p>Scopri altre eccellenze nel sito <a href="http://www.eccellenzeitaliane.eu" target="_blank" rel="noopener">www.eccellenzeitaliane.eu</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La nuova era di Abramo CC: intervista ad Angelo Strazzella</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/abramo-cc-intervista-angelo-strazzella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 13:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Strazzella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri come la Enosi Holding e Steel Telecom stanno rilanciando Abramo CC, garantendo stabilità e nuove opportunità lavorative a Crotone.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Angelo Strazzella</strong>, presidente della <a href="https://www.enosi.it/" target="_blank" rel="noopener">Enosi Holding</a>, ha annunciato che la nuova proprietà della <strong>Abramo CC non si limiterà ad occupare solo 229 dipendenti. La Enosi Holding, insieme alla Steel Telecom, ha acquisito il ramo d&#8217;azienda dell&#8217;Abramo CC relativo alla commessa Tim Business, che scade il 30 giugno.</strong> Il passaggio di consegne avverrà il prima possibile, compatibilmente con le procedure previste dalla normativa.</p>
<h3>La visione di Enosi Holding</h3>
<p>Angelo Strazzella ha fondato il Gruppo Enosi nel 2013, un nome che significa &#8220;Unione&#8221;. L&#8217;obiettivo principale della holding è <strong>rilanciare le aziende in crisi.</strong> &#8220;Enosi è una holding che cerca di rilanciare le aziende in crisi,&#8221; ha spiegato Strazzella in un&#8217;intervista a il <a href="https://www.eccellenzecalabresi.it/crotone/">Crotonese</a>. &#8220;Abbiamo iniziato un percorso di acquisizione di un ramo della Abramo CC insieme a un operatore specializzato nel settore come Steel Telecom.&#8221;</p>
<p>Attualmente, Abramo CC impiega 347 persone. Tuttavia, la nuova proprietà <strong>si è impegnata ad assumere 229 tra dipendenti e collaboratori.</strong> &#8220;Nell’auspicio che il rapporto con Tim possa proficuamente proseguire,&#8221; ha precisato Strazzella, &#8220;ne potrebbero essere trasferiti in numero maggiore rispetto alla proposta.&#8221;</p>
<h3>Stabilità e Futuro</h3>
<p>Sul futuro dei dipendenti, Strazzella ha dichiarato che i lavoratori del ramo di azienda aggiudicato resteranno in sede a Crotone, in Calabria. &#8220;Anche gli eventuali ulteriori dipendenti che dovessero essere assunti resteranno in sede,&#8221; ha aggiunto. &#8220;Stiamo dando prova di serietà ed affidabilità e ci faremo parte diligente per cercare di estendere il numero di occupati.&#8221;</p>
<p><strong>L’obiettivo della Enosi Holding è rendere l’azienda produttiva sul medio e lungo periodo. &#8220;È un’operazione industriale di lungo periodo, perché investiamo capitali nostri e riteniamo di poter rilanciare Abramo CC,&#8221; ha concluso Strazzella.</strong></p>
<h3>Un passo importante per Crotone</h3>
<p>Questa acquisizione rappresenta un passo significativo per l&#8217;economia locale di Crotone e per i dipendenti della Abramo CC. La promessa di <strong>stabilità lavorativa e la possibilità di crescita futura</strong> sono segnali positivi per la comunità.</p>
<h3>Una strategia di rilancio</h3>
<p>La strategia della Enosi Holding si basa su una visione di lungo termine, puntando sulla <strong>stabilità</strong> e la <strong>crescita</strong>. L&#8217;acquisizione del ramo d&#8217;azienda dell&#8217;Abramo CC è solo l&#8217;inizio di un processo che mira a rendere l’azienda più competitiva e sostenibile nel tempo.</p>
<p><strong>Investire in un’azienda in crisi richiede coraggio e visione. La fiducia che la Enosi Holding sta mostrando nei confronti di Abramo CC è un segnale di speranza per i lavoratori e per la comunità. L&#8217;impegno a mantenere e possibilmente aumentare i posti di lavoro è un elemento fondamentale per il successo di questa operazione.</strong></p>
<p>L&#8217;acquisizione del ramo d&#8217;azienda dell&#8217;Abramo CC da parte di Enosi Holding e Steel Telecom segna <strong>l&#8217;inizio di una nuova era per l&#8217;azienda</strong>. Con una strategia di rilancio a lungo termine, un impegno concreto verso i dipendenti e una visione chiara per il futuro, Angelo Strazzella e il suo team sono pronti a trasformare Abramo CC in un&#8217;azienda produttiva e competitiva.</p>
<p>Fonte dell&#8217;articolo <a title="www.ilcrotonese.it" href="https://www.ilcrotonese.it/2024/06/07/abramo-cc-venduta-parla-il-nuovo-proprietario-investimento-sul-lungo-periodo/1703360/" target="_blank" rel="noopener">www.ilcrotonese.it</a>.</p>
<h3></h3>
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		<title>Parco Nazionale</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/parco-nazionale-della-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 13:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[altopiano silano]]></category>
		<category><![CDATA[Marchesato]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Nazionale della Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Sila Piccola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cr e Cz</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Parco Nazionale della Calabria: le bellezze naturali</h1>
<p>Vasto quanto lo sguardo che dai monti corre fino al mare è l’orizzonte che si schiude oltre le amene colline, coperte da ulivi e da campi coltivati, o le terre franose, che dai contrafforti orientali dell’altopiano silano ondeggiano verso la costa con giganteschi dossi di pietra: è il Marchesato, ove il marrone bruciato delle zolle si alterna, con le stagioni, all’oro delle messi o al verde intenso dei germogli, mentre l’ocra rosso delle immense onde di argilla, coi calanchi arditi e le scoscese quinte di arenaria, si mescola al belato delle greggi, transumanti fino ai pascoli in fiore dei monti della Sila. Un paesaggio d’altri mondi, che appena sopra i 900 metri arretra improvviso dinanzi alle fitte foreste col loro manto di felci, alla ampie radure e alle praterie in quota dipinte da fioriture policrome.<br />
Siamo nel <strong>Parco Nazionale della Calabria</strong>, nell’area chiamata Sila Piccola, che la Provincia di Crotone condivide con quella di Catanzaro. Alle aride terre del Marchesato fa da contraltare la verdeggiante natura di questi monti, la cui ricchezza di acque, dal suggestivo lago Ampollino fino ai numerosi fiumi e torrenti &#8211; il Tacina, il Neto e il Soleo &#8211; scava forre profonde, segnate da pozze e cascate, e, sotto la terra, lo stesso arcano prodigio: nella zona nord-occidentale del Crotonese si dirama uno dei sistemi carsici più importanti d’Italia. Acque che scorrono, ora tranquille e silenti ora impetuose e scroscianti; acque perenni, che incidono le ere con fregi d’alabastro e specchi cristallini, per perdersi, infine, nel mistero del mare. Un mare antico, con scogliere maestose e ampie spiagge, su cui la sabbia, fine, ha il colore del tramonto, con promontori e golfi ad abbracciare acque limpidissime, che, secondo la leggenda, proprio a largo di Le Castella avrebbero cullato Ogigia prima che sprofondasse nell’oblio.</p>
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		<title>Cirò</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/ciro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Home]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Cirò]]></category>
		<category><![CDATA[città del vino]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di croone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Kr</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cirò: la città del vino</h1>
<p><strong>Cirò</strong> è un comune di 3.342 abitanti della provincia di Crotone.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Alcuni ritrovamenti di armi e manufatti fanno risalire la storia millenaria di Cirò all&#8217;eta del Bronzo ma è sicuramente con l&#8217;arrivo di coloni greci che venne fondata la città di Krimisa (Crimisa o Crimissa) e che colonizzarono l&#8217;area compresa tra Sibari e Crotone.</p>
<p>La posizione territoriale precisa della città di Krimisa è oggi oggetto di discussione e tesi differenti tra archeologi e storici: c&#8217;è chi individua l&#8217;area costiera dell&#8217;attuale Cirò Marina come probabile sede dell&#8217;antica Krimisa o l&#8217;area collinare che domina il litorale ionico dell&#8217;attuale Cirò. L&#8217;idea più condivisa individua l&#8217;area nella zona di Punta Alice. Secondo il mito, Cirò sarebbe stata fondata da Filottete e chiamata Chone; il geografo greco Strabone pone la città di Chone (Ypsicron) in posizione più elevata rispetto a Krimisa. Questo indizio avvalora l&#8217;idea che colloca Krimisa nella zona di Punta Alice. La Città conobbe un fiorente periodo e vennero eretti alcuni templi per il culto in varie zone del territorio; quello dedicato ad Apollo Aleo è il più famoso grazie ai pochi ma inequivocabili rinvenimenti di alcuni capitelli e vari elementi architettonici ad opera dell&#8217;archeologo Paolo Orsi. Oggi infatti molte aree e zone presentano nomi locali che richiamano all&#8217;antichità ellenica nel dialetto locale degli abitanti: Santa Venere ne è un esempio molto esaustivo. Probabilmente è molto legato il passaggio dalla costa alle colline tra l&#8217;VIII e il X secolo a.C. per ragioni politici e militari di sicurezza a difesa dalle incursioni ad opera di popolazioni come i Saraceni. Durante le guerre puniche la città di Krimisa fu predata e saccheggiata ad opera dei Romani e dei Cartaginesi e distrutta diverse volte durante la guerra Gotico-Bizantina.</p>
<p>Krimisa fu probabilmente abbandonata al suo destino e gli abitanti si rifugiarono sulle colline che rappresentavano un&#8217;ottima posizione strategica e contribuirono a popolare la città di Chone, l&#8217;attuale Cirò.</p>
<h2>Personaggi illustri</h2>
<p>Tra i personaggi illustri si ricorda <strong>Luigi Lilio </strong>(o Giglio, in latino Aloysius Lilius; Cirò, intorno al 1510 – forse a Roma, verso il 1576). Ideatore assieme al fratello Antonio della riforma del calendario gregoriano. Vedi anche personaggi_Storici.A seguire si ricorda <strong> Gian Teseo Casoppero</strong> (15xx): scrittore, latinista, filosofo, autore di opere tra il 1527 ed il 1535, ispiratore di Luigi e Antonio Lilio. E poi ancora <strong>Elia Astorini , </strong>intellettuale di fama europea, frate carmelitano, medico. Aderì in Svizzera alla riforma protestante; insegnò filosofia e fu vice prefetto dell&#8217;Università di Marburgo. <strong>Giovan Francesco Pugliese,</strong> giurista, scrittore, autore di &#8220;Descrizione e istorica narrazione di Cirò&#8221;, testo di rilievo per la dettagliata descrizione socio-economica della realtà di un comune del sud Italia nel IXX secolo.  <strong>Domenico Siciliani ,  </strong>generale di corpo d&#8217;Armata, Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito Regio, Governatore della Cirenaica. Autore materiale del Bollettino della Vittoria della I guerra mondiale, firmato dal generale Armando Diaz (&#8230;&#8221;I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza&#8221;.). <strong>Luigi Siciliani ,   </strong>poeta e scrittore. Fratello del generale Domenico Siciliani. Potrebbe essere l&#8217;ispiratore del Bollettino della Vittoria della guerra contro l&#8217;Austria del &#8217;15-&#8217;18, firmato dal generale Armando Diaz.  <strong>Vittorio Pugliese,  </strong>politico, parlamentare, più volte Segretario di Stato e principale esponente della Democrazia Cristiana in Calabria tra il dopoguerra e gli anni sessanta, fu relatore della Legge di riforma agraria (c.d. Legge Gullo). <strong>Stefano Pugliese,  </strong>medaglia d&#8217;oro al valor militare per l&#8217;affondamento dell&#8217;incrociatore San Giorgio a Tobruk. Ammiraglio di squadra navale con incarichi speciali, comandante in capo della flotta NATO del Mediterraneo centrale. <strong>Ilio Adorisio</strong>  ingegnere, filosofo, organizzatore industriale, economista, drammaturgo, ordinario di Economia dei trasporti e di Economia matematica nelle università di Cagliari, L&#8217;Aquila e Roma, consulente della Banca Mondiale e di svariati governi per la pianificazione dei trasporti.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>IL CASTELLO CARAFA</p>
<p>La città si avvolge attorno a un manufatto mili­tare, il castello dei Carafa (oggi di proprietà pri­vata), che ne condiziona l&#8217;assetto abitativo. Fu quasi certamente fatto costruire dai suddetti feudatari, spinti sia da esigenze di difesa verso assalti nemici, sia dalla volontà di controllare gli abitanti della cittadina. Il castello ha una forma trapezoidale, i cui vertici sono occupati da quattro torri circolari, ed è diviso in tre parti: i sotterranei, che per l&#8217;alone leggendario che li circonda, hanno sempre suscitato curiosità; il piano magazzini con il lastricato del cortile in pietra locale (particolare la stella centrale a nove punte ripetute, in modo concentrico, all&#8217;interno di un cerchio); il piano superiore che comprendeva due appartamenti e altre stanze per la servitù.</p>
<p>PALAZZO ADORISIO</p>
<p>Edificio su tre livelli in via S. Giuseppe. Il portale con arco a tutto sesto è provvisto di lucer­nario.</p>
<p>PALAZZO QUATTROMANI</p>
<p>Si trova in piazza San Giovanni, per anni ha ospitato gli uffici della Pretura. Sulla facciata posteriore, che affaccia su vico San Cataldo, si nota un&#8217;ampia apertura a doppio arco con pilastro centrale.</p>
<p>PALAZZO SICILIANI</p>
<p>Costruito nel 1919 in via Marconi, oggi ospita il liceo scientifico &#8220;Ilio Adorisio&#8221;. Particolare il portale d&#8217;ingresso a doppio arco con piccola rampa di scale e balconcino balaustrato sovrastante. Sulle finestre del piano superiore spicca­no una serie di maschere in pietra. L&#8217;imponente edificio della seconda metà dell&#8217;800 ha la caratteristica di essere stato costruito sopra uno dei torrioni della cinta muraria del borgo. Nel 1950 fu venduto dal conte Umberto Siciliani alle famiglie Arcuri, Conci e De Franco.</p>
<p>PALAZZO SUSANNA</p>
<p>La costruzione si trova in via Lilio ed è caratte­rizzata da un portale ad arco con mascherone apotropaico alla chiave di volta e lucernario in ferro battuto finemente lavorato. In alto si apre un delizioso terrazzino.</p>
<p>PALAZZO TERRANOVA</p>
<p>L&#8217;edificio in via Casoppero fu abitato dalla famiglia Terranova, una delle più illustri del paese, che ne rimase in possesso fino al 1947. Degno di nota è l&#8217;imponente portale d&#8217;ingresso con piedritti modanati su cui poggia un arco a tutto sesto con decoro alla chiave di volta. Bello anche il lucernario a raggiera in ferro battuto.</p>
<p>PALAZZO TETI</p>
<p>L&#8217;antico edificio di via Pugliese pare sia stato abitato nel &#8216;700 dalla famiglia Mauro e nell&#8217;800 da quella dei Cristiani per poi passare, infine, nelle proprietà di Oreste Teti. Degno di nota il portale d&#8217;ingresso ad arco con cancello in ferro battuto.</p>
<p>PALAZZO VERGI (oggi Baffa)</p>
<p>Edificio in via Marconi. Costruito in pietra facciavista, si presenta su due livelli più un corpo rialzato. Il portale è arricchito da un portale ad archi concentrici. In alto un piccolo balcone con mensole in pietra e ringhiera in ferro battuto. Gli angoli sono evidenziati da pietre squadrate.</p>
<p>EX PALAZZO VESCOVILE</p>
<p>Questo edificio era utilizzato in passato come residenza estiva del vescovo di Umbriatico. Si caratterizza per un corpo avanzato nel quale si apre un arco poggiante su colonne modanate che introduce nella corte interna.</p>
<p>PALAZZO PIGNATARI</p>
<p>Si trova lungo via Casoppero ed è noto per il balcone &#8220;della Madonna delle Lacrime&#8221;, così chiamato per via della presenza di un quadro della Vergine che pare abbia lacrimato. La loggia con angioletti e targa centrale è abbellita da colonne monolitiche dotate di semplici capitelli reggenti una copertura in muratura finemente decorata.</p>
<p>PALAZZO VITETTI</p>
<p>In piazza Bandiera. In passato appartenne al marchese Susanna che pare vi abbia ospitato re Ferdinando d&#8217;Aragona.</p>
<p>PALAZZO VITO</p>
<p>È molto particolare questo palazzo che ha ospi­tato in passato vari uffici comunali e scuole. L&#8217;ingresso, più basso rispetto all&#8217;assetto strada­le, si raggiunge per mezzo di una scalinata che scende fino a una piccola corte esterna. Composto da corpi irregolari, ha un portale con arco a tutto sesto sovrastato da due finestre ad arco.</p>
<p>MONUMENTO AI CADUTI</p>
<p>È un monumento composito addossato alla fac­ciata principale della chiesa madre. Circondato da una ringhiera in ferro battuto, è formato da una lapide in bronzo (inaugurata nel 1921) sulla quale sono incisi i nomi dei 96 cirotani caduti nella Prima guerra mondiale e da una lapide in marmo (inaugurata nel 1949) che riporta, inve­ce, i nomi dei 41 soldati morti nella Seconda guerra mondiale e di un caduto della guerra d&#8217;Africa. Tra le due lapidi c&#8217;è lo stemma di Cirò e in alto una statua (ideata da Salvatore Ianni) che raffigura un soldato ferito.</p>
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		<title>Petilia Policastro</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/petilia-policastro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 12:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[brettii]]></category>
		<category><![CDATA[fiume Soleo]]></category>
		<category><![CDATA[fiume Tacina]]></category>
		<category><![CDATA[Petilia Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Petilia Policastro: l&#8217; antico borgo bizantino E&#8217; un comune di circa 9.500 abitanti della provincia di Crotone. Petilia Policastro è un antico borgo bizantino circondato da mura ad architettura militare. Nel suo territorio, lungo i fiumi Tacina e Soleo, sono state ritrovate testimonianze di insediamenti di origine brettia, risalenti al IV e III secolo a.C.; ancora [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Petilia Policastro: l&#8217; antico borgo bizantino</h1>
<p>E&#8217; un comune di circa 9.500 abitanti della provincia di Crotone.</p>
<p><strong>Petilia Policastro</strong> è un antico borgo bizantino circondato da mura ad architettura militare. Nel suo territorio, lungo i fiumi Tacina e Soleo, sono state ritrovate testimonianze di insediamenti di origine brettia, risalenti al IV e III secolo a.C.; ancora tracce romane, dalla Repubblica al tardo impero. Lungo il torrente Cropa, esistono delle grotte di origine naturale, ma che sin dall&#8217;antichità sono state utilizzate da pastori nomadi durante la transumanza; infatti sono state ritrovati selce e terracotta risalenti all&#8217;uomo del pleistocene. L&#8217;abitato odierno, conserva ancora l&#8217;antico centro storico, mal tenuto, di chiara impronta bizantina. Vi sono segni dei secoli successivi, come i palazzi seicenteschi e settecenteschi; infatti, i sovrani spagnoli, nel Seicento inviarono la famiglia baronale dei Portiglia, per avere un completo controllo del territorio circostante; di questi esiste ancora il palazzo omonimo. Ancora, il palazzo Aquila, anch&#8217;esso seicentesco. Poi quello settecentesco dei principi Filomarino e della famiglia Ferrari. Anche le chiese sono antiche: Santa Maria Maggiore, del 1400; San Nicola Pontefice e l&#8217;Annunziata del 1600. Gli anni a venire sono simili a quelli di altri paesi del meridione. Tra i personaggi importanti vi sono: Luigi Giordano + 1911, Domenico Sisca (1888 &#8211; 1969) e Titta Madia (1894 &#8211; 1976), parlamentare nel periodo fascista e autore della prima industrializzazione del territorio. Si ipotizza che Papa Antero fosse nato a Petilia Policastro.</p>
<h2>Da visitare</h2>
<p><em>Il centro storico</em> di Petilia Policastro si erge su una rupe, di difficile accesso, ed è un esempio di aggregato urbano sviluppatosi nel medioevo. Le strade sono strette, adattate all’orografia del terreno e formano un reticolo che fa perno su tre direttrici (via Difesa, via Petilina, corso Roma), che collegano la parte alta e la parte bassa del paese. Nella parte inferiore esistevano sostanzialmente due porte d’accesso al paese: a porta da Judeca e a porta du Ringu.</p>
<p>I principali assi viari sono collegati tra di loro da vicoli stretti (che confluiscono in piazzole denominate rughe) e vi si affacciano palazzi di notevole valore architettonico, costruiti dalla seconda metà del ‘500 fino all’ ‘800. Tra questi ricordiamo: il Palazzo Portiglia, Palazzo Madia e i Palazzi delle famiglie Vallone, Filomarino, Girifalco-Tronca, Carvelli, Aquila, Giordano, Ferrari, Mazzuca, Mancini, Campitelli. In passato è prevalso un desiderio di rinnovamento, che ha portato ad abbattere vecchie casupole del centro per ampliare le strade o per isolare le chiese e i palazzi più famosi. Neanche il centro storico è riuscito a sfuggire al cemento, ma ha conservato le sue connotazioni stilistiche; per cui i portali dei palazzi su indicati, i loro stemmi e fregi, le chiese, rappresentano un vero e proprio patrimonio artistico cittadino.</p>
<p><em>La chiesa dell’Annunziata</em> fu chiamata anche &#8220;la nuova&#8221;, per distinguerla da quella denominata dell’Annunziata &#8220;di fuori&#8221;, oggi scomparsa.</p>
<p>E’ la chiesa più grande nel perimetro urbano petilino; presenta una pianta rettangolare a croce latina; al suo interno c’è una navata centrale, con cappelle laterali. I pilastri siti all’interno, in pietra calcarea, presentano stucchi e cornici, e cinque archi a tutto sesto per ogni lato.</p>
<p>L’altare maggiore contiene dei fregi, con figure alate, con richiami in stile barocco; presenti, anche, capitelli compositi, lunette e putti. Notevole anche il coro ligneo, di antica lavorazione, sito dietro l’altare.</p>
<p>Una delle opere principali è la statua di marmo della Madonna con Bambino della scuola del Gagini. Il suo piedistallo esagonale è un rilevante esempio d’arte siciliana del XVI secolo; ha tre facce visibili che ospitano, dei bassorilievi: al centro l’Annunciazione, a destra S. Domenico e S. Sebastiano a sinistra.</p>
<p><em>La chiesa Matrice</em>: fu chiamata in origine chiesa di S. Nicola dei Latini, per distinguerla da S. Nicola dei Greci; la sua costruzione si fa risalire al ‘600, ed ha una struttura rettangolare, con all’interno una navata centrale, più alta ed ampia, ed altre due più strette e basse.</p>
<p>E’ stata sempre una chiesa importante per Petilia, perché un tempo era sede dell’Arcipretura e vi gravitava l’arciconfraternita del SS. Sacramento. Fino al 1808 l’edificio sacro portò anche il nome di &#8220;Chiesa del Santissimo&#8221;. Una sua caratteristica peculiare è l’asimmetria della facciata principale, più sporgente dal lato destro del campanile; anche i fregi sono leggermente asimmetrici.</p>
<p>All’interno presenta delle similitudini con la chiesa dell’Annunziata, in particolare nella controsoffittatura a forma di botte, con capriate in legno e tetto a capanna.</p>
<p>L’altare maggiore presenta una composizione in marmi policromi, con richiami al barocco. Dietro l’altare c’è l’antico coro, lavorato con pregio e di color noce scuro.</p>
<p><em>La chiesa delle Manche</em>: detta anche di Sant’Antonio o del Cimitero, faceva parte dell’omonimo convento, è stata edificata all’inizio del ‘600 dai frati dell’ordine dei Riformati. In un’apposita cappella, fatta erigere da Tommaso Tronca, vi fu venerata la Vergine del Soccorso.</p>
<p>Fino a tutto l’Ottocento il convento ospitò i Riformati, che arrivarono a contare fino a venticinque presenze in loco. In seguito, accanto alla chiesa, venne realizzato il cimitero del paese; e fu così che, a partire dai primi anni del ‘900, la presenza dei religiosi cominciò a venir meno. Oggi dell’antico convento non resta che il pozzo del chiostro, adibito ad ossario, ed alcune celle dei frati, trasformate in sale mortuarie. La chiesa ospita i resti mortali del vescovo petilino Antonio Caruso.</p>
<p><em>La chiesa di san Francesco</em>: è sorta sui ruderi della chiesa di S. Maria dei francesi intorno al 1690. Sulla porta laterale della chiesa è presente una lapide risalente al XVIII secolo, in cui si ricorda il culto di S. Cesareo e di S. Aloi, con una sintetica storia dell’edificio. La sua struttura consta di una unica ampia navata, e perciò molto capiente.</p>
<p><em>La chiesa ed il convento della santa Spina:</em> il complesso architettonico si trova fuori dall&#8217;abitato, circondato da boschi di querce e castagni. Ha navata unica e tetto a capanna e contrafforti laterali a destra. Di notevole interesse il portale in pietra locale ambrata ad arco a tutto sesto, simile a quello dell&#8217;Annunziata. Ha semicolonne laterali terminanti in capitelli corinzi, sull&#8217;architrave presenta girari, angeli in rilievo e alla base delle semicolonne dei puttini Ha timpano spezzato con al centro la data &#8220;1699&#8221; e l&#8217;emblema dei cappuccini (due braccia, di cui uno nudo e l&#8217;altro vestito di saio, incrociate).</p>
<p><em>Le grotte carsiche</em>: Petilia Policastro ha delle importanti e spettacolari grotte carsiche sovrannominate grotte di cerratullo o dell&#8217;angelo. Esse sono profonde circa 100 metri e partono dal paese e arrivano fino alla localita&#8217; di Principe. Erano gia state scoperte da tanto tempo perché all&#8217;interno vi sono stati trovati dei vasi di terracotta risalenti all&#8217;eta dei bizantini che appartenevano a un gruppo di pastori che durante la transumanza avevano lasciato le pecore e si erano introdotti per protergersi. All&#8217;interno ci sono fiumi e laghi sotterranei, e più avanti è dislocata una seconda grotta che viene chiamata grotta dell&#8217;angelo.</p>
<p><em>Le grotte basialiari di San Demetrio:</em> le grotte Grotte localizzate nella zona di Petilia Policaastro all&#8217;interno delle quali sono stati ritrovati resti monastici tra cui una croce bizantina scolpita nel muro.</p>
<p><em>Villaggio Principe:</em> Situato a quota 1479 m. s.l.m., in cui si trovano una quindicina di esemplari ultracentenari di pino laricio: “i giganti di Principe”, dove è presente anche una ex caserma forestale costruita durante il periodo fascista.</p>
<p><em>Collegamenti</em></p>
<p>Petilia Policastro è raggiungibile da Crotone partendo dal cavalcavia nord, direzione Castanzaro, immettendosi sulla S.S. 106. Al bivio per Cutro svoltare a destra proseguendo fino al Bivio Lenze. Seguire le apposite segnalazioni, imboccando la Strada Statale 109 ter, fino a giungere a Foresta; da qui, si può proseguire dritto per arrivare, dopo circa 5 km a Petilia Policastro.</p>
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		<title>Santa Severina</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/santa-severina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 12:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[antica Siberene]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Severina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Crotone</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Santa Severina, l&#8217;antica Siberene: la storia</h1>
<p>L’abitato di <strong>Santa Severina</strong> è conosciuto fin dal V secolo a.C. con il nome greco di Siberene, come ci tramanda Ecateo di Mileto. Intorno all’VIII sec. d.C., nella stessa zona, i Bizantini costruiscono un <em>kastron </em>sulla parte più alta dello sperone di roccia e nominano il luogo Santa Severina.<br />
Nel 1075, il normanno Roberto il Guiscardo, dopo un assedio durato due anni, si impadronisce della rocca e fa edificare il Castello, costringendo la popolazione ad abbracciare la fede romana abbandonando il rito greco. Il paese resta sotto il controllo dei Normanni fino al ‘400, quando diviene un feudo Aragonese sotto il Conte Andrea Carafa. La vicenda feudale termina nel 1800, quando il borgo entra a far parte del Regno di Napoli e poi del Regno d’Italia.</p>
<h2><strong>Da vedere:</strong></h2>
<p><em>Il borgo</em> sorge su uno sperone di tufo che domina la vallata del fiume Neto.</p>
<p><em>La Cattedrale</em> è stata eretta tra il 1274 e il 1295 da Ruggiero di Stefanunzia ed ha un impianto a croce latina a tre navate. L’edificio ha subito numerosi restauri ma conserva l’originale portale normanno: un&#8217;epigrafe sulla facciata ricorda il rifacimento iniziato nel 1705.</p>
<p><em>Il Battistero</em> è invece il più antico monumento bizantino della Calabria: realizzato tra l’VIII e l’IX secolo d.C. , è un edificio suggestivo a base circolare, di grande importanza storico-artistica.</p>
<p><em>La Chiesa dell&#8217;Addolorata</em> risale all’epoca bizantina e nonostante i rifacimenti conserva numerosi elementi dell’epoca pre-normanna.</p>
<p><em>La Chiesa di Santa Filomena</em> risale all&#8217;XI secolo d.C. ed è formata da due cappelle sovrapposte a pianta rettangolare, impreziosite da due portali ogivali normanni.</p>
<p><em>Il Castello</em> è stato eretto nel 1076 dai Normanni sui resti della precedente fortezza bizantina. Nel 1496 è stato ampliato per volere del Conte Andrea Carafa. L’edificio, perfettamente conservato, è composto da un mastio quadrato con quattro torrioni angolari, in corrispondenza dei quali si trovano quattro bastioni sporgenti; è cinto da mura merlate e circondato da un fossato.</p>
<p>Segnaliamo anche il caratteristico <em>quartiere della Grecìa</em>, nella zona orientale, aggrappato allo sperone di roccia, che si è conservato praticamente intatto dal punto di vista urbanistico nonostante gli assedi ed i terremoti.</p>
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		<title>Crotone</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/crotone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 15:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Capocolonna]]></category>
		<category><![CDATA[costa ionica]]></category>
		<category><![CDATA[Kroton]]></category>
		<category><![CDATA[Locri]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cz</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Crotone: il quinto comune più popoloso della regione</h1>
<h2><strong>La storia</strong></h2>
<p>Si estende verso il mare su un promontorio della costa ionica, allo sbocco della regione collinare del Marchesato.<br />
La città vanta una storia prestigiosa e molto antica. Fondata da coloni greci intorno al 710 a.C., ben presto divenne un centro florido ed estese il suo dominio lungo la costa calabra, scontrandosi con la potente colonia di Locri, che sconfisse i crotonesi intorno al 560 a.C.<br />
Negli stessi anni delle guerre di espansione, Crotone ospitò il grande filosofo e matematico greco Pitagora, che qui decise di fondare la sua scuola. Pitagora, con la sua autorità ed il suo prestigio influenzò molto la vita culturale della città ed il suo governo e pare che il suo appoggio sia stato determinante nella battaglia di Nike contro <em>Sibari</em>, vinta dai crotonesi.<br />
Dopo anni di splendore culturale ed economico, Crotone fu conquistata dai Siracusani e successivamente dai Romani, perdendo la propria autonomia. Durante il Medioevo rimase un importante centro strategico sia sotto i bizantini che sotto i normanni, che ne rinforzarono le mura ed ampliarono il porto. Nel 1284 divenne feudo dei Conti Ruffo e nel corso del Medioevo e del Rinascimento fu un florido porto commerciale. Ancora oggi, Crotone è il porto calabrese più attrezzato sullo Ionio.</p>
<h2> <strong>Da vedere:</strong></h2>
<p><strong><em> Il Duomo</em></strong>, costruito nel IX sec., è stato profondamente rinnovato nel Cinquecento, utilizzando anche materiale di scarto proveniente dal tempio greco di Hera Lacinia. Al suo interno è conservata una tavola in stile bizantino raffigurante la Madonna nera o Madonna di Capocolonna.</p>
<p><strong><em>Il Palazzo Vescovile</em></strong>, del XVI secolo.</p>
<p><strong><em> La Chiesa di S. Chiara</em></strong>, del ‘700 ma parte di un complesso risalente al ‘400, mostra una interessante facciata con decorazioni a “graffito”.<br />
Il Castello è stato realizzato alla metà del 1500 fortificando i resti di un precedente castello normanno, sul sito dell’antica acropoli greca. L’edificio ospita oggi la Biblioteca comunale e il Museo Civico.</p>
<p><strong><em>Il Museo Archeologico Nazionale</em></strong> accoglie i reperti dell’antica <strong><em>Kroton</em></strong>, recuperati durante le numerose campagne di scavi o donati da collezionisti privati.</p>
<p><em>Pescheria </em>è il quartiere più suggestivo del centro storico, dove si possono trovare i palazzi nobiliari risalenti al ‘400 e al ‘500, le cui facciate austere dominano le strette viuzze.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cutro</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/cutro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[città degli scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[cutro]]></category>
		<category><![CDATA[Magna Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Crotone</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cutro: la città degli scacchi</h1>
<p><strong>Cutro</strong> è un comune di 10.859 abitanti della provincia di Crotone, soprannominato la &#8220;Città degli Scacchi&#8221;. Nel santuario dei frati minori francescani è custodita una statua lignea raffigurante il &#8220;Cristo sulla Croce&#8221;.</p>
<p>Scolpita nel XVII secolo da frate Umile Pintorno da Petralia. Si racconta che frate Umile, dopo aver abbozzato la statua, cominciò a modellarla nella visione artistica che si era proposto con intensità. Contemplava la sua opera, e pregava per i dolori di Gesù durante la sua crocifissione. È particolare la triplice espressione del volto a seconda delle angolazioni da cui lo si osserva: dal centro sorridente, da sinistra sofferente, da destra l’aspetto del Cristo morto.</p>
<h2>L&#8217;origine</h2>
<p>Cutro ha origine come antica località della Magna Grecia, fondata con il nome greco di <em>&#8220;Kyterion&#8221;.</em></p>
<p>Nel 1575 ottenne dal re di Spagna Filippo II il titolo di città e un&#8217;esenzione ventennale dalle tasse, in seguito alla vittoria in una sfida scacchistica che si tenne presso la corte e nella quale il cutrese <em>Giò Leonardo Di Bona</em>, detto <em>&#8220;il Puttino&#8221;</em> per la bassa statura, vinse monsignor Ruy Lopez de Segura. La sfida fu immortalata in una tela del pittore toscano Luigi Mussini <em>(&#8220;Sfida scacchistica alla Corte di Spagna&#8221;),</em> conservata presso il Monte dei Paschi di Siena.</p>
<p>L&#8217;8 marzo del 1832 la città venne distrutta da un disastroso terremoto: buona parte delle case e dei fabbricati del paese fu rasa al suolo e centinaia di persone morirono sotto le macerie.</p>
<p>Fino alla metà del Novecento Cutro era il più popoloso centro della zona, ma in seguito subì una notevole emigrazione inizialmente verso la Germania e in seguito verso l&#8217;Italia settentrionale: in particolare in Emilia-Romagna e in Lombardia attualmente risiedono circa 10 mila persone d&#8217;origine cutrese. La più folta comunità d&#8217;origine cutrese si trova a Reggio Emilia (le due città tra l&#8217;altro sono anche gemellate), dove, ormai presente da più generazioni, dopo le difficoltà iniziali si è attualmente integrata nel tessuto sociale e svolge soprattutto attività imprenditoriale nel campo dell&#8217;edilizia.</p>
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		<title>Isola Capo Rizzuto</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/isola-capo-rizzuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Isola Capo Rizzuto]]></category>
		<category><![CDATA[Le Castella]]></category>
		<category><![CDATA[Tempio di Hera Lacinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Crotone </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Isola Capo Rizzuto: una bellezza di rivelazione immediata</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>E&#8217; un comune di 14.800 abitanti della provincia di Crotone.</p>
<p>La fondazione della cittadina pare sia stata voluta da una della sorelle di Priamo, Astiochena, che volle un centro abitato presso il promontorio <strong>Capo Rizzuto</strong>, vicino al tempio di Hera. Altri fanno derivare il nome “Insula” dalla esistenza di alcune isole prospicienti i tre promontori “Japigi”, identificati in <em>Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Punta Le Castella</em>, così denominati dalla presenza del mitico Japyx, figlio di Dedalo, uno degli artisti più valenti dell’antica Grecia. Infatti, secondo quanto riportano alcune testimonianze letterarie antiche (Erodoto, Strabone, etc), Japyx o Japige fuggì da Creta seguendo il padre in una spedizione in Sicilia; ma durante il ritorno, una violenta tempesta lo fece naufragare presso le coste dell&#8217;odierna Calabria, ed alla località fu dato il nome di <em>“terra Japigia”.</em></p>
<p>Sul promontorio di Capo Piccolo, compreso tra Capo Rizzuto e Le Castella, nel 1977 l&#8217;archeologo Domenico Marino ha scoperto, e successivamente scavato, un insediamento del Bronzo antico 2 e del Bronzo medio 1-2 che ha restituito alcuni frammenti di ceramica minoico-micenea, tra i più antichi rinvenuti nella penisola italiana, testimonianza certa di contatti tra i popoli indigeni enotrio-japygi e il mondo minoico-miceneo. I reperti sono esposti e conservati nel Museo archeologico nazionale di Crotone.</p>
<p>Altri studiosi ancora, fanno derivare il nome di Isola al fatto che “Insula” era il luogo dove chi vi viveva godeva di diritto d’asilo. L’imperatore di Costantinopoli, Leone VI (886-911), elevò Isola di Capo Rizzuto a sede vescovile. La diocesi e quindi la cittadina è indicata nei documenti bizantini con il termine greco <em>“Aesylon”</em> che significa <em>“luogo sacro”,</em> dove l’uomo non può essere perseguitato.</p>
<p>Con la trasformazione della scrittura greca in quella latina il nome divenne Isola. Con decreto regio del 22 gennaio 1863, assunse definitivamente l’attuale denominazione: Isola Di Capo Rizzuto. Molto attiva in ambito turistico, ad Isola di Capo Rizzuto sono presenti diversi campeggi, oltre ad infrastrutture alberghiere</p>
<h2>Principali monumenti</h2>
<p>Nel centro storico vi sono avanzi del complesso fortificato cinquecentesco del Castello Feudale (in via S. Marco), eretto in periodo medievale, ampliato nel 1549, dal feudatario napoletano Giovanni Antonio Ricca; resti di torri quadrilatere angolari speronate; Reliquie delle muraglie della cortina perimetrale con pivellini; &#8221; l&#8217;Orologio&#8221;, la Porta del borgo medievale, sormontata da una torretta dell’orologio posteriore, che divide la zona antica da quella più moderna.</p>
<p>Sulla costa sorge la <em><strong>&#8220;Torre Vecchia&#8221;</strong></em>, una torre cilindrica, con massiccia cordonatura a conci lapidei, eretta nel sec. XVI a guardia costiera contro le incursioni barbariche. La torre era custodita da un caporale e da un milite, che avevano il compito di vigilare giorno e notte e segnalare la presenza di navi sospette con particolari segnali: fumo durante il giorno e falò la notte. L’accesso all’interno della torre avveniva mediante un rustico ponte elevatoio in legno.</p>
<p><em><strong>Il Santuario della Madonna Greca</strong></em>, in località Capo Rizzuto, è dedicato alla Protettrice di Isola di Capo Rizzuto. Semplice e maestoso, è di nuova costruzione: la posa della prima pietra è datata infatti 1991. La superficie del Santuario è di circa 800 m2 e si arricchisce di altri 200 m2 di balconate.</p>
<p>Nella frazione di<em><strong> Le Castella</strong></em>, si trova la celebre fortificazione, di origine cinquecentesca,  protesa su di una piccola penisola sul mare. Fu costruita per contrastare le frequenti invasioni. Importantissime sono le monumentali cave di blocchi e di rocchi di colonna di età greca (VI-III secolo a.C.) sulla Punta Cannone e nell&#8217;area del porto. Da esse sono stati presumibilmente estratti i rocchi delle colonne del Tempio di Hera Lacinia, posto sul Capo Colonna (Crotone).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it/isola-capo-rizzuto/">Isola Capo Rizzuto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.eccellenzecalabresi.it">Eccellenze Calabresi</a>.</p>
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