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	<title>feste &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>feste &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>Le tradizioni del folclore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 12:42:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le tradizioni del folclore&#8230;. Una moda da tramandare Passando per le vie sul borgo di questa terra  sconfinata nel meriggio di un sud incandescente, ci si accorge che sul rivo che l’ attraversa e ne solca i campi, gorgogliano un mare di tradizioni. Ciuffi di essenze popolari che si incastrano bene nell’attualita’ di una vita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Le tradizioni del folclore&#8230;. Una moda da tramandare</h1>
<p>Passando per le vie sul borgo di questa terra  sconfinata nel meriggio di un sud incandescente, ci si accorge che sul rivo che l’ attraversa e ne solca i campi, gorgogliano un mare di tradizioni. Ciuffi di essenze popolari che si incastrano bene nell’attualita’ di una vita nuova seppur frenetica. Itinerari lunghi quanto il tempo trascorso dal passato al presente. Tarantelle, canti , suoni d&#8217;organetto e di mandolini,serenate d&#8217;amore e note di violini.</p>
<p>A  zonzo per la Calabria, sembra evaporare in ogni angolo che sia fabbricato ancora di vecchie pietre o di nuovi mattoni, il profumo del folclore, che e’ altresi intrinseco nell’evoluzione della vita di questo nostro meridione. Dalle montagne al mare, sembra voler riedificare mura solide, la tradizione del folk, a dimostrazione della quale la Calabria vanta della presenza nel territorio di molti gruppi. La ripresa e dunque la rinascita di questo attaccamento alla terra, alla tradizione contadina, sembra voler essere un  punto fermo per la determinazione dei valori del passato proiettati ai giorni attuali, cercando di compattare e aggregare, specie i giovani, i quali spesso non trovano sfogo , ne’ interesse , ne’ hanno alcuna conoscenza delle proprie radici. Per questa quasi indifferenza e cattiva educazione all’importanza delle tradizioni che riunite in fascio unico,  formano la storia di un popolo , spesse volte sembra quasi un oltraggio voler introdurre nel linguaggio giornaliero un soffio di lingua popolare che e’ madre di noi stessi, i cui termini piu’ stretti sembrano ormai aver lasciato campo ad un’italianizzazione “forzata”.</p>
<p>Allora, anche la societa’ piu’ giovane diventa responsabilmente conscia che una perdita d’identita’ altro non porterebbe che a un’usura della propria storia. Per questo e’ con entusiasmo che proprio la cerchia dei giovani sembra volersi riappropriare della propria storia, interpretando il passato nei canti, nei balli e nella musica e nella ricerca fatta atto pratico,con il riutilizzo di vecchi strumenti musicali ,tipici della terra. Nascono cosi’ i gruppi folk, dove oltre alla padronanza di se stessi , si riesce a creare fusioni nuove ,di comunita’ giovani, capaci di esportare nel mondo, la parte sana e bella di questa terra umile e ancora con sani principi e valori. Per questo, e’ rilevabilmente importante che da parte di tutte le istituzioni, della gente comune,  vengano sempre piu’ sostenute ed elaborate iniziate atte allo sviluppo sempre piu’ spesso delle tradizioni folcloriche in Calabria e nel mondo, dando piena valenza alla ricerca e affermazione della propria identita’ popolare.</p>
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		<title>Il Ballo dei Giganti</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/il-ballo-dei-giganti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 12:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[feste]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[ballo dei giganti]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione folkloristica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ballo dei giganti: la tradizione A meta&#8217;, tra storia e realta&#8217;, viene narrata una leggenda , che trova salde radici nel fluire semplice del tempo, diventando tradizione delle nostre terre. Sin dai tempi piu’ antichi , la Calabria tesse una delle tradizioni popolari piu’ ambite e spesso studiate da ricercatori e antropologi. Tra i tessuti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il ballo dei giganti: la tradizione</h1>
<p>A meta&#8217;, tra storia e realta&#8217;, viene narrata una leggenda , che trova salde radici nel fluire semplice del tempo, diventando tradizione delle nostre terre.</p>
<p>Sin dai tempi piu’ antichi , la Calabria tesse una delle tradizioni popolari piu’ ambite e spesso studiate da ricercatori e antropologi. Tra i tessuti della storia calabra, troviamo infatti radicata in moltissimi e diversi centri della regione , la tradizione dei “Giganti”.<br />
Tradizione vuole, che a Messina, centro di terra sicula, viveva una bella ragazza di buona famiglia, piena di virtu&#8217; e di fede cristiana, di nome Marta (in dialetto Mata). Accadde, che un gigante moro di nome Ibn-Hammar, sbarco&#8217; a Messina con i suoi uomini e senza ritegno incomincio&#8217; a depredare la citta&#8217;. Il gigante vista la bellezza di Mata, la chiese in sposa alla sua famiglia, dalla quale pero&#8217; ebbe un rifiuto. Cosi&#8217; divenne sempre piu&#8217; furioso e crudele. Marta solo pregando , cercava di resistere alla tentazione. Successivamente il re moro, si converti al cristianesimo e il suo nome si trasformo&#8217; in Grifo, che per la sua enorme statura venne chiamato Grifone. Incomincio&#8217; cosi&#8217; a vivere secondo le leggi cristiane. Infine, Marta se ne innamoro&#8217;. Cosi&#8217; Grifone, volle festeggiare il coronamento del loro amore con un grande ballo.<br />
La storia invece, lascia la propria impronta , affermando che  in realta&#8217; il ballo dei giganti sembra  avere origini aragonesi.<br />
Ma da dove provengono e cosa rappresentano questi alti fantocci?<br />
La storia, dice che queste figure disumane arrivano da lontano. Rappresentano i due antichi regnanti Mata e Grifone e durante il loro lungo cammino nel tempo si sono caricate di mito e di simboli. Mata è una regina indigena, Grifone un re turco. Grifone, il gigante maschio, è solitamente raffigurato con la carnagione nera o scura, caratterizzato da un cappellaccio nero o da un elmo argentato o da una corona piumata, grandi baffi neri a manubrio. Mata, la gigantessa, è corredata da collane variopinte, grossi orecchini, guance rosse, frutta e fiori di plastica, fischietti, medaglie dorate e piume colorate&#8230;<br />
Ancora, alcuni racconti popolari calabresi molto antichi,  narrano la storia di una regina rapita da un re venuto da molto lontano, dal mare dalla Turchia. Ma questi alti giganti li troviamo altresi’ radicati nella cultura popolare della Spagna , da dove ,  vengono in mente ambientazioni che vedono la Calabria durante la dominazione spagnola, poi ancora nel periodo delle incursioni turche e del dominio dei saraceni. Il contatto con la dominazione catalana fece pervenire in Sicilia e in Calabria questa tradizione tutt&#8217;ora fortissima in Catalogna. In realta’ i giganti , in Calabria vogliono rappresentare la liberazione dal dominio dei Saraceni, infatti il re turco, rappresenta il predatore e Mata la sua preda.<br />
Il ballo dei due giganti, altro non vuole, che  rievocare la conquista della liberta’ da parte dei calabresi rispetto alle continue sottomissione subite nel trascorrere dei secoli .  E tanto e’ identificativa e rievocativa,  la rappresentazione del rituale ballo dei due fantocci di cartapesta che  alcuni studiosi e antropologi paragonano il ballo dei giganti tra predatore e preda , alla continua lotta tra Islam e Cattolicesimo.<br />
Valutando comunque i diversi aspetti suggestivi e impressionistici, rievocati dal ballo dei giganti, e’ doveroso oggi voler ricordare che tale rituale da’ grande spessore alle feste patronali  dei vari paesi della regione, che considerano durante il giorno di festa la ballata dei giganti, lo sfogo gioioso del festeggiamento.<br />
Fu cosi’ , quindi che per diversi eventi che covano radici tra storia e leggenda che la Calabria innesta sui propri fusti la tradizione gigantara.  Si dice infatti che quando il re Gioacchino Murat, nel 1815,  venne per approdare nelle coste Calabre, doveva sbarcare sulla spiaggia della cittadina di Briatico . Quel giorno, a Briatico  piccolo borgo dell’attuale provincia di Vibo Valentia, era festa.<br />
Dunque come tradizione ,la parata mitica dei giganti. Il rullo dei tamburi, le grida, la folla, il suono della  grancassa e la vista dei giganti, spaventarono pero’  i francesi. Allora per paura che fossero incursori e assaltatori, pericolosi per la propria sicurezza ,  proseguirono nel loro viaggio piu&#8217; avanti finche&#8217; sbarcarono sulle spiagge di Pizzo Calabro.<br />
In Calabria la tradizione dei giganti fu profanata e resa a un passo dalla realta’,  da personaggi di grande carisma e imposizione ,  trai quali troviamo la figura di Mastru Miciu conosciuto in tutta la Calabria come il Re dei Giganti.<br />
Mastro Miciu è stata l&#8217;eccezione a conferma della famosa regola.<br />
Ci sono storie leggende e poi leggende fatte realta&#8217;.<br />
A San Leo di Briatico, e&#8217; qui che la leggenda si e&#8217; fatta storia di una realta&#8217; fino ai giorni nostri.<br />
Lo chiamavano “Mastru Miciu” , in origine &#8220;Fama&#8217; Domenico&#8221;. Era come una creatura delle favole .<br />
Quasi come volesse inconsciamente riprodurre nella sua forma e figura il leggendario Mangiafuoco di Collodi nella storia del burattino Pinocchio. Matro Miciu, nasce il 4 Agosto  del 1925 a Scaletta Zanglea, in provincia di Messina. Dopo la seconda guerra mondiale , arriva in Calabria. Diventa Mastro Micio dei giganti nel 1947, quando per lire 30.000, acquista dal sig. Andrea Mandaradoni di Potenzoni, frazione di Briatico, i due pupi, Mata e Grifone. La struttura era molto vecchia e malandata, cosi li porto&#8217; da un acconcia pupi per farli rimettere a nuovo.<br />
Come lui stesso raccontava, li fece restaurare dalla testa ai piedi, come si dice, tanto che volle che in faccia fossero somiglianti a lui e a sua moglie. Infatti a guardarli con attenzione , Grifone ripropone la figura di Mastro Miciu con uno stile perfettamente suo e Mata e’ la riproduzione dell’amata moglie.<br />
Il suo personaggio scomparso ormai dal dicembre 2007, e’intrinseco nella tradizione  gigantara della Calabria. I suoi giganti , a seguito di  fonti orali e visive, sono tra le  coppie di giganti piu’ antiche della Calabria, , tra gli altri ricordando anche  i giganti di Laureana di Borrello, un paese della Piana in provincia di Reggio Calabria.<br />
Pertanto venendo in Calabria non e’ assolutamente da perdere una festa che abbia oggetto l’affascinante ballo dei giganti, ormai parte della tradizione folkloristica della nostra terra e grande attrazione fortemente gradita  dagli ospiti che godono di vacanze siglate “Calabria”.</p>
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		<title>La Varia di Palmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:25:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Varia di Palmi: tradizione e sentimento Per i Palmesi, la  Varia, non e&#8217; solo una  tradizione, ma e&#8217; un profondo &#8220;sentimento&#8221;. Forse sfogliando tra le pagine della Calabria, la Varia di Palmi, e&#8217; la festa piu&#8217; importante di tutta la Calaria, un evento che racconta lo spessore e l&#8217;importanza del culto mariano, radicato fortemente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>La Varia di Palmi: tradizione e sentimento</h1>
<p>Per i Palmesi, la  Varia, non e&#8217; solo una  tradizione, ma e&#8217; un profondo &#8220;sentimento&#8221;.</p>
<p>Forse sfogliando tra le pagine della Calabria, la <strong>Varia di Palmi</strong>, e&#8217; la festa piu&#8217; importante di tutta la Calaria, un evento che racconta lo spessore e l&#8217;importanza del culto mariano, radicato fortemente in tutta la gente del meridione d&#8217;Italia.</p>
<p>E&#8217; una fusione unica tra cielo e terra, nel simbolo vivente di una bambina sospesa nell&#8217;aria , oltre i tetti delle case, quasi volendo instaurare un contatto diretto con il regno Celeste.</p>
<p>Il Carro Sacro, che e&#8217; il simbolo imperatore di tutta la festa, fu costruito nel ventesimo secolo da Peppino Militano, che con mezzi poveri, riusci&#8217; a realizzare , quella macchina che ancora oggi dopo circa cento anni di storia a Palmi, rievoca forti emozioni. Ma realmente, le origini andando a fondo nella storia, hanno radici ancora piu&#8217; antiche , fino a quando a Messina, incomincio&#8217; a fiorire la vera cristianita&#8217;. Si dice infatti che nel Settembre del 42 d. C., al ritorno di un&#8217;ambasceria che si era recata in Palestina a dare sostegno a Maria di Nazareth, fu consegnata al vescovo di Messina una lettera e una ciocca dei capelli di Maria. Piu&#8217; tardi poi, nel 1935, i messinesi che avevano fatto diventare la Madonna della Lettera loro protettrice, in occasione dei festeggiamenti per accogliere l&#8217;imperatore Carlo V, costruirono la prima macchina, che rappresentava l&#8217;assunzione di Maria in cielo e la chiamarono &#8220;Bara&#8221;, da cui derivo&#8217; poi &#8220;Vara&#8221;. Nel 1975, a Messina, vi fu un forte periodo di pestilenza che fece migliaia di vittime. I Palmesi, accorsero in soccorso dei peloretani, e cosi&#8217; in segno di riconoscenza , la citta&#8217; di Messina, volle donare alla citta&#8217; di Palmi, uno dei capelli di Maria.</p>
<p>Nel 1582, approdo&#8217; alla Marinella di Palmi, la nave che portava la reliquia, e fu dallora che tutta la popolazione elesse a gran voce protettrice e loro patrona , la Madonna della Lettera. Da allora ad ggi le figure del Sacro Carro , Animella, Padreterno, Angioletti, Apostoli, Sacerdote e &#8216;Mbuttatuti (Portatori), sono state sostituite da statue in carne e ossa , dando alla sacralita&#8217; del rito una consistenza maggiore . L&#8217;intera impalcatura alta circa 16 metri e dal peso di 200 quintali, non e&#8217; dotata di ruote, ma viene trainata dal popolo e dai &#8216;Mbuttaturi, che durante la manovra di traino cercano di tenere stabile la guida della struttura. Essi verranno divisi in gruppi di quaranta , secondo le cinque corporazioni che a Palmi rapresentavano gia&#8217; nei tempi passati i mestieri piu&#8217; diffudi: i marinai, gli artigiani, i bovari, i carrettieri e i contadini.</p>
<p>Da qui,l&#8217;antico detto popolare:</p>
<p>&#8220;Li bellizzi su a lu Scigghju, janchi e russi  a la Bagnara, li forzuti sunnu a Parmi chi si &#8216;mbuttanu la Vara&#8221;</p>
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		<title>Ballo del ciuccio</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/ballo-del-ciuccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 15:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[feste]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ballo del ciuccio Il ballo del ciuccio è un caratteristico ballo che ha luogo in diversi paesi della Calabria. Un fantoccio dalla sagoma d’asino, ricoperto di fuochi d’artificio e posto in testa ad un figurante viene fatto esplodere tra danze, musiche e suoni fragorosi. E’ un  rito propiziatorio e apotropaico (dal greco apotrópaios, che allontana la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il ballo del ciuccio</h1>
<p>Il <strong>ballo del ciuccio</strong> è un caratteristico ballo che ha luogo in diversi paesi della Calabria. Un fantoccio dalla sagoma d’asino, ricoperto di fuochi d’artificio e posto in testa ad un figurante viene fatto esplodere tra danze, musiche e suoni fragorosi.</p>
<p>E’ un  rito propiziatorio e apotropaico (dal greco <em>apotrópaios</em>, che allontana la sventura) che  solitamente chiude una festa di piazza</p>
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		<title>Le tradizioni della Quaresima</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/le-tradizioni-della-quaresima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 15:07:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tradizioni della Quaresima in Calabria Fonte: Tv2000it</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Le tradizioni della Quaresima in Calabria</h1>
<p><strong>Fonte: <a href="https://www.youtube.com/channel/UCBlms9YpWedqqtXRoi-0WUA" target="_blank" rel="noopener">Tv2000it</a></strong></p>
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		<title>Infiorata</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/infiorata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 14:56:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[feste]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infiorata di Potenzoni (VV) L’infiorata: il centro antico è suddiviso in quattro rioni ai quali sono stati attribuiti dei nomi significativi: Agave , Glicine, Torre e Chiesa, lungo le vie e i vicoli caratteristici di questi rioni vengono realizzati spettacolari tappeti, o quadri con raffigurazioni a carattere religioso interamente realizzati con petali di fiori ed [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;infiorata di Potenzoni (VV)</h1>
<p><strong>L’infiorata:</strong> il centro antico è suddiviso in quattro rioni ai quali sono stati attribuiti dei nomi significativi: Agave , Glicine, Torre e Chiesa, lungo le vie e i vicoli caratteristici di questi rioni vengono realizzati spettacolari tappeti, o quadri con raffigurazioni a carattere religioso interamente realizzati con petali di fiori ed altri materiali, rigorosamente vegetali dando vita ad uno straordinario effimero percorso colorato per il passaggio solenne della processione del corpus domini. L’<strong>infiorata</strong> ha attirato nel corso del tempo l’attenzione dei media, giornali, siti internet culturali e soprattutto reti televisive a carattere nazionale. Oggi Potenzoni è diventato ufficialmente il “<strong>Paese dell’infiorata</strong>” con tanto di cartellonistica ai limiti urbanistici del paese e segnalazioni turistiche nelle guide più rinomate. “Il nostro impegno associativo – aggiunge ancora – mira alla promozione culturale, con particolare attenzione alla valorizzazione delle nostre tradizioni, testimonianze importanti di una società dai valori sani che riconducono ad una vita sociale intrisa di sentimenti di fraternità solidale”.</p>
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		<title>Affruntata</title>
		<link>https://www.eccellenzecalabresi.it/affruntata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 13:51:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sacralita&#8217; della pieta&#8217; popolare , riesuma in Calabria tradizioni dalle forti radici. Volendo fare un’analisi antropologica , con ambientazione in un andamento storico culturale tra le genti del popolo,e’ sorprendente quasi quanto naturale,  trovare  i calabresi avvolti da una pieta&#8217; fortemente intima  e profonda quanto collettiva, legata senza nodi al filo saldo della sacralita’ [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sacralita&#8217; della pieta&#8217; popolare , riesuma in Calabria tradizioni dalle forti radici.</p>
<p>Volendo fare un’analisi antropologica , con ambientazione in un andamento storico culturale tra le genti del popolo,e’ sorprendente quasi quanto naturale,  trovare  i calabresi avvolti da una pieta&#8217; fortemente intima  e profonda quanto collettiva, legata senza nodi al filo saldo della sacralita’ della chiesa. Ma da uomini, attaccati alle figure, alle credenze , e perche&#8217; no, anche alle mitologie, i calabresi danno corpo alla loro fede con la rievocazione di riti sacri attraverso le statue dei Santi. Ben solida e forte, infatti e&#8217; la devozione verso le statue che si trovano nelle diverse chiese site in ogni piccolo paese della regione. Ed e’ proprio attraverso questo senso devoto verso l’immagine statuaria, che la fede,  viene ancor piu&#8217; incrementata e rafforzata con le celebrazioni di rituali, che diventano espressioni tangibili della riconoscenza terrena verso il cielo.</p>
<p>Uno dei riti che piu’ rappresenta la devozione verso il mistero sacrale, ripetuto in gran parte delle comunita&#8217; calabresi e&#8217; la suggestiva &#8220;Affruntata”o “Confrunta”.<br />
Giorno di Pasqua, in vari centri calabresi, a Vibo Valentia come a  Cessaniti, Briatico, Filogaso, Maierato, Arena, e altri paesi,  viene rivissuta con fede la Risurrezione del Cristo. Protagonisti della rituale, la Madonna, Cristo Risorto e San Giovanni. L’avvento della Resurrezione, viene rievocato attraverso l’immagine delle statue che per la giornata di festa lasciano la nicchia custode della chiesa e si riversano all’esterno, portate dai fedeli che le muovono  processionalmente per le vie del paese.<br />
La Madonna,afflitta e chiusa nel suo nero e straziante dolore viene posta con il suo manto luttuoso in una traversa comunicante con la via principale, dove sara’ rappresentato il rito.<br />
Altri fedeli invece accompagnano il Cristo Risorto, il quale viene posto alla fine della via maestra . San Giovanni , a spasso sulle braccia forti di altri fedeli,incomincia il suo viaggio. Alla fine della prima cala, vede  il Risorto, e  incomincia cosi’ la sua fujtina processionale e a passo deciso , si presenta all’Addolorata Maria, annunciando la Resurrezione.<br />
Ma Maria, scolpita nel cuore dal dolore, non crede al lieto annuncio dell’apostolo del Signore. San Giovanni  ,a passo piu’ marcato , torna dal Cristo. Poi ancora da Maria senza essere creduto per la seconda volta.<br />
Accade, quindi , che dopo aver veduto il Cristo Risorto, Giovanni per tre volte porta l’annuncio alla Santa Vergine, ritornando poi da Gesu’. La Madre Vergine e Addolorata, incomincia a credere alle parole di Giovanni. Spostata dai fedeli , L’Addolorata muove i primi passi e si immette sulla via principale. Incomincia a percorrere la rotta verso la Resurrezione, corre sempre piu’ veloce ammantata di nero verso il figlio , che assieme a San Giovanni le va incontro dall’altro lembo della strada. La corsa diventa sempre piu’ intrepida e veloce, finche’ all’incontro delle statue, l’Addolorata lascia il suo dolore , svelata dal manto nero nella gioia del Cristo Risorto, e veste il manto celeste della Misericordia. Nel cielo volano colombe bianche mentre l’applauso esultante della folla folgora di luce il mistero della Santa Pasqua.<br />
Le statue poi, portate dai fedeli che offrono ai Santi i loro voti, si avviano in processione per le vie del paese, nel candore di flutti di canti e preghiere popolari.<br />
E’ cosi’ che in realta’ la sacralita’ del rito del<br />
l’Affruntata, diventa la teatralizzazione della speranza, della vita vittoriosa sulla morte ,del dolore schiacciato dalla gioia e la felicita’ consacrata nel mistero dei tempi che contempla la Resurrezione del Cristo”.</p>
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