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	<title>tradizioni religiose &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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	<title>tradizioni religiose &#8211; Eccellenze Calabresi</title>
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		<title>La Vergine del Capo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 14:27:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Vergine del Capo: il culto della Madonna di Capo Colonna Nei luoghi in cui un tempo si innalzava il santuario di Hera Lacinia, sull’estrema punta del Capo, sorge oggi, insieme al faro e a una torre di avvistamento cinquecentesca, una chiesetta moderna, ma di fondazione medioevale, dedicata alla Madonna di Capo Colonna, patrona di Crotone. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>La Vergine del Capo: il culto della Madonna di Capo Colonna</h1>
<p>Nei luoghi in cui un tempo si innalzava il santuario di Hera Lacinia, sull’estrema punta del Capo, sorge oggi, insieme al faro e a una torre di avvistamento cinquecentesca, una chiesetta moderna, ma di fondazione medioevale, dedicata alla <strong>Madonna di Capo Colonna</strong>, patrona di Crotone. Al centro di questo culto mariano un’icona (di stile siriano-bizantino), del X o dell’XI secolo, raffigurante la Vergine col Bambino, ritenuta prodigiosa perché scampata, agli inizi del XVI secolo, al tentativo di distruzione da parte dei Turchi durante una delle loro frequenti scorrerie sulla costa.<br />
Già alla fine del ‘500 e agli inizi del ‘600, si era diffusa la fama della natura miracolosa del dipinto, che elargiva grazie solo se era condotto dalla cattedrale, in cui allora si trovava, al suo luogo d’origine, la piccola chiesa del Capo. Ogni volta che la pioggia, ad esempio, tardava, e solo dopo che ogni tentativo (processioni, diversi giorni di lodi, 40 ore di preghiera in cattedrale) si era rivelato inefficace, solo allora il vescovo poteva concedere, come ultima possibilità, di invocare la grazia della Madonna portandone la sacra immagine alla chiesa del Capo. La decisione di effettuare la processione era di pertinenza vescovile, ma essa si rendeva possibile solo in seguito alla formale richiesta da parte del governo cittadino.<br />
Si trattava dunque di un evento eccezionale, per il quale si promulgava un editto e si mandavano avvisi alle comunità e alle chiese vicine. Cantate prima in cattedrale otto giorni di lodi, la processione ne usciva con la sacra icona e, lasciata alle spalle la città, procedeva lungo la strada della marina in direzione di Capo Colonna. Giunti alla chiesetta, erano celebrate le 13 messe della grazia e compiute molte preghiere. Al ritorno, l’immagine era portata nella chiesa del monastero di Santa Chiara, ove rimaneva per tre giorni, circondata dalla devozione popolare. Infine, essa era restituita alla cappella della cattedrale, con grandi festeggiamenti, luminarie e spari di cannone. Molti i motivi per i quali si invocava l’aiuto della Vergine: per guarire da malattie, per ottenere la protezione da catastrofi, in caso di pestilenze, per tenere lontani i Turchi, i banditi o i demoni.</p>
<p>Ma quella preminente era la supplica relativa alla fertilità. L’azione prodigiosa della Vergine prescindeva da sesso, razza, luoghi, ceto sociale: chiunque poteva ottenere la grazia; così la Madonna del Capo diventò presto famosa per il grande numero di miracoli. La festa in suo onore ha, dunque, radici molto antiche e profonde. Oggi, la processione in Suo onore si svolge ogni anno nel mese di maggio, mese tradizionalmente legato a Maria. I riti legati alla festa hanno inizio il trenta di aprile, nel giorno in cui la copia dell’icona (denominata “quadricello”), tolta dalla cappella del duomo viene posta nei pressi della navata centrale; dopo le celebrazioni di rito, che si svolgono in diversi giorni del mese, nella terza domenica di maggio la solenne processione notturna si muove verso Capo Colonna, che dista poco meno di 15 km dal capoluogo.</p>
<p>Il Quadricello viene portato fuori dal duomo all’una del mattino; alla luce delle fiaccole, seguito dai fedeli, esso giunge dapprima al cimitero, dove il vescovo recita un’omelia, poi, alle prime luci dell’alba, alla chiesetta del Capo. Rimasta nella piccola chiesa fino al tramonto, l’icona viene imbarcata a bordo di un peschereccio (la Paranza), per essere trasportata via mare fino al porto turistico di Crotone (molo Sanità).<br />
La cerimonia è delle più suggestive: il peschereccio, magnificamente addobbato e illuminato, è seguito da altre imbarcazioni, mentre la notte si illumina dei mille colori dei fuochi pirotecnici che rischiarano tutto il viaggio via mare: una folla trepidante attende sul molo il ritorno in città della Vergine, salutato da un tripudio di fuochi multicolori. Ogni sette anni, la festa è ancora più solenne, perché il quadro portato in processione non è la copia moderna, ma l’originale: le celebrazioni sono più intense e durano più a lungo e il dipinto non viene imbarcato per il rientro, bensì trasportato su un carro trainato da buoi. La processione, dunque, non termina al Capo, ma ripercorre a ritroso la stessa via percorsa durante la notte.</p>
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		<title>Le tradizioni della Quaresima</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 15:07:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le tradizioni della Quaresima in Calabria Fonte: Tv2000it</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Le tradizioni della Quaresima in Calabria</h1>
<p><strong>Fonte: <a href="https://www.youtube.com/channel/UCBlms9YpWedqqtXRoi-0WUA" target="_blank" rel="noopener">Tv2000it</a></strong></p>
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		<title>Infiorata</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 14:56:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infiorata di Potenzoni (VV) L’infiorata: il centro antico è suddiviso in quattro rioni ai quali sono stati attribuiti dei nomi significativi: Agave , Glicine, Torre e Chiesa, lungo le vie e i vicoli caratteristici di questi rioni vengono realizzati spettacolari tappeti, o quadri con raffigurazioni a carattere religioso interamente realizzati con petali di fiori ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;infiorata di Potenzoni (VV)</h1>
<p><strong>L’infiorata:</strong> il centro antico è suddiviso in quattro rioni ai quali sono stati attribuiti dei nomi significativi: Agave , Glicine, Torre e Chiesa, lungo le vie e i vicoli caratteristici di questi rioni vengono realizzati spettacolari tappeti, o quadri con raffigurazioni a carattere religioso interamente realizzati con petali di fiori ed altri materiali, rigorosamente vegetali dando vita ad uno straordinario effimero percorso colorato per il passaggio solenne della processione del corpus domini. L’<strong>infiorata</strong> ha attirato nel corso del tempo l’attenzione dei media, giornali, siti internet culturali e soprattutto reti televisive a carattere nazionale. Oggi Potenzoni è diventato ufficialmente il “<strong>Paese dell’infiorata</strong>” con tanto di cartellonistica ai limiti urbanistici del paese e segnalazioni turistiche nelle guide più rinomate. “Il nostro impegno associativo – aggiunge ancora – mira alla promozione culturale, con particolare attenzione alla valorizzazione delle nostre tradizioni, testimonianze importanti di una società dai valori sani che riconducono ad una vita sociale intrisa di sentimenti di fraternità solidale”.</p>
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		<title>Affruntata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 13:51:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sacralita&#8217; della pieta&#8217; popolare , riesuma in Calabria tradizioni dalle forti radici. Volendo fare un’analisi antropologica , con ambientazione in un andamento storico culturale tra le genti del popolo,e’ sorprendente quasi quanto naturale,  trovare  i calabresi avvolti da una pieta&#8217; fortemente intima  e profonda quanto collettiva, legata senza nodi al filo saldo della sacralita’ [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sacralita&#8217; della pieta&#8217; popolare , riesuma in Calabria tradizioni dalle forti radici.</p>
<p>Volendo fare un’analisi antropologica , con ambientazione in un andamento storico culturale tra le genti del popolo,e’ sorprendente quasi quanto naturale,  trovare  i calabresi avvolti da una pieta&#8217; fortemente intima  e profonda quanto collettiva, legata senza nodi al filo saldo della sacralita’ della chiesa. Ma da uomini, attaccati alle figure, alle credenze , e perche&#8217; no, anche alle mitologie, i calabresi danno corpo alla loro fede con la rievocazione di riti sacri attraverso le statue dei Santi. Ben solida e forte, infatti e&#8217; la devozione verso le statue che si trovano nelle diverse chiese site in ogni piccolo paese della regione. Ed e’ proprio attraverso questo senso devoto verso l’immagine statuaria, che la fede,  viene ancor piu&#8217; incrementata e rafforzata con le celebrazioni di rituali, che diventano espressioni tangibili della riconoscenza terrena verso il cielo.</p>
<p>Uno dei riti che piu’ rappresenta la devozione verso il mistero sacrale, ripetuto in gran parte delle comunita&#8217; calabresi e&#8217; la suggestiva &#8220;Affruntata”o “Confrunta”.<br />
Giorno di Pasqua, in vari centri calabresi, a Vibo Valentia come a  Cessaniti, Briatico, Filogaso, Maierato, Arena, e altri paesi,  viene rivissuta con fede la Risurrezione del Cristo. Protagonisti della rituale, la Madonna, Cristo Risorto e San Giovanni. L’avvento della Resurrezione, viene rievocato attraverso l’immagine delle statue che per la giornata di festa lasciano la nicchia custode della chiesa e si riversano all’esterno, portate dai fedeli che le muovono  processionalmente per le vie del paese.<br />
La Madonna,afflitta e chiusa nel suo nero e straziante dolore viene posta con il suo manto luttuoso in una traversa comunicante con la via principale, dove sara’ rappresentato il rito.<br />
Altri fedeli invece accompagnano il Cristo Risorto, il quale viene posto alla fine della via maestra . San Giovanni , a spasso sulle braccia forti di altri fedeli,incomincia il suo viaggio. Alla fine della prima cala, vede  il Risorto, e  incomincia cosi’ la sua fujtina processionale e a passo deciso , si presenta all’Addolorata Maria, annunciando la Resurrezione.<br />
Ma Maria, scolpita nel cuore dal dolore, non crede al lieto annuncio dell’apostolo del Signore. San Giovanni  ,a passo piu’ marcato , torna dal Cristo. Poi ancora da Maria senza essere creduto per la seconda volta.<br />
Accade, quindi , che dopo aver veduto il Cristo Risorto, Giovanni per tre volte porta l’annuncio alla Santa Vergine, ritornando poi da Gesu’. La Madre Vergine e Addolorata, incomincia a credere alle parole di Giovanni. Spostata dai fedeli , L’Addolorata muove i primi passi e si immette sulla via principale. Incomincia a percorrere la rotta verso la Resurrezione, corre sempre piu’ veloce ammantata di nero verso il figlio , che assieme a San Giovanni le va incontro dall’altro lembo della strada. La corsa diventa sempre piu’ intrepida e veloce, finche’ all’incontro delle statue, l’Addolorata lascia il suo dolore , svelata dal manto nero nella gioia del Cristo Risorto, e veste il manto celeste della Misericordia. Nel cielo volano colombe bianche mentre l’applauso esultante della folla folgora di luce il mistero della Santa Pasqua.<br />
Le statue poi, portate dai fedeli che offrono ai Santi i loro voti, si avviano in processione per le vie del paese, nel candore di flutti di canti e preghiere popolari.<br />
E’ cosi’ che in realta’ la sacralita’ del rito del<br />
l’Affruntata, diventa la teatralizzazione della speranza, della vita vittoriosa sulla morte ,del dolore schiacciato dalla gioia e la felicita’ consacrata nel mistero dei tempi che contempla la Resurrezione del Cristo”.</p>
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