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	<title>Cosenza &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>Cosenza &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Scalea</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 12:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Scalea: nella riviera dei cedri</h1>
<h2>La storia</h2>
<p><strong>Scalea</strong> è un comune italiano di 10.827 abitanti della provincia di Cosenza.  Sede di insediamenti fin dalla preistoria, dopo la costruzione di un convento francescano nel XIII secolo ad opera di Pietro Cathin, discepolo di Francesco d&#8217;Assisi, divenne un centro religioso e culturale. Per la posizione di scalo marittimo, fu sottoposta nei secoli agli attacchi di saraceni e corsari. Fortemente danneggiata dai bombardamenti aeronavali da parte delle forze armate anglo-americane nel corso dell&#8217;ultimo conflitto, è attualmente centro turistico e balneare, con la città vecchia arroccata a dominare la parte moderna che si affaccia sulle ampie spiagge.</p>
<p>Tracce archeologiche fanno risalire i primi segni umani sul territorio al tempo degli Enotri. Durante l&#8217;epoca romana divenne centro di villeggiatura, e sul territorio sorsero diverse villae marittimae. Al tempo dei bizantini e normanni la costa fu abbandonata, e si sviluppò la vecchia Scalea, protetta da mura e con quattro porte di accesso, sormontata da un castello, in origine rocca longobarda, ingrandito da Ruggero d&#8217;Altavilla intorno al 1060. Lorenzo Giustiani, viaggiatore erudito del XVIII secolo, descrisse così la città vecchia:</p>
<p><em>« Questa città tiene 4 porte, una è detta porta di mare, la seconda è detta porta del ponte, da un antico ponte, in cui vi si vede un pezzo di artiglieria; laterza porta di Cimalonga, in cui vi è una torre che serve oggi da carcere e la quarta porta del forte. Nella sommità si vede il suo antico castello quasi diruto coi suoi baluardi e fossi e vi è un pezzo di artiglieria che i vecchi del paese si ricordano diesservene stati molti. Pochi passi lungi dalla porta di mare, verso settentrione, alla sommità di una deliziosa collina, si vede un&#8217;antichissima torre detta di giuda, che dovea servire di specola al suddetto castello. </em>» (Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802.)</p>
<p>Nel settecento la città aveva solo una piccola frazione, San Nicola (oggi San Nicola Arcella), poiché nel secolo precedente Santa Domenica (oggi Santa Domenica Talao) si era emancipata. Buoni erano i commerci e le produzioni.</p>
<h2>Monumenti e luoghi d&#8217;interesse</h2>
<p>Monumenti e opere d&#8217;arte principali di Scalea sono:</p>
<p>* nel Centro Antico le testimonianze dell&#8217;architettura medioevale e il Palazzo dei Principi, sec. XIII.</p>
<p>* Palazzetto Normanno detto l&#8217;Episcopio (sec. XII).</p>
<p>* Torre Talao del secolo XV.</p>
<p>* Ruderi del Castello Normanno.</p>
<p>* Ruderi di Chiese Basiliane del secolo IX con affreschi.</p>
<p>* Chiesa di Santa Maria d&#8217;Episcopio (sec. XII, ricostruita nel sec. XVII).</p>
<p>* Chiesa di San Nicola in Plateis (sec. VIII, rinnovata nei secoli XII, XIV e XVIII).</p>
<p>* Ruderi della Grancia e del Convento Francescano del secolo XIII.</p>
<p>* Chiesetta di San Cataldo del secolo XI</p>
<p>* Sculture lignee e marmoree, affreschi e tele nelle Chiese di Sànta Maria d&#8217;Episcopio e di San Nicola in Plateis.</p>
<p>* Busto di Gregorio Caloprese, opera dello scultore Enrico Mossuti (1911)</p>
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		<title>Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 12:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Alarico]]></category>
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		<category><![CDATA[regno dei bruzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cs</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cosenza: l&#8217;antica capitale del regno dei Bruzi</h1>
<h2>La storia</h2>
<p>Fu nell’antica capitale del regno dei Bruzi, che intorno al 600 a.C. si erano stabiliti sul colle Pancrazio con un piccolo insediamento, da cui si sarebbe in seguito sviluppata la città.<strong> Cosenza</strong> mantenne un ruolo strategico anche durante la dominazione romana, come punto di passaggio sulla via che collegava Roma al Sud d’Italia ed in particolare a Reggio.</p>
<p>Alcune fonti dell’epoca narrano che il re dei Visigoti Alarico, morto durante l’assedio alla città nel 410 d.C., fosse sepolto dai suoi soldati con i suoi tesori in un sepolcro realizzato deviando le acque del fiume Busento. Il corpo non è stato mai trovato ma questa vicenda storica non cessa ancora oggi di attirare curiosi, archeologi e cercatori di tesori. Cosenza passò in seguito sotto il dominio longobardo, bizantino e normanno. Federico II di Svevia, che la amava molto, vi consacrò il Duomo e vi fece seppellire il figlio Enrico VII. Tra il Cinquecento ed il Seicento Cosenza fu un centro culturale di valore e sede della Accademia Cosentina, dove operò anche il filosofo Bernardino Telesio, figlio illustre della città.</p>
<h2>Da visitare:</h2>
<p><em>Il Duomo</em>, originario del sec. XII, porta ancora le tracce della sua struttura medioevale, anche se è stato rinnovato nei secoli secondo altri stili;</p>
<p><em>Il Castello</em>, costruito dai Normanni sulla cima del colle Pancrazio, in un’ottima posizione strategica. Restaurato da Federico II, è stato dimora reale sotto gli Angioini;</p>
<p><em>La Chiesa di S. Francesco d’Assisi</em>, con annesso il convento, fondata nel 1217 ma ricostruito più volte in seguito ai terremoti fino a raggiungere l’attuale decorazione barocca;</p>
<p><em>Il Palazzo Arnone sul colle Triglio</em>, oggi sede della Galleria Nazionale. Qui si possono ammirare numerose opere d’arte, tra cui la Stauroteca, la preziosa croce donata da Federico II alla città in occasione della riconsacrazione della Cattedrale;</p>
<p><em>La Chiesa di S. Francesco di Paola</em>, del ‘500, ristrutturata in stile barocco;</p>
<p><em>La sede dell’Accademia Cosentina</em>, che oggi ospita anche il Museo Civico e la Biblioteca Nazionale, la più importante della Calabria.</p>
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		<title>Praia a Mare</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 12:28:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Isola di Dino]]></category>
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		<category><![CDATA[Praia d' Aieta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Praia a Mare: l&#8217;antica &#8220;Praia d&#8217; Aieta&#8221;</h1>
<h2>L&#8217;origine</h2>
<p><strong>Praia a Mare</strong> è un comune di 6.738 abitanti della provincia di Cosenza.  In origine popoloso villaggio di contadini e di pescatori sorto sulle spiagge strette tra il corso del fiume Noce, che a nord segna il confine con la Basilicata ed il contrafforte roccioso oltre la pianura alluvionale del fiume Lao, fu inizialmente la frazione marinara del confinante comune di Aieta. Praia a Mare, all&#8217;epoca con il nome di &#8220;Praia d&#8217;Aieta&#8221; diviene comune amministrativamente autonomo nel 1928. Nel 1937 ha luogo la scissione da cui nascono tre distinti Comuni: Praia a Mare, Aieta e Tortora così come sono oggi. Per secoli Praia ha mantenuto integri e vivi usi, costumi e tradizioni della vicina rocca natia. L&#8217;etimologia del nome è incerta, anche se ricorda i traffici di merci e di uomini che nell&#8217;antichità avvenivano sulla costa Tirrenica: deriverebbe da &#8220;Plaga Sclavorum&#8221;, spiaggia degli Sclavoni o degli Schiavoni, o da &#8220;Plaga Slavorum&#8221;, spiaggia degli Slavoni. La cittadina ha subito un notevole sviluppo tra gli anni sessanta e novanta grazie agli investimenti del gruppo Marzotto e della famiglia Agnelli. Oggi, Praia a Mare, che ingloba anche l&#8217;Isola di Dino, vive principalmente di turismo.</p>
<h2>Arte, Cultura e Turismo</h2>
<p>&#8211;<strong> Isola di Dino</strong>: piccola isola che si innalza di fronte alla località Fiuzzi. Sono presenti delle grotte marine, tra queste le più famose sono la Grotta Azzurra (per l&#8217;intenso colore azzurro dell&#8217;acqua al suo interno) e la Grotta del Leone (il nome deriva dalla presenza al suo interno di uno scoglio che assomiglia molto ad un leone sdraiato).</p>
<p>&#8211; Museo Comunale Città di Praia a Mare: ospita una raccolta permanente d&#8217;arte moderna e contemporanea realizzata con il contributo di numerosi artisti italiani e stranieri che hanno donato all&#8217;istituzione complessivamente oltre duecento opere.</p>
<p>&#8211; Il Fortino: al XVI secolo risale il forte difensivo del Fumarulo di Praia che i signori di Aieta fecero costruire e destinarono alla difesa del litorale costiero.</p>
<p>&#8211; Torre di Fiuzzi: costruita su un faraglione della scogliera di Fiuzzi alto 15 metri, su cui era già presente una torre angioina, è una delle torri più grandi della zona. Era posta a presidio della costa dalle incursioni Saracene</p>
<p>&#8211; Chiesa del Sacro Cuore</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Paolo Apostolo: struttura decennale in stile contemporaneo dalle linee ricercate; raccoglie il culto dei residenti delle Località Laccata, Santo Stefano, Viscigliosa. Parroco Don Umberto Praino.</p>
<p>&#8211; Chiesa di Gesù Cristo Salvatore: struttura di recente realizzazione raccoglie il culto dei residenti della località Foresta.</p>
<p>&#8211; Rocca di Praia &#8211; Castello: complesso fortificato risalenti al secolo XIV di costruzione Normanna.</p>
<p>&#8211; Santuario della Madonna della Grotta: così chiamato perché posizionato all&#8217;interno di una grotta naturale all&#8217;interno di una collina. In esso è venerata la Madonna della Grotta la cui leggenda narra che il comandante di un bastimento turco fu costretto dall&#8217;equipaggio a riporre all&#8217;interno dell&#8217;omonima grotta una statua lignea (rubata) del XV secolo raffigurante la madonna.</p>
<p>&#8211; Grotta delle Sardine: così chiamata per la copiosa presenza di sarde lì pescate un tempo con una particolare rete detta il &#8220;cianciorro&#8221; (&#8220;giangiuorro&#8221; o &#8220;giangiuorr'&#8221; in dialetto).</p>
<h2>Turismo</h2>
<p>Rinomato centro balneare dell&#8217;alto tirreno cosentino, il turismo si basa sul settore balnare con oltre 60 stabilimenti balneari in poco più di 6 km di costa. Di rilievo sono poi i numerosi hotel di fascia medio-alta e le innumerevoli seconde case affittate durante il periodo estivo. Completano l&#8217;offerta turistica i numerosi e graziosi cafè all&#8217;aperto, i ristorantini che spaziano dalla cucina tipica locale all&#8217;alta cucina internazionale, le discoteche e gli altri locali dove il divertimento continua sino alle prime luci dell&#8217;alba.</p>
<h2>Moda e Abbigliamento</h2>
<p>Per anni Praia a Mare è stato uno dei più importanti distretti tessili della Calabria e tutt&#8217;oggi, uno dei settori trainanti dell&#8217;economia praiese è l&#8217;abbigliamento con le tante e graziose boutique dove si possono trovare capi d&#8217;alta moda ma anche stupende creazioni di artisti locali.</p>
<h2>Industria e Agricoltura</h2>
<p>Di modesto rilievo ma che completano lo scenario economico di Praia a Mare sono le piccole industrie di vari settori e le aziende e cooperative agricole operanti nella coltivazione e produzione di olio, piante officinali e di recente il mirto che cresce abbondante sulla prospicente isola di Dino.</p>
<h2>Eventi</h2>
<p><em>Praia worl festival</em>: Praja World Festival rassegna internazionale di musica etnica e appuntamento fisso dell&#8217;estate praiese. La location dell&#8217;evento è la suggestiva piazza della Resistenza, gremita di spettatori durante tutta la manifestazione che dura una settimana.</p>
<p><em>Celebrazioni della Madonna della Grotta</em></p>
<p>Una tre giorni (14 &#8211; 15 &#8211; 16 agosto) molto sentita dai cittadini praiesi, che celebrano la protettrice della cittadina tirrenica con la lunga processione lungo le vie della città e per mare, accompagnata da cori, canti, preghiere e suggestivi fuochi pirotecnici. Alle celebrazioni religiose si aggiungono poi eventi di vario genere, spettacoli e sagre.</p>
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		<title>Il Parco del Pollino</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 13:28:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>le bellezze </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Piero Muscari insieme al giornalista Roberto Fittipaldi presentano le bellezze del <strong>Parco del Pollino</strong></p>
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		<title>Marano Marchesato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 12:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Casale di Rende]]></category>
		<category><![CDATA[Marano Marchesato]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Marano Marchesato: il Casale di Rende</h1>
<h2>L&#8217;origine</h2>
<p>Sull&#8217;origine di <strong>Marano Marchesato</strong> non si hanno notizie certe nè l&#8217;archeologia ha dato una risposta al riguardo. Il nome, a giudizio di qualcuno, deriverebbe dalla famiglia Marano che nel corso del medioevo diede asilo ad alcuni cittadini di Cosenza i quali, per sfuggire alle incursioni delle masnade saracene del vicino emirato di Amantea, si sparsero per le campagne e le colline adiacenti l&#8217;antica metropoli brettia, trovando asilo in questo territorio (Fagiani 1936:31).  Secondo un&#8217;altra ipotesi il nome sarebbe derivato da &#8220;marrani&#8221;, aggettivo con cui gli arabi indicavano i miscredenti (dall&#8217;arabo mahran= cosa proibita).</p>
<p>A prescindere dall&#8217; origine del nome, l&#8217;ipotesi più accreditata sulla nascita della comunità locale è quella che fà risalire la sua formazione all&#8217;indomani del terremoto del 27 marzo 1638 che nella provincia di Cosenza provocò il decesso di quasi diecimila persone, come accertò il consigliere Ettore Capelcelato (Anelli-Savaglio 1989:136),</p>
<p>Tra gli abitanti, i vicini paesi di Rende Castelfranco subirono gravissinmi danni e alcuni dei loro abitanti trovarono rifugio nelle campagne adiacenti a Marano dove possedevano delle proprietà (Fonte 1980:121, Bilotto 1988:82).</p>
<p>Col tempo, le famiglie aumentarono e incominciarono a edificare delle case per soggiornarvi con più sicurezza, determinando la nascita di un nuovo agglomerato, il cui controllo originò un&#8217;aspra contesa tra i principi di Sersale di Castelfranco e i marchesi Alarcon y Mendozza di Rende (Savaglio 1996: 4).</p>
<p>La disputa si protrasse per diversi anni e nel 1684 il tribunale del Consigliio Collaterale di Napoli vi mandò un regio Tabulario col compito di accomodare la questione. Dopo questa fase una parte del borgo, quella sud-occidentale fu assegnata ai Sersale, e le restanti contrade poste agli Alarcon y Mendoza.</p>
<p>Marano Marchesato divenne quindi casale di Rende e ne seguì le vicende politiche e sociali fino al 1806, anno dell&#8217;evasione feudale (Savaglio 2002: 157).</p>
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		<title>Scigliano</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/scigliano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[antico borgo Sturni]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Savuto]]></category>
		<category><![CDATA[Scigliano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cs</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Scigliano: l&#8217;antico borgo Sturni</h1>
<h2>Le origini</h2>
<p>Secondo la tradizione<strong> Scigliano</strong> fu fondato sul sito di un antico borgo di nome Sturni e crebbe attorno ad un castello commissionato nell&#8217;anno 556 di Roma dal romano Marco Giulio Sillano, di cui fa menzione Tito Livio in &#8220;De bello macedonico, IV decade, 4, cap. 27&#8221;.  Dalle memorie storiche di Francesco Antonio Accattatis (1686-1766), chiosate poi dall&#8217;abate Rosario Gualtieri, si apprende che nel XVI secolo la città di Scigliano fosse uno dei più rinomati comuni del Regno di Napoli, che più volte i signori Firrao, di Gennaro e d&#8217;Aquino cercarono di assoggettarla al proprio dominio, ma che i cittadini riuscirono sempre a riscattare con l&#8217;oro la libertà e che, per sottrarsi al vassallaggio e alla tirannia dei feudatari, Scigliano si sia mantenuta sempre fedele ai sovrani di Napoli, Aragonesi e Borboni. Alla fine del XVII secolo la giurisdizione civile e giudiziaria di Scigliano si estendeva in latitudine dal Savuto ai confini occidentali di Taverna e Gimigliano, non essendo ancora sorti Cicala e Carlopoli, e in longitudine dai confini settentrionali di Martirano e di Motta Santa Lucia alla Sila. Comprendeva sette quartieri e venti villaggi corrispondenti ai territori di Scigliano, Pedivigliano, Colosimi, Bianchi, Panettieri, Carpanzano, Decollatura, Soveria Mannelli e alla frazione Castagna di Carlopoli. I quartieri erano Villanova (attualmente nel territorio di Pedivigliano), Castagna (attualmente nel territorio di Carlopoli), Fornello (attualmente nel territorio di Soveria Mannelli), Panettieri, Colosimi, Serra di Piro (attualmente nel territorio di Bianchi) e Bianchi, mentre i villaggi erano: Agrifoglio, Traversa, Celsita (nel comune di Scigliano), Coraci, Arcuri, Ischi, Rizzuti, Melilla, Trearie, Paragolia, Ronca e Morachi (nei comuni di Colosimi e Bianchi), Colla e Pirillo (nel comune di Soveria Mannelli), Casenove e Gigliotti (nel comune di Decollatura), Volpani, Mascari, Pittarella e Borboruso (nel comune di Pedivigliano).  Scigliano che era riuscita a difendere la libertà e l&#8217;integrità territoriale dalle insidie feudali, una volta caduto il feudalesimo (1806), venne invece completamente smembrata. Il 4 maggio 1811 fu emanato da Gioacchino Napoleone il decreto n. 922 per la nuova circoscrizione delle province del Regno di Napoli con cui l&#8217;antica Scigliano fu smembrata in quattro comuni: Scigliano, Pedivigliano, Colosimi e Soveria Mannelli. Il 25 gennaio 1820 da Napoli fu emanato un Regio Decreto portando alcune rettifiche sulla circoscrizione dei Comuni e circondari, e gli abitanti degli antichi casali di Scigliano ottennero la completa autonomia amministrativa.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p><em><strong>Chiese</strong></em></p>
<p>&#8211; Chiesa di San Giuseppe &#8211;  secolo XVI;</p>
<p>&#8211; Chiesa di Monserrrato &#8211; secolo XVII;</p>
<p>&#8211; Chiesa di San Nicola &#8211; secolo XVIII;</p>
<p>&#8211; Chiesa della Madonna del Carmine &#8211; secolo XVI;</p>
<p>&#8211; Chiesa dell&#8217;Assunta &#8211; secolo XVI;</p>
<p>&#8211; Chiesa della Madonna delle Timpe &#8211; secolo XVI;</p>
<p>Inoltre è necessario passeggiare per le vie del paese per ammirare antichi palazzi, testimonianza della grandezza che nell&#8217;arco degli anni Scigliano aveva piazza Carmine Golia raggiunto, molti dei quali ancora in ottimo stato.</p>
<p>Immerso in verdeggianti boschi Scigliano è un luogo dove si possono godere tutti i benefici che la natura offre.A tal proposito, è stato realizzato un percorso naturalistico.</p>
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		<title>Saracena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[eccellenza]]></category>
		<category><![CDATA[moscato]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Saracena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Saracena: la città del moscato</h1>
<p><strong>Saracena</strong> è un comune di 4.208 abitanti in provincia di Cosenza.In campo enologico, Saracena deve la sua fama in Calabria e in Italia ad una riconosciuta <strong>eccellenza</strong>: il moscato. Il <strong>moscato di Saracena</strong> è un vino passito da meditazione dal caratteristico profumo, ottenuto dai vitigni Malvasia, Guarnaccia e Odoacra. Il Moscato di Saracena è un presidio Slow Food.</p>
<h2>Le origini</h2>
<p>Le origini di Saracena si perdono nella foschia del passato ed acquistano sapore di leggenda.  Si vuole che discenda dall’Antica Sestio, fondata dagli Enotrii, come riferiscono Stradone, Stefano di Bisanzio e Padre Fiore, nella sua “Calabria Illustrata”, (così parla di Saracena) “Terra antichissima è la medesima che già fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotrii”.  Secondo i calcoli del suddetto Padre Fiore, Sestio sarebbe stata fondata intorno al 2256 a.C., e nel 900 dell’era cristiana, venne conquistata dai Saraceni i quali vi fissarono la loro sede. Ma poco dopo, l’esercito imperiale di Costantinopoli assalì e distrusse la città. A ricordo di questa leggenda, raffigurata anche in un antico affresco sul frontespizio della cappella di S. Antonio e nella sacrestia di S. Maria del Gamio, nel timbro comunale e nel gonfalone di Saracena, viene raffigurata una donna che fugge, avvolta in un lenzuolo, con intorno la scritta: “Universitas terrae Saracinae”.   Castello baronale Ex Castello Baronale : Il nuovo paese, sorto successivamente intorno al castello baronale, cinto di mura e fortificato di quattro porte ( Porta del Vaglio, Porta S. Pietro, Porta Nuova e Porta dello Scarano ), con l’arrivo dei Normanni, diventò dominio feudale.  Il Feudo di Saracena, valutato quarantamila ducati, appartenne ai Duchi di S. Marco e poi ai Principi di Bisignano. Alla fine del 1600 fu acquistato all’asta pubblica, per 45.000 ducati, dal Duca Laurenzana Gaetani, il quale, intorno al 1613, lo cedette ai Signori Pescara di Diano. Dopo la morte del Duca Pescara, avvenuta nel 1515, il Feudo di Saracena passò sotto il dominio dei Principi Spinelli di Scalea, dove vi rimase fino al 1806. Ma, il 14 Agosto di questo stesso anno, per volere di Napoleone Bonaparte, fu emanata la legge eversiva della feudalità, con la quale questa veniva abolita. I suoi feudatari abitarono il maestoso castello fino al XIII secolo. Edificato nel punto migliore del paese, abbracciava con la sua imponenza un ampio scorcio paesaggistico: le rive marine da quelle di Cerchiara fino a Capo dell’Alice, le montagne della Sila, la Valle di Cosenza e tutti i paesi che vi stanno intorno. Questo castello, originariamente era dimora di illustri personaggi, conteneva sale lussuosissime ricche di preziosi ornamenti; era bella a vedersi soprattutto la cosiddetta “ministalla”, cioè un ampio locale per cavalli.  Il Castello in seguito fu soggetto a devastazione, le mura e le torri furono distrutte e per poco compenso ne furono vendute le pietre, i mattoni e le travi. Un certo Leone Rotondaro acquistò l’intero edificio che fu restaurato ed adibito ad abitazione. Un manoscritto rinvenuto all’interno dello stesso castello ci fornisce notizie dettagliate sulla storia di quest’ultimo. Il manoscritto testimonia che il castello, di antichissima costruzione, era munito di torri e di molte uscite sotterranee ed era chiamato “Castello di Sestio” perché difendeva la città. Nel X secolo d.c. la città di Sestio, occupata dai Saraceni, fu presa dai Costantinopolitani (inviata dall’Imperatore d’Oriente) che distrussero la città. Gli abitanti che riuscirono a sfuggire all’assalto si rifugiarono ai piedi del castello e intorno ad esso costruirono case; nacque così un piccolo paese chiamato “Saracina” in onore della donna saracina che aveva tenuto le sorti della città. Questo paese fu fortificato, da mura e si fecero quattro porte con le torri, simili a quelle del castello per difendere il paese dagli assalti dei nemici. Anton Sanseverino alla fine dell’anno mille fece costruire il braccio che corrisponde all’attuale parrocchia di San Leone.</p>
<h2>Da vedere</h2>
<p>* Museo di Arte Sacra</p>
<p>* Chiesa di Santa Maria del Gamio</p>
<p>* Chiesa di San Leone</p>
<p>* Chiesa di S. Maria delle Armi</p>
<p>* Convento dei Cappuccini</p>
<p>* Biblioteca Comunale</p>
<p>* Pinacoteca Comunale</p>
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		<title>Guardia Piemontese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Gàrdia]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia Piemontese]]></category>
		<category><![CDATA[isola linguistica occitana]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cosenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Guardia Piemontese: a Gàrdia</h1>
<p><strong>Guardia Piemontese</strong> (in lingua occitana La Gàrdia) è un comune di 1.863 abitanti Paese e Marina della provincia di Cosenza, ha la particolarità di essere l&#8217;unica isola linguistica occitana del meridione italiano, cosa dovuta al fatto che fu fondata da rifugiati valdesi provenienti da Bobbio Pellice. Era conosciuta anche come Guardia Lombarda.</p>
<h2>Storia</h2>
<p>Il capoluogo del comune è localmente noto come Guardia Piemontese paese, mentre la frazione Marina, di recente sviluppo, è detta Guardia Piemontese marina. L&#8217;aggettivo &#8220;piemontese&#8221;, deriva dall&#8217;origine di questa popolazione valdese, la quale a causa della povertà, dell&#8217;intolleranza religiosa e delle persecuzioni subite nelle proprie terre, dovette fuggire in cerca di un luogo più sicuro e ospitale.I Valdesi arrivarono tra il XII e il XIII secolo e vissero senza conflitti per due-tre secoli con le comunità cattoliche circostanti. Dopo la loro adesione alla riforma protestante il cardinale Ghislieri (futuro papa Pio V), scatenò contro di loro una crociata e li sterminò.La persecuzione religiosa si portò, in tempi antichi, fino nella parte antica di Guardia (il cosiddetto &#8220;paese&#8221;) con scontri e violenze. Rimane a tal testimonianza la porta del sangue, chiamata così dal 5 giugno 1561, oltre ai nomi delle strade che ricordano tali fatti storici.Il centro storico si articola in numerosissimi vicoli la cui pavimentazione è formata da un insieme di pietre. Vi è una torretta di avvistamento, facilmente ravvisabile anche dal &#8220;paese marino&#8221;. Nel piazzale antistante la torretta vengono messi in scena vari tipi di spettacoli.Il guardiolo, o lingua guardiola, costituisce l&#8217;unico esempio di lingua occitana nel meridione italiano ed è isolata rispetto all&#8217;area nativa che consistente sostanzialmente nella Francia meridionale-orientale. Altre aree occitanofone in Italia sono alcune valli alpine del Piemonte e della Liguria.</p>
<p>Punti di interesse culturale, storico e sociale</p>
<p>A Guardia Piemontese esiste il Museo della cultura cittadina, sito in via Interna. Aperto da luglio a Settembre tutti i giorni dalle ore 17,30 alle 20,30.</p>
<p>&#8211;  Porta del sangue</p>
<p>&#8211; Centro di cultura Giovan Luigi Pascale</p>
<p>&#8211; Il centro può essere considerato un &#8220;Museo&#8221; o meglio un punto di documentazione e raccolta della storia dei Valdesi in calabriae in particolare a Guardia Piemontese. La sala del pianterreno ospita la biblioteca valdese. I visitatori possono visionare alcuni video sulla storia dell&#8217;ec</p>
<p>&#8211; Chiesa di Sant&#8217;Andrea apostolo</p>
<p>&#8211; interessante da vedere è il portale di tufo sormontato dallo stemma di Guardia Piemontese La Torre.</p>
<p>&#8211; Roccia di Val Pellice</p>
<p>&#8211;  Porta con spioncino</p>
<p>&#8211; Portale Palazzo Spinelli</p>
<p>&#8211; Torre di guardia</p>
<p>&#8211; Porta Carruggio</p>
<p>&#8211; Chiesa del SS.Rosario, ex convento dei Domenicani</p>
<p>&#8211; Bassorilievo</p>
<p>&#8211; Statua di Padre Pio</p>
<h2> Manifestazioni</h2>
<p>&#8211; Festa dell&#8217;Epifania &#8211; &#8220;Bella Stella&#8221; 06 gennaio</p>
<p>Processione con fiaccolata per le suggestive vie del centro storico che accompagna i Magi nel loro cammino. Il centro storico si trasforma in un gioco di luci spettacolari. La Stella Cometa guida il cammino dei Magi fino alla Chiesa di S. Andrea Apostolo. I Magi arrivano all&#8217;Altare Maggiore dove si trova il sacerdote che celebra la Messa, e c&#8217;è anche la Sacra Famiglia, rappresentata da una coppia di giovani con il loro bambino l&#8217;ultimo nato in paese. Al termine della Santa Messa ogni persona si disporrà in fila e si avvierà verso la grotta della natività e tutti baceranno ed adoreranno il Bambinello.</p>
<p>&#8211; Primavera Occitana &#8211; Mese di aprile</p>
<p>Manifestazione con scambi culturali con le scuole del Piemonte e quelle di Guardia Piemontese.</p>
<p>&#8211; Santa Maria Goretti &#8211; Mese di luglio</p>
<p>Festa patronale di Guardia Piemontese Marina. Santa Messa, processione, giochi e spettacolo in piazza.</p>
<p>&#8211; Settimana Occitana &#8211; Mese di Agosto</p>
<p>Organizzata dall&#8217;Amministrazione Comunale di Guardia Piemontese e dalla Provincia di Cosenza Assessorato alle minoranze linguistiche. E&#8217; caratterizzata da una serie di spettacoli e conferenze allo scopo della riscoperta dei valori culturali e alle numerose iniziative previste nel ricco programma.</p>
<p>&#8211; B.V. del Rosario &#8211; 1a domenica di ottobre</p>
<p>Festa religiosa con Santa Messa, processione per le vie del Centro Storico di Guardia P.se Paese, giochi e spettacolo in Piazza.</p>
<p>&#8211; Festa di Halloween &#8211; 31 ottobre</p>
<p>Sfilata con i bambini per le suggestive vie del centro storico di Guardia P.se. Festa per la gioia dei bambini. Bello e particolare l&#8217;addobbo.</p>
<p>&#8211; S. Andrea Apostolo &#8211; 30 novembre</p>
<p>Festa patronale di Guardia Piemontese Paese.Santa Messa con processione seguita dalla Banda Musicale. Stand per il suggestivo centro storico. Giochi, spettacolo e fuochi pirotecnici.</p>
<p>&#8211; Festività Natalizie &#8211; 24 dicembre</p>
<p>Babbo Natale porta i doni messi nella slitta ai bambini. Musiche tradizionali natalizie accompagnano il suo cammino. I bambini vengono avvisati che sta arrivando Babbo Natale dal suono della campanella. I genitori celebrano la festa con fotografie e filmini per suggellare questo avvenimento.</p>
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		<title>Castrolibero</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:02:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[area urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Castrolibero]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa gotica]]></category>
		<category><![CDATA[moderno centro residenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cs</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Castrolibero: un moderno centro residenziale</h1>
<p><strong>Castrolibero</strong> è un comune di 10.400 abitanti della provincia di Cosenza. Lo sviluppo edilizio degli ultimi 30 anni con una conseguente conurbazione col capoluogo, ha reso la località calabrese un moderno centro prettamente residenziale dell&#8217;area urbana cosentina.</p>
<h2>Origine del nome</h2>
<p>Si chiamò Castelfranco (in dialetto Castrufrancu) fino al 1863, in quanto nel IX secolo d.C. vi si accampò un esercito di franchi guidati dal Conte Ottone di Bergamo, venuto in Calabria a contrastare i Saraceni di Amantea. Da quel momento la collina che oggi ospita Castrolibero &#8211; dove secondo lo storico Davide Andreotti esistevano i ruderi della madre &#8220;Pandosia&#8221; &#8211; si chiamò castra-francorum, ossia &#8220;accampamento dei franchi&#8221;. Dopo l&#8217;unità d&#8217;Italia successe che molte cittadine portavano il nome &#8220;Castelfranco&#8221;, per cui si rese necessario &#8211; su sollecitazione del Governo &#8211; modificarne la denominazione. In un primo momento si scelse il nome &#8220;Castelvenere&#8221;, in memoria di un antico tempio pagano e di una roccaforte esistente a pochi km dalla collina,località detta &#8220;castieddrivenneri&#8221;, poi &#8211; siccome esisteva già un comune nel beneventano che recava quella denominazione &#8211; si scelse il nome &#8220;Castro-libero&#8221;. La motivazione di quel nome data dal Decurionato fu la seguente: per l&#8217;orizzonte &#8220;libero&#8221; che si gode dal monte (panorama) e per le libere istituzioni del Re galantuomo Vittorio Emanuele II). Queste le motivazioni riportate nella delibera del 1863. Castrolibero sorge alla sinistra del fiume Crati, a ovest del capoluogo&#8230;Poco sopra Cosenza.</p>
<h2>Monumenti e luoghi di interesse</h2>
<p>Conserva la facciata della chiesa gotica di Santa Maria della Stella, del Quattrocento.</p>
<p>Di notevole interesse storico è una torre rotonda in località &#8220;Palazzotto&#8221; che potrebbe essere un residuo dell&#8217;accampamento dei franchi, guidati da Ottone di Bergamo, venuti in Calabria a combattere i saraceni di Amantea (868 d.C. circa ), che valse a Castrolibero il nome di Castel Franco (Castra Francorum). La Torre dell&#8217;Orologio venne, invece, costruita tra il 1908 e il 1912 nei pressi della località &#8220;Chiesa Vecchia&#8221;, per volontà dell&#8217;allora Sindaco Achille Parise con il contributo degli emigrati d&#8217;America.</p>
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		<title>Aprigliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 12:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[Aprigliano]]></category>
		<category><![CDATA[città del sole]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[epoca bruzia]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provincia di Cs</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Aprigliano: la città del sole</h1>
<h2>Il territorio</h2>
<p>Città del sole, grazie all&#8217;invidiabile clima silano e dei caratteristici vicoli sparsi nel suo centro storico, <strong>Aprigliano</strong> è un piccolo gioiello di cultura e natura da scoprire. Rinomato per le sue inimitabili sere stellate, le sue chiese, i suoi palazzi monumentali, la sua tradizione culturale e artigianale, la proverbiale calda accoglienza della sua gente, è un paese che fa respirare nell&#8217;aria e nella peculiarità delle sue antiche viuzze lo splendore di un passato ancora presente. In questo posto, solcato dal fiume Crati, ogni stagione, angolo, sguardo, profumo è capace di infondere e rinnovare un&#8217;arte antica, innata, propria di questi luoghi di quiete, baciati dalle muse e dagli dei.</p>
<h2>Le origini</h2>
<p>Le origini di Aprigliano risalgono all&#8217;epoca bruzia, quando per la sua posizione ebbe nome Arponio, cioè falcato dal Crati; nome che mantenne fino al 12. secolo. Alcuni studiosi ne legano il nome all&#8217;antico Absistro o Arponium, ma anche Apricus che significa salubre per la sua posizione; per alcuni il nome odierno significa terra ricca di cinghiali dal latino aper-apri. Anche Plinio ne parla citandolo però col nome di Aprustum. Al tempo dell&#8217;abate Gioacchino da Fiore (intorno al 1180) appare per la prima volta scritto Arpiliano, e soltanto nel 14. secolo, con la metatesi della r, Apriliano e poi Aprigliano. Barrio, ritiene che il nome derivi dal mese di aprile, per la felice temperatura e l&#8217;amenità della terra sita a mezzogiorno. Barillaro, invece, lo fa derivare da Abystron.</p>
<h2>Storia</h2>
<p>La storia di Aprigliano è legata alla nascita dei casali di Cosenza e alla fuga dalla città degli abitanti durante le invasioni saracene nel corso del 10. secolo. Lupo Protospata, infatti, ne assegna l&#8217;origine alla invasione del 975. Decisamente diverse le conclusioni della critica più recente che, utilizzando nuove fonti, fa risalire l&#8217;origine dei casali al periodo romano. Stando a quanto afferma Stanislao de Chiara sul giornale La Sinistra di Cosenza, anno XII, n. 4-31 gennaio 1894, questo territorio fu concesso in feudo nel 1492, da Ferdinando di Aragona, al suo antenato Giovan Francesco de Chiara. Fu sottoposto ad infeudazione soltanto dal 1644 al 1647 ed assegnato alla Famiglia Campitelli di Melissa, entrando nel dominio del Granduca di Toscana, da cui, unitamente agli altri casali di Cosenza, fu riscattato a seguito della rivolta di Celico del 23 maggio del 1647 che precorse i moti insurrezionali di quell&#8217;anno nel Vicereame di Napoli. Nel 1799, in contrasto con quanto operato dai Giacobini, violenta fu la reazione dei Borboni, che da Aprigliano mossero per ricondurre al vecchio ordine molti dei vicini casali.</p>
<p>Alcune frazioni furono colpite dal tremendo terremoto che interessò la Calabria il 5 febbraio 1783 (ricordato ancora oggi a Vico), che provocò la morte di due persone, la distruzione di 13 case, con danni consistenti ad altre 70 e alla Parrocchiale. Con l&#8217;ordinamento amministrativo disposto dal Generale Championnet venne incluso nel cantone di Cosenza, mentre con quello successivo del 1806 venne attribuito nel cosiddetto Governo di Pietrafitta. Però nel riordino amministrativo del 1811 venne elevato a capoluogo di circondario comprendente il Comune di S. Ippolito con Turzano, Pietrafitta, Francone, Vicinanzo, Campitello; il Comune di Casignano con Petrone, Grupa, Guarno, Pera, Santo Stefano, Agosto, Corte e Vico; il Comune di Le Piane con Figline e Francolise; il Comune di Donnici Soprani con Donnici Sottani, e il Comune di Cellara. Nel 1857 perdeva Donnici, aggregato quale frazione a Cosenza. Fino al 1861 il paese era chiamato Aprigliano Vico. Le chiese e molte abitazioni furono seriamente danneggiate dal terremoto del 12 febbraio 1854. Altri danneggiamenti seguirono a causa del sisma del 1905, per cui, in virtù della legge dell&#8217;anno successivo veniva disposto il consolidamento dell&#8217;abitato a totale carico dello Stato. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 diede 1172 voti alla Monarchia e 1146 alla Repubblica. La sede municipale è nella frazione Guarno.</p>
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