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	<title>radici &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>radici &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Liquirizia Amarelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 13:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[AZIENDE]]></category>
		<category><![CDATA[amarelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Museo Giorgio Amarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aziende</p>
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<h1>Liquirizia Amarelli: la pianta</h1>
<p>La pianta della <strong>liquirizia</strong> (<em>Glycyrrhiza glabra</em>) è conosciuta ed impiegata da molti secoli e cresce in molti paesi, ma – secondo quanto afferma l’autorevole Enciclopedia Britannica – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”.</p>
<p>La storia della sua trasformazione è molto antica. La famiglia dei Baroni <strong>Amarelli</strong> si dedica all’estrazione del succo di liquirizia già dal 1500, alternando alla cura del proprio patrimonio agricolo anche un forte impegno militare e culturale. Nel 1731 viene fondato l’attuale “concio” Amarelli, alla cui attività fu dato particolare impulso nel 1800 con il miglioramento dei trasporti marittimi e con i privilegi e le agevolazioni fiscali concesse dai Borbone a queste industrie tipiche.</p>
<p>Dal 1840 in poi abbiamo testimonianza dell’attività di Domenico Amarelli e dei suoi discendenti, fino a giungere a Nicola, che nel 1907 ammodernò la lavorazione con due caldaie a vapore. Da allora la Amarelli ha incrementato sempre più la sua attività, rimanendo erede pressoché unica di una tradizione tipica della Regione Calabria.</p>
<h2>In tutti i mercati nazionali</h2>
<p>Con la sua produzione la Amarelli è presente in tutti i mercati nazionali, in Europa, nell’America del Nord ed in quella meridionale ed in Australia, con particolare attenzione, ovunque, sia al settore dolciario che ai circuiti farmaceutico ed erboristico.<br />
Il 21 luglio 2001 si è inaugurato il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”. La famiglia ne ha voluto fortemente la realizzazione nel desiderio di presentare al pubblico una singolare esperienza imprenditoriale, nonché la storia di un prodotto unico del territorio calabrese: in mostra preziosi cimeli di famiglia, utensili agricoli, una collezione di abiti antichi e, infine, macchine per la lavorazione della liquirizia, documenti d’archivio, libri e grafica d’epoca.</p>
<p>Gli uffici hanno ancora oggi la sede in un’antichissima dimora di famiglia, risalente al 1400. Di fronte, accanto ai capannoni del reparto produzione, svetta la ciminiera della caldaia del 1907, che fu considerata all’epoca un impianto modernissimo. Nei capannoni dove si lavora la liquirizia troviamo ancora una grande macina di pietra del 1700, che veniva utilizzata per schiacciare i rami di liquirizia. Oggi le radici, sminuzzate da un apposito macchinario, passano attraverso una serie di fasi modernissime e computerizzate, mentre nei cuocitori finali si ritorna allo stadio artigianale. La pasta densa, scura, lucida e profumata viene portata alle forme desiderate attraverso una serie di macchinari prototipo, frutto della centenaria esperienza aziendale. La lucidatura avviene ancora esclusivamente con l’impiego di forti getti di vapore acqueo, senza aggiunta di alcuna sostanza chimica.<br />
A questo punto le liquirizie, nere, brillanti e seducenti, sono pronte per essere confezionate in eleganti scatolette metalliche che riproducono antiche immagini tratte dagli archivi della Casa.</p>
<p><strong>I riconoscimenti</strong></p>
<p><span class="link_interno">Tra i molti riconoscimenti ricevuti dall’azienda e dal suo Presidente Pina Amarelli, il “<em>Premio Guggenheim &#8211; Premio Speciale Il Sole 24 Ore</em>” del 2001, per l’impegno di valorizzazione della cultura d’impresa nel Mezzogiorno. Il 2 giugno 2003 Pina Amarelli  è stata insignita dal Presidente Ciampi del titolo di <em>Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana</em>, per aver saputo coniugare impresa e cultura.<br />
Nel 2004 le Poste Italiane hanno dedicato un francobollo al “<em>Museo della <strong>Liquirizia Giorgio Amarelli</strong></em>”; nello stesso anno l’azienda è stata inserita nell’Albo delle “<em>Aziende Gemellate con l’Associazione delle Imprese Storiche Toscane</em>”.<br />
Pina Amarelli ha presieduto la Sezione Agroalimentare dell’Assindustria di Cosenza, è Accademico aggregato dell’Accademia dei Georgofili di Firenze, è nel Comitato Mezzogiorno di Confindustria, nella Commissione Nazionale Cultura di Confindustria ed è componente del Consiglio Direttivo dell’AIDI (Associazione Aziende Dolciarie Italiane) con delega per il Sud. Infine, nel Giugno 2006, Pina Amarelli è stata nominata <em>Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica</em>, Prima donna in Calabria ad ottenere questo prestigioso riconoscimento.</span></p>
<p><span class="link_interno"> </span></p>
</div>
<h2>Amarelli: i gustosi prodotti</h2>
<div class="testo">
<p>La gamma dei prodotti comprende tutto quanto si può ricavare dalle radici di liquirizia: il bastoncino di legno grezzo, le liquirizie pure dal profumo naturale o con aggiunta di aroma di anice o di menta, le liquirizie gommose profumate all’arancia e alla viola ed infine la liquirizia  confettata, dal  classico  “bianconero” al  ricercatissimo “sassolino dello Jonio”. E poi il liquore, il rosolio, la grappa, il cioccolato, i biscotti, i torroncini, i tagliolini sempre alla liquirizia e, infine, l’acqua di colonia e lo shampoo-doccia alla liquirizia.</p>
</div>
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		<title>Rosalie Gallo</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/rosalie-gallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 14:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Calabresi nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[radici]]></category>
		<category><![CDATA[Rosalie Gallo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diffondere le mie radici. Il racconto delle origini di Rosalie Gallo Come la maggior parte degli oriundi, sono cresciuta ascoltando storie dell’Italia. Sono cresciuta ascoltando parlare in dialetto calabrese, nascondendo il mio “Sette Bello” affinché mio nonno paterno potesse vincere, ed ascoltare Il mio nonno materno suonare la chitarra per accompagnare il canto della terra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Diffondere le mie radici. Il racconto delle origini di Rosalie Gallo</h1>
<p>Come la maggior parte degli oriundi, sono cresciuta ascoltando storie dell’Italia. Sono cresciuta ascoltando parlare in dialetto calabrese, nascondendo il mio “<em>Sette Bello</em>” affinché mio nonno paterno potesse vincere, ed ascoltare Il mio nonno materno suonare la chitarra per accompagnare il canto della terra lasciata, mangiare Il turdije di una nonna o ridendo della caparbietà dell’altra. <br />I miei nonni &#8211; tutti e quattro i calabresi! – Sono arrivati in Brasile già sposati, ma in condizioni molto diverse, anche se guidati dalla stessa speranza. <br />Il mio nonno paterno aveva frequentato fino al quarto anno di Medicina, a Napoli e la sua giovane moglie era figlia unica di un giudice. Lui emigrò ben prima. É andó a riceverla con Il suo vestito bianco al Porto di Santos. Dante, il loro primo figlio, con quasi quattro anni, ha avuto bisogno di tempo per abituarsi alla presenza paterna, che non ricordava bene. Il mio nonno materno venne con un contrato di colono portando con sé la moglie e il loro primo figlio, Vincenzo. Son dovuti passare dalla “<em>Hospedaria</em>”, in Sao Paulo, e sono stati condotti a <em>Gavião Peixoto</em>, nella regione di <em>Araraquara / SP</em>. Da lí è andato a prendere possesso, come proprietário, di terreno relativamente grande, vicino a <em>Pindorama / SP</em>. Installatesi le famiglie in questa cittá, che ha visto crescere i loro figli e finì tessendo il matrimonio dei miei genitori &#8211; Victorio Hugo Gallo e di Santa Assumpta Spina. Era l’anno 1925. Ed è stato il compleanno di mio padre, 7 di ottobre. Festa con tutti i motivi.</p>
<p>Io sono la giovane di tanti fratelli e ho atteso in silenzio la possibilità di conoscere l’Italia. Non avrei mai potuto immaginare che la fortuna avrebbe potuto contemplarmi con molto di più di un semplice viaggio turistico.</p>
<p>Viaggiammo, io e mia figlia Manuela, per il Portogallo, dopo la Spagna. Da lí, da Barcellona, abbiamo preso una nave della Famiglia Grimaldi, Principi di Monaco, che sono di origine genovese e, dopo un’ansiosa giornata, abbiamo raggiunto il porto di Genova.</p>
<p>Il nostro viaggio in Italia doveva per forza iniziare da questa città, da dove sono inbarcati i miei quattro nonni. Il mio modo per onorarli, é stato arrivare in Italia dallo stesso porto da dove l’avevano lasciata.</p>
<p>Con Il massimo dell’emozione, percorsi Il pontile del molo e mi chiedevo se stavo camminando sui loro stessi passi.</p>
<p>In questo primo viaggio non ho avuto la possibilità di arrivare in Calabria, ci siamo fermati a <em>Napoli</em>, impediti dalle tempeste. Ma con la promessa di tornare.</p>
<p>L&#8217;anno successivo, sono entrata in contatto con amici che mi hanno facilitato l’approssimazione ai parenti paterni, in <em>Scigliano</em>, nella provincia di <em>Cosenza</em>.</p>
<p>L&#8217;emozione é stata così grande nel riconoscere i volti e nomi, che al momento ho completamente dimenticato di avere la macchina fotografica appesa al collo. Per questo, ho avuto bisogno di tornare, E sono sempre ritornata.</p>
<p>Vado spesso in Italia. Ma devo tornare in Calabria, ogni volta. Per una calabrese come me, non ha senso andare in Italia e non andare in Calabria.</p>
<p>É come tornare a casa e non entrare, fermarsi nel piccolo cancello del giardino. É lasciare di sentire il calore della gente, l&#8217;odore del mare calabrese, pieno di memorie.</p>
<p>Ho imparato a assaporare un buon peperoncino, bere un vino fatto in casa, e regalare ‘nduja e sopressata. Ho imparato a rispettare il cacciatore e la caccia al pesce spada a <em>Scilla</em>, in particolare nello <em>Stretto di Messina</em>, ascoltando storie fantastiche su come cacciarlo (pesce spada, non si pesca!) E, finalmente, ho potuto comprendere il profondo dolore contenuto nella canzone di <em>Domenico Modugno</em> .</p>
<p>Ho imparato a conoscere questa figura leggendaria chiamata Calabrese. Ho imparato a riconoscere le mie radici. Ho imparato a mostrare l&#8217;orgoglio per esse.</p>
<p>Mia figlia e io abbiamo la doppia cittadinanza da lungo tempo. Oggi stó aspettando l’inclusione delle mie due nipotine.</p>
<p>Presto ho l’intenzione di portare, per lo meno Luisa, che é la piú grande, che ha giá quattro anni, la stessa etá che aveva mio zio Dante nell’arrivare in Brasile, per conoscere la nostra terra.</p>
<p>Desidero che lei conosca &#8220;in loco&#8221; la terra da dove é partita la bisnonna Luisa e che sia fiera del nome che porta, del soprannome che ha nel sangue, della storia che ho raccontato in un libro.</p>
<p>Dentro di noi c&#8217;è molto della Calabria. In essa c’é la fonte delle nostre vite e di tante altre vite di altre famiglie che sono passate, come immigrati che stimo con ammirazione e rispetto, i disagi di un’avventura senza impari. </p>
<p>Rosalie Gallo &#8211; Sao Jose do Rio Preto, 14 marzo 2010.</p>
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<p><strong>Regar minhas raízes</strong></p>
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<p>Como a maioria dos descendentes de oriundi, cresci ouvindo falar da Itália. Cresci ouvindo falar em dialeto calabrês, escondendo meu sette bello para meu avô paterno ganhar, ouvindo meu avô materno tocar violão para acompanhar o canto saudoso da terra deixada, comendo os turdije de uma avó ou rindo das teimosias de outra avó.</p>
<p>Meus avós – os quatro calabreses! &#8211;  vieram para o Brasil já casados, porém, em condições bem diversas, embora movidos pela mesma esperança.</p>
<p>Meu avô paterno havia cursado até o quarto ano de Medicina, em Nápoles e sua jovem esposa era filha única de um juiz. Ele emigrou bem antes dela. Estava no porto de Santos, vestindo seu terno claro, para recebê-la. Dante, seu primeiro filho, com quase quatro anos, precisou de tempo para se acostumar à presença do pai, de quem não se lembrava direito.</p>
<p>Meu avô materno veio como colono contratado. Trouxe com ele a esposa e seu primeiro filho, Vicenzo. Passaram pela Hospedaria, em São Paulo, e foram conduzidos a Gavião Peixoto, na região de Araraquara/SP. Dali saiu para ser proprietário de um sítio relativamente grande, perto de Pindorama/SP.</p>
<p>Instaladas as famílias nesta cidade, viram seus inúmeros filhos crescerem e acabaram se entrelaçando com o casamento de meus pais – Victório Hugo Gallo e Santa Assumpta Spina. Era o ano de 1925. E era aniversário de meu pai, 7 de outubro. Festa com todos os motivos.</p>
<p>Sou a caçula de muitos irmãos e esperei em silêncio a oportunidade de conhecer a Itália. Jamais pude imaginar que a sorte me contemplaria com muito mais que uma viagem de turismo. Viajamos, minha filha Manuela e eu, para Portugal, depois Espanha. Dali, de Barcelona, tomamos uma nave da Família Grimaldi, dos Príncipes de Mônaco, que são de origem genovesa e, depois de um dia inteiro de ansiedade, chegamos ao porto de Gênova.</p>
<p>Nossa viagem tinha que começar por esta cidade; dali tinham saído meus quatro avós. Minha forma de homenageá-los foi chegar à Itália, ao mesmo porto de onde tinham saído. E haja emoção! Pisando as pedras do cais pensava se eles não teriam pisado os mesmos lugares.</p>
<p>Nesta primeira viagem não tive oportunidade de chegar à Calábria. Paramos em Nápoles, impedidas por tempestades. Mas me prometi voltar.</p>
<p>No ano seguinte, entrei em contato com pessoas amigas que me facilitaram chegar a parentes paternos, em Scigliano, província de Cosenza. A emoção foi tão grande em reconhecer rostos e nomes que na ocasião me esqueci completamente de ter a máquina fotográfica pendurada no pescoço. Então, foi preciso voltar. E tenho voltado sempre.</p>
<p>Vou à Itália com freqüência. Mas tenho que voltar à Calábria, todas as vezes. Para uma calabresa como eu, não tem sentido ir à Itália e não ir à Calábria. É como voltar para casa e não entrar; parar no portãozinho do jardim. É deixar de sentir o calor das pessoas, o cheiro do mar calabrês, cheio de memórias. Aprendi a saborear um bom peperoncino, a beber um vinho caseiro, a presentear sopressata e ‘nduja. Aprendi a respeitar o caçador e o peixe espada caçado em Scilla, principalmente, no Estreito de Messina, ouvindo histórias fantásticas sobre o modo de caçá-lo (peixe espada não se pesca!) e, finalmente, entendi a profunda dor contida na canção de Modugno. Aprendi a conhecer essa figura legendária que se chama calabrês. Aprendi a reconhecer minhas raízes. Aprendi a mostrar orgulho por elas.</p>
<p>Minha filha e eu temos dupla cidadania há muito tempo. Hoje estou esperando a inclusão de minhas duas netinhas. Logo pretendo levar pelo menos Luísa, a mais velha que já tem quatro anos, como tinha meu tio Dante ao chegar ao Brasil, para conhecer nossa terra. Desejo que ela conheça “in loco” a terra de onde saiu sua bisavó Luisa e tenha orgulho do nome que carrega, do sobrenome que tem no sangue, da história que contei em um livro. Dentro de nós existe muito da Calábria.  Nela está a origem de nossas vidas e de tantas outras vidas de tantas outras famílias que passaram, como imigrantes a quem louvo com admiração e respeito, as agruras de uma aventura sem par.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rosalie Gallo   &#8211;   São José do Rio Preto, 14 de março de 2010.</p>
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