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	<title>BRASILE &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<description>La rete del Made in Calabria</description>
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	<title>BRASILE &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>La mia Calabria &#8230;.dal Brasile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 14:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Calabresi nel mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[João Pignataro Pereira]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>João Pignataro Pereira ?La mia Calabria &#8230;.dal Brasile? Il mio nonno materno, Agostino Angelo Pignataro, nato nel 1871, emigrò dall’Italia, più precisamente da Vacarizzo Albanese, all’epoca Comune di Rossano  (Calabria), sulla costa jonica, all’età di diciannove anni,  venne solo in Brasile, lasciando la madre vedova, Mariantonia, che avrebbe sposato un italiano di cognome Candreva, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>João Pignataro Pereira ?La mia Calabria &#8230;.dal Brasile?</h1>
<p>Il mio nonno materno, Agostino Angelo Pignataro, nato nel 1871, emigrò dall’Italia, più precisamente da Vacarizzo Albanese, all’epoca Comune di Rossano  (Calabria), sulla costa jonica, all’età di diciannove anni,  venne solo in Brasile, lasciando la madre vedova, Mariantonia, che avrebbe sposato un italiano di cognome Candreva, e una sorella, Veronica. <br />Agostino  Angelo, dopo una breve permanenza nelle piantagioni di caffè di San Carlos do Pinhal (SP), venne a Minas Gerais, intorno al 1891, per lavorare come dipendente della “The Ouro Preto Gold Mines of Brazil Limited” , azienda di capitale britannico, in <em>Passagem de Mariana</em>, considerata, in quel momento, la più importante società di estrazione dell&#8217;oro in Brasile, non solo per la produzione, ma principalmente per la tecnologia mineraria sotterranea, introdotta dagli inglesi, che a sua volta richiedeva manodopera più qualificata, che si trovava nei flussi di immigrazione europei, soprattutto italiani, tedeschi e spagnoli. <br />In <em>Compagnia da Passagem</em>,  all&#8217;esaurimento della miniera d&#8217;oro nel 1950, era una culla di professionisti eccellenti (meccanici, fabbri, falegnami, ecc.) per molte aziende negli stati di Minas Gerais e San Paolo, allora in fase di rapida industrializzazione. Molte di queste famiglie discendenti da immigrati, in <em>Passagem de Mariana</em>, andarono alla ricerca di nuove opportunitá. E per quello che so, tutti vinsero la loro sfida.</p>
<p>La mia nonna materna, Marieta Pignataro, nata nel 1878, Maria Fortunata Santoro Scarpelli, venne dall’Italia a quattordici anni, proveniente da <em>Celico</em> província di Cosenza (Calabria), sulla costa Mediterranea, accompagnata dalla madre vedova, Cecilia, e tre sorelle, Carmella, Rosa, Concetta e due fratelli, Carmine e Antonio. Si stabilirono in <em>Passagem de Mariana</em>, portati dal fratello Carmine che aveva già un avviato commercio nella colonia italiana. Ed è stato allora che i miei nonni si conobbero. Si sposarono in <em>Passagem de Mariana</em>, nell&#8217;agosto 1899, e decisero di stabilirsi a Ouro Preto, 6 km distante, con un piccolo negozio nel quartiere <em>Antônio Dias</em>. <br />Mio nonno, figura affabile ed elegante, si scoprì buon commerciante, instancabile nel compiere il dovere e nella cura dei clienti. La sua attività in Ouro Preto venne conosciuta come la bottega del “<em>Sô Angelo Pignataro</em>”. Hanno avuto undici bambini e prosperarono, anche se non potevano essere considerati ricchi, vivendo sempre di casa propria, di buona qualità, con abbondanza e gioia. Mia madre diceva che, in gioventù, era affascinata dalle serate musicali organizzate dai fratelli in casa. Ciascuno con Il proprio strumento, lei stessa suonava Il pianoforte e dipingeva molto bene.</p>
<p>In quel tempo, emigrò dall’Italia, anche un fratellastro di mio nonno, Francisco Candreva, che si stabilí in <em>Congonhas do Campos</em> (Minas Gerais) le cui famiglie hanno avuto sempre  buoni rapporti.<br />I miei nonni poterono quindi preparare i figli ad integrarsi nella classe sociale più colta, dal momento che, loro stessi hanno avuto poche opportunità di avere un’educazione scolare in Italia. <br />Degli undici figli, due si laurearono in ingegneria (Francisco e Agostinho), due  divennero medici (José e Antonio), uno farmacista (Helio), quattro commercianti (Miguel, Martinelli, Vitorino e Pedro), due maestre (Anita, ancora viva ha raggiunto l’età  ragguardevole di  novantotto anni, e Antonieta Pignataro Pereira, mia madre, giá deceduta). <br />I contatti dei miei nonni e zii con i loro parenti rimasti in Italia, frattanto,  per oltre un secolo, non sono mai venuti meno. Anche se con il passare del tempo in  veritá si sono un po’ affievoliti. <br />Nel marzo 2002 ho avuto l&#8217;opportunità di visitare questi due posti in Italia, <em>Celico </em>e <em>Vacarizzo</em>, dove ho trovato riferimenti dei miei nonni, il loro registro di nascita, le case in cui presumibilmente vivevano e  lontani parenti, che conoscevano la storia dell&#8217;emigrazione in Brasile. É stato un tuffo nelle mie radici con alto contenuto emotivo. Mi sono sentito più vicino a tutti i miei parenti di qua e di lá. In breve, una storia di famiglia, come molte altre, è vero, ma in cui sono stato testimone di atti di dedizione, altruismo, coraggio e calore umano. </p>
<p>   <br />Giovanni Pignataro Pereira &#8211; nato a <em>Passagem de Mariana</em>, 1946, laureato in Ingegneria metallurgica nella Scuola di Minas de Ouro Preto (1970). Master in International Public Policy alla SAIS, The Johns Hopkins University, Washington DC, USA (1979) . Vive a Brasilia dal 1972, avendo lavorato in CONSIDER e SIDERBRAS, all’epoca enti del governo brasiliano, con indirizzo nell’industria siderurgica. Per 5 anni, è stato professore e direttore del Corso di Relazioni Internazionali presso l&#8217;Università Cattolica di Brasilia e attualmente lavora al Ministero dello Sviluppo, Industria e Commercio Estero-MDIC, nelle questioni relative al settore siderurgico e medio-ambiente </p>
<p>[Questa testimonianza, per la maggior parte, si basa sul Cap VI- “Le Radici di Lá”, libro di mio fratello, Ing. Márcio Antônio, &#8220;Paesaggi di Passagem&#8221;, 1998] </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>João Pignataro Pereira</strong><strong> “La Mia Calábria &#8230;.dal Brasile</strong>”             </p>
<p> Meu avô materno, Agostino Angelo Pignataro, nascido em 1871, emigrou da Itália, mais precisamente, de Vacarizzo Albanese, na época, Município de Rosano, Calábria, costa jônica, quando completou dezenove anos.Veio sozinho para o Brasil, lá deixando a mãe viúva, Mariantonia, que viria a se casar com um italiano de sobrenome Candreva, e uma irmã, Verônica.</p>
<p>Agostino Angelo, depois de uma curta temporada nos cafezais de São Carlos do Pinhal (SP), veio para Minas Gerais, por volta de 1891, trabalhar como empregado da The Ouro Preto Gold Mines of Brazil,Limited, de capitais ingleses, em Passagem de Mariana, considerada a mais importante empresa de mineração de ouro no Brasil de então, não só pela produção, mas principalmente pela tecnologia de mineração subterrânea, trazida pelos ingleses , que por sua vez, demandava mão de obra mais qualificada, encontrada nas correntes de imigração européia, principalmente, italiana, alemã e espanhola</p>
<p>A Companhia da Passagem , quando do esgotamento da mina de ouro, a partir dos anos 1950, foi celeiro de excelentes profissionais (mecânicos, fundidores, marceneiros, etc.) para muitas empresas dos Estados de Minas e São Paulo, então em acelerado processo de industrialização. Muitas dessas famílias descendentes de imigrantes, em Passagem de Mariana, partiram em busca de novas oportunidades.E, pelo que sei, todas venceram.</p>
<p>Minha avó materna, Marieta Pignataro, nascida em 1878, Maria Fortunata Santoro Scarpelli, veio da Itália com quatorze anos, proveniente de Célico, Cosenza, Calábria, costa mediterrânea, acompanhada da mãe viúva, Cecília, três irmãs, Carmella, Rosa, Conchetta e dois irmãos, Cármine e Antonio. Estabeleceram-se, também, em Passagem de Mariana, trazidos pelo irmão Cármine, que foi buscá-los, na Itália, uma vez que tinha vindo primeiro para o Brasil e consolidara um comércio junto à colônia italiana da Passagem. Foi assim que minha avó veio a conhecer meu avô. Casaram-se em Passagem de Mariana, em agosto de 1899, e decidiram estabelecer-se em Ouro Preto, a 6 km dali, com um pequeno comércio, no bairro do Antônio Dias.</p>
<p>Meu avô, figura afável e respeitável, revelou-se bom comerciante. Honesto, cumpridor do dever e infatigável no atendimento de seus fregueses, seu estabelecimento ficou conhecido em Ouro Preto como o “Armazém do Sô Ângelo”. Prosperaram. Tiveram 11 filhos. E, embora não pudessem ser considerados ricos, sempre viveram em casa própria, de boa qualidade, com fartura e alegria. Minha mãe contava que, em sua adolescência, se encantava com os saraus musicais, organizados pelos irmãos em casa. Cada um em seu instrumento.Ela mesma tocava piano e pintava muito bem.</p>
<p>Emigrou-se, também, da Itália, por esse tempo, um meio-irmão de meu avô, Francisco Candreva, que se fixou em Congonhas do Campo, Minas Gerais e cujas famílias sempre mantiveram amizade.</p>
<p>Meus avós puderam, assim, preparar os filhos para integrarem uma classe social mais culta, já que, eles mesmos, pouca oportunidade tiveram de educação escolar, na Itália.</p>
<p>Dos 11 filhos, dois se formaram engenheiros (Francisco e Agostinho), dois médicos (José e Antônio), um farmacêutico (Hélio), quatro comerciantes (Miguel, Martinelli, Vitorino e Pedro), duas normalistas (Anita- ainda viva, hoje com 98 anos, e Antonieta Pignataro Pereira- minha mãe, já falecida).</p>
<p>Os contatos de meus avós e tios com seus consanguíneos que permaneceram na Itália nunca cessaram neste período de mais de um século. Foram, é verdade, tornando-se mais escassos e tênues , com o passar do tempo.</p>
<p>Em março de 2002, tive a oportunidade de conhecer estes dois lugares na Itália, Célico e Vacarizzo, onde encontrei referências desses meus avós. Seus registros de nascimento. Casas em que presumivelmente viveram. Parentes distantes, que conheciam a história da emigração para o Brasil. Foi um mergulho em minhas raízes, de grande conteúdo emocional. Senti-me mais próximo de todos meus parentes, daqui e de lá.Em suma, uma história de família, igual a muitas outras, é verdade, mas onde testemunhei gestos de dedicação, desprendimento, coragem e calor humano.</p>
<p>João Pignataro Pereira- Nascido em Passagem de Mariana, 1946, formou-se em Engenharia Metalúrgica pela Escola de Minas de Ouro Preto (1970).Mestrado em International Public Policy pela SAIS, The Johns Hopkins University, Washington-DC, EUA(1979).Mora em Brasília desde 1972, tendo trabalhado no CONSIDER e SIDERBRAS, então,entidades de governo brasileiro, voltadas à industria siderúrgica.Por 5 anos, foi professor e diretor do Curso de Relações Internacionais da Universidade Católica de Brasília e, atualmente, trabalha no Ministério do Desenvolvimento, Indústria e Comercio Exterior-MDIC, em assuntos relacionados à indústria siderúrgica e meio ambiente.</p>
<p>[Este depoimento, em sua maior parte, baseia-se no Cap VI –As Raízes de Lá , do livro de meu irmão, Eng. Márcio Antônio, “Paisagens da Passagem”,1998]</p>
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		<title>Màrcio Dayrell Batitucci</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/marcio-dayrell-batitucci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 14:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Calabresi nel mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Màrcio Dayrell Batitucci: &#8220;La mia Calabria &#8230;.dal Brasile&#8221; Resgate da história e genealogia A História da Família Batitucci, ao contrário de ter seu início nos campos Calabreses da Itália,  estranhamente,  começa aqui no Brasil,  no Porto do Rio de Janeiro, no dia 30 de maio de 1893, com a chegada dos “irmãos Calábria”, Salvatore, Francesco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Màrcio Dayrell Batitucci: &#8220;La mia Calabria &#8230;.dal Brasile&#8221;</h2>
<h2>Resgate da história e genealogia</h2>
<p>A História da Família Batitucci, ao contrário de ter seu início nos campos Calabreses da Itália,  estranhamente,  começa aqui no Brasil,  no Porto do Rio de Janeiro, no dia 30 de maio de 1893, com a chegada dos “irmãos Calábria”, Salvatore, Francesco e Giovanni, no navio Espanha, vindo de Porto de Nápoles.</p>
<p>E começa aqui no Brasil, nessa data, porque  os “irmãos Calábria”, na realidade,  eram oriundos da “Família Patitucci”,  de Spezzano Albaneze,  pertinho da cidade de Paola, Província de Cosenza, na Calábria, onde foram criados pelo velho Giuseppe Patitucci, na Via Carmine,  25.</p>
<p>Quando os três irmãos Patitucci embarcaram para o Brasil, naqueles difíceis  tempos da Itália, foram orientados para que &#8220;<em>não criassem dificuldades ou contestações</em> <em>em sua chegada e em seus primeiros contatos”,</em>  de modo a  facilitar sua aceitação e sua integração à nova terra.</p>
<p>E aí, aconteceu o que não deveria ter acontecido:  provavelmente, em seu primeiro contato  com a “autoridade” que os recebeu no Porto do Rio quando, perguntados por seus nomes,  responderam com aquele legítimo sotaque  da Calábria: Salvatore, Francesco e Giovane Patitucci!  Mas  a  “autoridade”  entendeu  “Batitucci”  e, assim,  começa  a  real  história  da  Família Batitucci  brasileira! &#8230;.</p>
<p>Na publicação &#8220;Imigrantes: <em>150 anos &#8211; Juiz de Fora&#8221;,</em> da Tribuna de Minas, em 31/ 05/2.000, podemos ler:</p>
<p><em>&#8220;&#8230;Nesse primeiro contato, ERA MUITO COMUM os nomes dos imigrantes serem aportuguesados, REGISTRADOS ERRADOS, ou RETIFICADOS, sem qualquer contestação ou correção por parte dos interessados&#8230;&#8221;.</em></p>
<p><em>          </em>E, assim, os três irmãos, em um passe de mágica, viraram Salvatore, Giovanni e Francesco  Batitucci!&#8230; </p>
<p>Na Região de Cosenza, Calábria,  de onde vieram os irmãos “Batitucci”,  por mais que se procure e se pesquise, não existe sequer um único indivíduo que tenha esse sobrenome &#8220;Batitucci&#8221;.  Em contrapartida, em várias cidades, vilas e vilarejos que fazem parte dessa Província, podem ser encontradas dezenas de pessoas com o sobrenome &#8220;Patitucci&#8221;. Uma rápida olhada nas listas telefônicas desses conglomerados habitacionais da Calábria e de Cosenza, indicam a existência de várias famílias &#8220;Patitucci&#8221;.</p>
<p>Na Certidão de Nascimento italiana do Giovanni,   o sobrenome está claramente grafado como  “Patitucci” . Quando aqui no Brasil, passou a se chamar “João”, o Giovanni alterou igualmente seu sobrenome para  “Batitucci”.</p>
<p>Assim hoje no Brasil existem as duas “Famílias Batitucci e Patitucci”, essa última oriunda de outros imigrantes vindos alguns anos depois, da mesma região  de Cosenza  e todos pertencentes à Família original  dos  Patitucci.</p>
<p>Apesar desse contratempo inicial, que dificulta bastante a conquista da cidadania italiana para os membros da Família Batitucci, não há qualquer dúvida que essa Família é a mesma das origens calabresas de Spezzano Albaneze , sendo composta inicialmente por :   </p>
<p>Giuseppe Patitucci e Lucrezia Rinaldi Patitucci, pais de:</p>
<p>1 &#8211; Salvatore Batitucci  casado com  Maria Pia dos Reis Batitucci (1º Casamento)</p>
<p>      Salvatore Batitucci casado com  Deolinda Moreira Batitucci (2º Casamento)</p>
<p>2 &#8211;  Giovanni Batitucci casado com  Elvira Augusta Batitucci</p>
<p>3 &#8211;  Francesco Batitucci casado com  Alvina Soares Batitucci</p>
<p> 1 &#8211; A IMIGRAÇÃO ITALIANA PARA MINAS GERAIS</p>
<p>Ao contrário da maioria de imigrantes que se instalaram inicialmente  nas lavouras de café de S. Paulo e outros Estados,  os três  irmãos  Batitucci  fizeram parte da grande imigração italiana que se destinou à região de Juiz de Fora-MG, nos anos de 1880 até o início do século XX.</p>
<p>Esses imigrantes italianos, Instalavam-se nessa região, em busca de uma vida melhor, fugindo de uma Itália sacudida por grandes crises políticas, econômicas e sociais, decorrentes da unificação do País, em 1870, e do processo de transição para o sistema capitalista. Cerca de 50 famílias, a maioria vinda do sul da Itália &#8211; das regiões de CAMPANIA e CALABRIA &#8211; fixaram-se na zona urbana, dedicando-se principalmente ao comércio a aos pequenos ofícios e manufaturas. A mão-de-obra desses imigrantes era empregada nas lojas, nas oficinas e nas obras.</p>
<p>Ao contrário dos demais italianos que povoaram outras regiões do País  os imigrantes que chegavam à região de Juiz de Fora,  não formaram colônias, não tinham direito a terras, nem incentivos para iniciar seus primeiros empreendimentos. A política de colonização e imigração estabelecida no Império, mudou com a aproximação da abolição da escravatura e a chegada da República. Não se pretendia valorizar e ocupar as terras com imigrantes agricultores, como no Sul.</p>
<p>A maioria dos que vieram ao final do século XIX, foi obrigada a abandonar os sonhos em sua terra natal, para sobreviver a longas jornadas em fábricas, comércios e fazendas. Seus dialetos e costumes perderam força e se misturaram aos hábitos nacionais.</p>
<p>A vida não foi fácil para esses italianos que deixaram a pátria nesse final de século. Sem trabalho, sem comida e sem dinheiro para sua sobrevivência, famílias inteiras abandonavam uma Itália afundada em crises.</p>
<p>Misturados a aventureiros imbuídos pelo sonho de &#8220;fazer a América&#8221;, muitos italianos, todos eles classificados como &#8220;vindos da Lavoura&#8221;, cruzavam as águas do Atlântico, às custas do próprio governo italiano, que lhes oferecia a passagem de ida para o Brasil e outros países do continente americano . Partiam dos Portos de NÁPOLES e GÊNOVA, enfrentando jornadas de até 20 dias, movidos pela esperança de encontrar terra e trabalho, como propagandeava o governo brasileiro, interessado principalmente na mão-de-obra estrangeira para substituir escravos nas fazendas de café, depois da abolição.</p>
<p><em>&#8220;&#8230;Entre 1826 e 1925 o total de imigração transoceânica, principalmente para as Américas e mais tarde para a Austrália, foi de DOZE MILHÕES de italianos. Como diz o economista Thomas Sowell, tratou-se do maior êxodo de um povo na história moderna </em>(Revista Secolo XXI, no. 2, Fondazione Agnelli).</p>
<p><em>Esse êxodo, foi a soma enorme de tragédias individuais que, à dor da partida da Pátria, era acrescentada a angústia do desconhecido </em>(Gli Italiani per le vie del Mondo &#8211; Luciano Segafredo).<em></p>
<p> &#8220;&#8230;Grupos de imigrantes se atropelavam no porto de Nápoles, com suas malas, despedindo-se dos parentes numa confusão enorme. O vapor com destino a Marselha, chamava com apitos estridentes. De lá, partiriam para a travessia do Atlântico em navios maiores, de acordo com o destino.<br /> Em Gênova entraram outros imigrantes, falando dialetos diferentes e trazendo no coração a mesma mistura de angústia e esperança. Acabam-se ali as divergências regionais, procuram se entender na língua comum : eram todos italianos forçados a abandonar a Pátria&#8230;</em></p>
<p><em>&#8230;No dia 5 de dezembro de 1880, o navio francês &#8221; Savoir &#8221; chegava ao Porto do Rio de Janeiro, atracando no Caes Pharoux, hoje Praça XV&#8230;&#8221;</em></p>
<p><em>(Relato de uma Imigração: &#8220;A volta do Imigrante Italiano muitos anos depois&#8221; &#8211; Ausônia Perlingeiro Carneiro &#8211; Imprensa Oficial &#8211; Niterói &#8211; 2.000)</em></p>
<p>Muitos imigrantes italianos (inclusive os irmãos Batitucci), devem ter seguido roteiro parecido com esse relato da chegada de Francesco Perlingeiro, pai da autora Ausônia Perlingeiro, de Sto. Antônio de Pádua (RJ).</p>
<p>No fim do século XIX, Juiz de Fora era conhecida como a MAIS ITALIANA das cidades mineiras, onde aportaram um sem número de famílias, como os Batitucci, Zaghetto, Frateschi, Granato, Feller, Scarlatelli, Pífano, Cavallieri, Baldi, Ciuffo, Srimarco, Fazolato, Pagy, Caiaffa, Falci, Teperini, Colucci, Carelli, Picorelli, Scafuto, Rizzo, Filizola, De Giacomo, Bargini Dottore, Repetto, Grippi, Pantaleone, Arcuri, Mazzoccoli, Ronzani, Fantini, Freguglia, Imbroinise, Zappa, Storino, etc., etc.</p>
<p>Aqui chegando, os três irmãos Batitucci começaram a exercer a sua profissão de &#8220;sapateiros&#8221;. A filha do Giovanni Batitucci, Reynalda, ainda viva, guarda uma lembrança desses primeiros tempos: uma fôrma de modelar sapatos, original, trazida da Itália.</p>
<p>Veja abaixo, fotos dessa fôrma: </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Salvatore Batitucci, após sua chegada ao Brasil, fixou residência em Sobragy-MG (Belmiro Braga), nas cercanias de Juiz de Fora. Tinha uma Pousada, com restaurante, que atendia os fazendeiros e viajantes que vinham do interior e das fazendas, para esperar os trens da Central do Brasil que paravam na estação de Sobragy. Tinha também uma pequena fábrica de calçados, onde fabricava botinas.</p>
<p>Giovanni Batitucci deslocou-se para Conselheiro Lafayette-MG, onde inicialmente trabalhou como sapateiro (&#8220;consertador de sapatos&#8221;). Depois tornou-se um pequeno fabricante de sapatos masculinos e femininos.</p>
<p>Francesco Batitucci fixou-se em Juiz de Fora-MG, trabalhando também inicialmente como sapateiro. Depois, tornou-se um &#8220;pequeno industrial&#8221;, tocando um curtume onde produzia couros tratados.</p>
<p>Essa é a História da Família Batitucci ,  única no Brasil e no mundo, depois de sua “transmutação”  vinda da  original  “Família Patitucci”  calabresa” .</p>
<p class="yiv1394140842MsoNormal"> </p>
<p>Riscatto della storia e genealogia</p>
<p>La storia della Famíglia Batitucci, non ha avuto il suo inizio nei campi calabresi d’Italia,  stranamente, inizia qui in Brasile, nel porto di Rio de Janeiro, il 30 maggio del 1893, con l’arrivo dei “Fratelli Calabria”, Salvatore, Francesco e Giovanni, con la nave Spagna, proveniente dal Porto di Napoli.</p>
<p>E inizia qui in Brasile, nella stessa data, perché i “fratelli Calabria” in realtá, erano oriundi della “Famiglia Patitucci”, di Spezzano Albanese, vicino la cittá di Paola, província di Cosenza, in Calabria, dove sono stati cresciuti dal vecchio Giuseppe Patitucci, nella Via Carmine, 25.</p>
<p>Quando i tre fratelli Patitucci inbarcarono per il Brasile, in quei difficili tempi d’Italia, sono stati orientati a “non creare difficoltá o contestazioni al loro arrivo e nei loro primi contatti”, per poter facilitare la loro accettazione e integrazione nella nuova terra.</p>
<p>E cosí, sucesse quello che non doveva succedere: probabilmente, nel loro primo contato con le “autoritá” che li hanno ricevuti nel Porto di Rio quando, hanno chiesto il loro nome, risposero con quella leggitima cadenza calabrese: Salvatore, Francesco e Giovanni Patitucci! Ma le autoritá capirono “Batitucci” e, cosí, inizia la reale storia della Famiglia Batitucci brasiliana! &#8230; </p>
<p>Nella publicazione “Imigrantes: 150 anni – Juiz de Fora”, della Tribuna di Minas, del 31/05/2000, possiamo leggere:</p>
<p><em>“&#8230;.in quei primi contatti, ERA MOLTO COMUNE “portoghesare” i nomi degli immigranti, REGISTRATI SBAGLIATI, o RETTIFICATI, senza qualsiasi contestazione o correzione da parte degli interessati &#8230;”</em></p>
<p>E, cosí, i tre fratelli, con un passo di magica, diventarono Salvatore, Giovanni e Francesco Batitucci!&#8230;</p>
<p>Nella regione di Cosenza in Calabria, da dove vennnero i fratelli “Batitucci”, per piú che si ricerca, non esiste nessuna persona che abbia il cognome “Batitucci”. Al contrario, in varie cittá, paesi e localitá della stessa província, possono incontrarsi decine di persone con il cognome “Patitucci”. Una rapida occhiata alle liste telefoniche di questi conglomerati abitazionali della Calabria e di Cosenza in specifico, indicano l’esistenza di varie famiglie “Patitucci”.</p>
<p>Nel Certificato di Nascita italiano di Giovanni, il cognome é chiaramente scritto come “Patitucci”. Quando qui in Brasile, inizió ad essere chiamato “João”, Giovanni alteró anche il suo cognome per “Batitucci”.</p>
<p><em>          </em>Cosí oggi in Brasile esistono le due “Famiglie Batitucci e Patitucci” quest’ultima oriunda di altri emigranti venuti alcuni anni dopo, dalla stessa provincia di Cosenza e tutti appartenenti alla stessa famiglia dei Patitucci.</p>
<p>Malgrado questi iniziali contrattempi, che hanno difficoltato molto la conquista della cittadinanza italiana per i membri della Famiglia Batitucci, non c’é nessun dubbio che questa Famiglia e la stessa delle origini calabresi di Spezzano Albanese, fú composta inizialmente da:</p>
<p>Giuseppe Patitucci e Lucrezia Rinaldi Patitucci, genitori di:</p>
<p>1 &#8211; Salvatore Batitucci  sposato con  Maria Pia dos Reis Batitucci (1º Matrimonio)</p>
<p>      Salvatore Batitucci sposato con  Deolinda Moreira Batitucci (2º Matrimonio)</p>
<p>2 &#8211;  Giovanni Batitucci sposato con  Elvira Augusta Batitucci</p>
<p>3 &#8211;  Francesco Batitucci sposato con  Alvina Soares Batitucci</p>
<p>1 – L’IMMIGRAZIONE ITALIANA A MINAS GERAIS</p>
<p>Al contrario della maggioranza degli emigranti che si insediarono inizialmente nelle coltivazioni di caffè di San Paulo e altri Stati, i tre fratelli Batitucci hanno fatto parte della grande emigrazione italiana insediata nella regione di Juiz de Fora (Minas Gerais), negli anni dal 1880 fino all’inizio del XXº secolo.</p>
<p>Questi emigranti italiani, si insediavono in questa regione, alla ricerca di una vita migliore, fuggendo da un’Italia scossa da grandi crisi politiche, economiche e sociali, decorrenti dall’unificazione del Paese, nel 1870, e dal processo di transizione verso il sistema capitalista. Circa 50 famiglie, la maggioranza provenienti dal Sud Italia – dalle regioni della CALABRIA e SICILIA &#8211;  si insediarono nella zona urbana, dedicandosi principalmente al commercio e all’artigianato. La mano d’opera di questi emigranti era impiegata nei negozi, nelle officine e nelle costruzioni.</p>
<p>Al contrario della maggior parte degli italiani che popolarono altre regioni del Brasile, gli emigranti che arrivarono nella regione di Juiz de Fora, non formarono colonie, non avevono diritto a terreni, e né a incentivi per iniziare i loro primi imprendimenti. La politica di colonizazzione e immigrazione stabilita dall’Impero, cambió con l’avvicinarsi dell’abolizione della schiavitú e l’arrivo della Repubblica. Non si pretendeva valorizzare e occupare le terre con agricoltori immigranti, come nel Sud del Brasile.</p>
<p>La maggioranza di quelli che vennero alla fine del XIXº secolo, é stata obligata a abbandonare i sogni nella propria terra natale, per sopravvivere a lunghe giornate in fabbriche, commerci e fazende. Le proprie abitudini e dialetti perdettero forza e si mischiarono alle abitudini nazionali. </p>
<p>La vita non é stata facile per questi italiani che lasciarono la Patria in questo fine secolo. Senza lavoro, senza mangiare e senza soldi per la propria sopravvivenza, famiglie intere abbandonavono un’Italia affondata nella crisi.</p>
<p>Mescolati a avventurieri incarnati dal sogno di “fare l’America”, molti italiani, tutti loro classificati come “provenienti dalla terra” attraversavano le acque dell’Atlantico, a spese del proprio governo italiano, che offriva il biglietto d’andata per il Brasile e altri paesi del continente americano. Partivano dai porti di NAPOLI e GENOVA, affrontando fino a 20 giornate di mare, spinti dalla speranza di incontrare terra e lavoro, come propagandava il governo brasiliano, interessato principalmente a mano d’opera straniera per sostituire gli schiavi nelle fazende di caffé, dopo l’abolizione della schiavitú.</p>
<p><em>&#8220;&#8230;tra il 1826 e il 1925 il totale dell’emigrazione trans-oceanica, principalmente per le Americhe e piú tardi per l’Australia, é stata di DODICI MILIONI di italiani. Come disse l’economista Thomas Sowell, si trattó del maggiore esodo di un Popolo nella storia moderna&#8230;” </em>(Rivista Secolo XXI, nº 2, Fondazione Agnelli)</p>
<p><em>Questo esodo, é stato la somma di enormi tragedie individuali che, al dolore dalla partenza dalla Patria, si univa l’ansia dello sconosciuto. </em>(Gli Italiani per le vie del Mondo  Luciano Segafredo).<em></p>
<p> &#8220;&#8230;Gruppi di emigranti si ammassavano nel porto di Napoli, con le loro valigie, dicendo addio ai loro parenti in mezzo a un’enorme confusione, Il piroscafo diretto a Marsiglia, chiamava all’imbarco con stridenti fischi. Di lá partivano per la traversata Atlantica con navi maggiori a seconda della destinazione. In Genova inbarcavano altri emigranti, parlando dialetti differenti portando nel cuore la stessa miscela di angustia e speranza. Finivano li le divergenze regionali, cercavano di capirsi nella lingua comune: erano tutti italiani forzati a abbandonare la Patria.</em></p>
<p><em>&#8230;Nel giorno 5 di dicembre del 1880, la nave francese &#8220;Savoir&#8221; arrivava al Porto di Rio de Janeiro, attraccando nel Molo Pharoux, oggi Piazza XV&#8230;&#8221;</em></p>
<p><em>(Relato di una emigrazione: &#8220;A volta do Imigrante Italiano muitos anos depois&#8221; &#8211; Ausônia Perlingeiro Carneiro &#8211; Imprensa Oficial &#8211; Niterói &#8211; 2.000)</em></p>
<p>Molti emigranti italiani (inclusi i fratelli Batitucci), hanno seguito lo stesso tragitto descritto dall’arrivo di Francesco Perlingeiro, padre dell’autrice Ausônia Perlingeiro, di Sto. Antônio de Pádua (RJ).</p>
<p>Alla fine del XIXº secolo, Juiz de Fora era conosciuta come la PIÚ ITALIANA delle cittá dello Stato di Minas Gerais, dove sbarcarono un certo numero di famiglie, come i Batitucci, Zaghetto, Frateschi, Granato, Feller, Scarlatelli, Pífano, Cavallieri, Baldi, Ciuffo, Srimarco, Fazolato, Pagy, Caiaffa, Falci, Teperini, Colucci, Carelli, Picorelli, Scafuto, Rizzo, Filizola, De Giacomo, Bargini Dottore, Repetto, Grippi, Pantaleone, Arcuri, Mazzoccoli, Ronzani, Fantini, Freguglia, Imbroinise, Zappa, Storino, etc., etc.</p>
<p>Qui arrivando, i tre fratelli Batitucci iniziarono a praticare la loro professione di “calzolai”. La figlia di Giovanni Batitucci, Reynalda, ancora viva, conserva un ricordo di quei primi tempi: una forma originale per modellare scarpe, portata direttamente dall’Italia.                           </p>
<p>Guarda sotto, le foto di questa forma:</p>
<p> Salvatore Batitucci, dopo il suo arrivo in Brasile, fissó la propria residenza in  Sobragy-MG (Belmiro Braga), nelle vicinanze di Juiz de Fora. Aveva una Locanda, con ristorante che attendeva i fazenderi e viaggianti che venivano dalle campagne e dalle fazende, per aspettare i treni della Centrale del Brasile che si fermavano nella stazione di Sobragy. Esisteva anche una piccola fabbrica di scarpe, che fabbricava stivali.</p>
<p>Giovanni Batitucci si transferi a Conselheiro Lafayette-MG, dove inizialmente lavoró come calzolaio. Piú tardi divenne un piccolo fabricante di scarpe per uomo e donna.</p>
<p>Francesco Batitucci si fissó in Juiz de Fora-MG, anche lui lavorando inizialmente come calzolaio.  In seguito, divenne un “piccolo industriale” conducendo una conceria che produceva pelli.</p>
<p>Questa é la Storia della Famíglia Batitucci , unica nel Brasile e nel mondo, dopo la sua “trasformazione”  venuta dall’originale  “Famíglia Patitucci”  calabrese” .</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>35° Corso per barista in Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:25:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>35º Curso de Barista de Brasília na PARLANDO ITALIANO – ESCOLA DE GASTRONOMIA DE BRASÍLIA 201 Sul – Bloco B – Loja 9 – Asa sul &#8211; Brasília – DF sexta-feira 09/04/10, das 19:00 as 22:00 sábado 10/04/10 das 09:00 as 12:30 e das 14:00 as 17:30 No intervalo serão oferecidos pratos da culinária italiana Aos participantes será oferecido gratuitamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>35º Curso de Barista de Brasília</h1>
<h1>na <strong>PARLANDO ITALIANO</strong> – <strong>ESCOLA DE GASTRONOMIA DE BRASÍLIA</strong></h1>
<p><strong>201 Sul – Bloco B – Loja 9 – Asa sul &#8211; Brasília – DF</strong> sexta-feira 09/04/10, das 19:00 as 22:00</p>
<p>sábado 10/04/10 das 09:00 as 12:30 e das 14:00 as 17:30</p>
<p><strong>No intervalo serão oferecidos pratos da culinária italiana</strong></p>
<p><strong>Aos participantes será oferecido gratuitamente</strong></p>
<p><strong>à assinatura da REVISTA ESPRESSO por um ano</strong></p>
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<p>vagas limitadas, para informações entrar em contato:</p>
<p>(61) 3425.3566 &#8211; 9971.7349</p>
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		<title>ARRIVA L&#8217;ECCELLENZA CALABRESE</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:22:37 +0000</pubDate>
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<h1>Antonello Monardo annuncia il nostro progetto al Brasile:</h1>
<div> </div>
<p>&#8220;Agora pode saber o que tem de bom a Calábria acessando “Made in Calabria – a rede das excelências calabresas” é um projeto promovido por Piero Muscari. A idéia é criar uma rede ativa entre calabreses na Itália e no Mundo, envolvendo administrações, empresas publicas e particulares e personalidades. Objetivo primário é exaltar a produção de qualidade da região, da industria ao turismo, da arte ao espetáculo&#8221;.</p>
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