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	<title>a naca &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>&#8216;A naca</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 13:17:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>La culla e il sepolcro: &#8216;a naca</h1>
<p>La lenta cadenza di una marcia funebre, il ritmo doloroso e solenne di un tamburo segnano il passo dei devoti, che nel giorno della Passione accompagnano silenziosi il Cristo: è il corteo della <strong>Naca</strong>, la celebrazione,che ogni anno, il Venerdì Santo, si svolge a Catanzaro almeno dal XVII secolo (non si esclude, tuttavia, che essa abbia avuto origine dalle ben più remote sacre rappresentazioni di epoca medioevale).<br />
?A naca in dialetto calabrese significa ?la culla?, così come ?annacare? significa cullare, dondolare: i termini, di etimo incerto, denotano comunque un movimento ondeggiante, come quello che si produce facendo oscillare la culla o dondolando tra le braccia il bambino per farlo addormentare. E ondeggiano, infatti, i portatori, quando incedono lenti, sostenendo la portantina su cui giace la statua del Cristo morto, ?a Naca, appunto; ondeggiano i ladroni sotto i flagelli dei Romani che li incalzano; ondeggia Cristo, incerto, sotto il peso della Croce; ondeggia la statua dell?Addolorata, anch?essa trasportata a spalla dai portantini, vestita di nero e trafitta in petto da sette spade, a voler significare i sette dolori della profezia di Simeone.<br />
Dalla chiesa escono i gonfaloni, gli stendardi e le croci penitenziali; a seguire, i ?cruciari? (cioè i figuranti che, portando il peso della Croce, rappresentano Cristo e i due ladroni), i gruppi religiosi e quelli laici, le autorità ecclesiastiche, la ?Naca?, la statua dell?Addolorata preceduta dalla banda, dalle autorità civili e da quelle militari, e, infine, il corteo dei fedeli. Molti dei partecipanti recano sul capo una corona di spine; fra i colori di questo evento religioso, che si svolge, con particolari differenti, in molti paesi, non solo della Calabria, predominano il nero del lutto e il rosso degli abiti talari, dei mantelli romani e di quelli del Cristo morto e del figurante che sale verso il Golgota.<br />
A Catanzaro, almeno fino ai secoli XVII e XVIII, le confraternite e le cappelle delle arti e dei mestieri, che organizzavano la processione, erano tredici; oggi non ne restano che quattro, facenti capo, ciascuna, a una diversa chiesa. Inoltre, fino agli anni Trenta del secolo scorso, vi erano più processioni nello stesso giorno, poiché ciascuna chiesa svolgeva una ?Naca? all?interno del proprio territorio; fu poi presa la decisione di congiungere le diverse  processioni in una sola, disponendo quale, di anno in anno, dovesse uscire a turno dalle quattro Chiese (quelle dell?Immacolata, del Carmine, di S. Giovanni e del Rosario). La presenza degli ordini religiosi e professionali, delle massime autorità civili e religiose, la laboriosa e accurata preparazione, la partecipazione commossa di migliaia di fedeli, la sentita adesione che da secoli viene espressa da generazioni di catanzaresi, tutto questo e altro ancora fanno di questa processione un punto fermo nella vita dell?intera comunità. Nel ?giorno del dolore?, che precede quello ?della gloria?, nella culla, che è anche bara, la vita e la morte trapassano l?una  nell?altra, nell?ambivalenza propria dei simboli e dei misteri che sostanziano da sempre la vita dell?uomo.</p>
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